«Festa di San Ciriaco, guardiamo
al futuro con impegno e speranza»

ANCONA – In occasione delle celebrazioni patronali è il messaggio rivolto ai fedeli dall’arcivescovo Angelo Spina che questa mattina presiederà la messa un cattedrale

Mons. Angelo Spina

«La ricorrenza della festa di San Ciriaco è un richiamo per tutti a guardare con impegno e speranza il futuro. Conosciamo bene la vita del santo che aiutò la regina Elena a ritrovare la croce a Gerusalemme e subì il martirio sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata nel 363. Il suo corpo, che era a Gerusalemme, venne donato alla città di Ancona dall’imperatrice Galla Placidia nel 418. La vita di san Ciriaco è segnata dalla croce ritrovata, poi abbracciata, in quanto si convertì e si fece battezzare, e infine testimoniata con il sangue del martirio. La sua vita è stata costruita su solide basi da non temere le intemperie, come ricorda il Vangelo». Esordisce così il messaggio rivolto ai fedeli dall’arcivescovo di Ancona-Osimo, mons. Angelo Spina in occasione delle celebrazioni in onore del santo patroni di Ancona.

«San Ciriaco, dopo la conversione ha posto in Gesù, crocifisso e risorto, ogni speranza e sulla sua parola ha costruito la sua esistenza per resistere alle tempeste e per trovare nuova vitalità, serenità e forza nella prova. – prosegue il presule – Partendo dalla sua testimonianza, la Croce è per noi necessaria ed essenziale. Lo è anche per chi non è credente, perché su quella croce muore un giusto che non fa violenza, che non odia, che non ha risentimento ma che perdona, dona pace e parole di conforto a chi sta morendo accanto a lui. Un mondo senza croce sarebbe un mondo senza speranza. Solo la croce pone fine a ogni vendetta, a ogni odio, a ogni violenza. Nella croce risplende la bellezza dell’amore e dell’amare. È una cattedra da cui tutti dobbiamo prendere insegnamento, ancor più in questo momento difficile della storia di tutta l’umanità. La domanda che dobbiamo porci è: su chi stiamo costruendo la nostra casa, la casa comune? È chiaro che se non viene costruita su basi solide c’è il rischio che venga travolta da un crollo rovinoso che lascia soltanto macerie. I segnali che vediamo sono allarmanti: crisi a causa delle guerre, crisi demografica, crisi abitative».

Per l’arcivescovo Spina «sono in molti a denunciare le crepe preoccupanti dell’organizzazione della sanità e l’avanzare di una mentalità repressiva che cerca la vendetta piuttosto che il recupero, del voler imporre il diritto della forza sugli altri. Di fronte alle crepe che minacciano la stabilità della casa comune, oggi si fanno avanti coloro che riconoscono nella fede cristiana un fondamento necessario per la speranza e una motivazione decisiva per l’impegno. La casa non cade perché ci sono persone che si fanno avanti per aggiustarla e renderla abitabile. Sono tante e non si fanno pubblicità, vivono nell’anonimato, e alcune di queste persone, nel giorno della festa di San Ciriaco, riceveranno le benemerenze del “ciriachino”, perché nel mondo opaco hanno acceso una luce di bene e di solidarietà».

«La casa non cade perché ci sono i responsabili delle istituzioni, i sindaci, le forze dell’ordine, i magistrati, gli imprenditori, i medici, gli educatori, le donne e gli uomini lavoratori, gli anziani, gli adulti e i giovani, che ogni giorno si fanno avanti per mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo. – sottolinea mons. Angelo Spina – La casa non cade perché c’è la convinzione che vale la pena di considerare la vita come vocazione a servire, piuttosto che come pretesa di essere serviti. Non cade perché ci sono uomini e donne che credono, che pregano, fieri di fare il bene, che trovano insopportabile il malaffare e l’indifferenza, l’egoismo e la rassegnazione. La casa non cade perché sull’esempio di San Ciriaco, nell’ascoltare il Vangelo, risuona forte la frase: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16,24-25). San Ciriaco ci guidi e ci protegga ogni giorno per costruire le nostre comunità vive, accoglienti, solidali, salde sulla roccia» conclude l’arcivescovo di Ancona-Osimo che la mattina del 4 maggio, festa del patrono di Ancona, alle 10.30 nella cattedrale di San Ciriaco presiederà la funzione religiosa con le autorità civili e militari.

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