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Hacker dei bancomat
ruba alle banche
oltre 100mila euro

INDAGINE – Indagato un insospettabile tecnico informatico. “L’ho fatto per debiti di gioco” ha confessato l’uomo, scoperto dalla polizia postale. Colpiti diversi sportelli degli istituti di credito locali nelle province di Ancona e Macerata
mercoledì 9 agosto 2017 - Ore 17:00
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Preso dal demone del gioco, per colmare l’insaziabile fame di denaro ha fatto ricorso alle sue capacità di tecnico informatico e addetto alla manutenzione dei bancomat diventando un hacker. Grazie ad un complesso sistema di software riusciva a “piratare” gli sportelli ATM e frodare le banche per cui lavorava. Così negli anni ha messo insieme un bottino accertato di 100mila euro. Scoperto dalla polizia postale dopo due anni di indagini coordinate dal sostituto procuratore Ruggiero Dicuonzo, è stato proprio il professionista, un 40enne padre di famiglia, a confessare tutto, cercando di giustificarsi con il vizio del gioco d’azzardo. Le prove raccolte dagli agenti della polizia postale diretti dalla dottoressa Cinzia Grucci dimostrano che l’uomo dal 2015 è riuscito a sottrarre agli istituti di credito locali circa 100mila euro, ma la somma rubata potrebbe essere maggiore, perché le banche lamentano ammanchi di denaro già a partire dal 2012. Ora il tecnico informatico è accusato di accesso abusivo, frode informatica e appropriazione indebita. L’indagine è scattata dopo la denuncia in diverse stazioni dei carabinieri di Ancona e Macerata di alcuni istituto di credito locali che hanno segnalato inspiegabili perdite di denaro. Inizialmente si è pensato a furti subiti dai funzionari, poi ad inizio del 2015 la polizia postale viene incaricata di fare luce sul funzionamento dei bancomat. Da qui è partita una difficile indagine per risalire all’intera filiera di fornitori di hardware e software delle macchine ATM delle filiali, per scoprire le anomalie e individuare i responsabili. Dall’analisi di un disco rigido di uno dei bancomat sono state trovate le tracce di accessi da remoto. Da qui, grazie all’indirizzo IP del computer di accesso, gli agenti sono risaliti alla ditta delle manutenzioni delle macchine e alla postazione precisa di uno dei due tecnici impiegati. Con un complesso sistema di software, installato sui bancomat durante le manutenzioni di routine, l’uomo era in grado di far erogare le banconote a comando, controllando la macchina dal suo computer di lavoro, a sua volta telecomandato da pc portatile e smartphone. Il tecnico riusciva così a prelevare piccole somme (nell’ordine di alcune centinaia di euro per volta), facendo attenzione a non colpire più volte lo stesso bancomat per non dare nell’occhio e ovviamente scegliendo gli sportelli che sapeva essere scoperti dalle telecamere. L’intera operazione veniva poi cancellata dalle memorie dei bancomat, che quindi si ritrovavano più leggeri, senza saper dare spiegazioni. Un sistema praticamente infallibile, messo in atto senza scrupolo perché l’uomo era convinto di frodare la banca, senza rubare direttamente dalle tasche dei clienti dell’istituto di credito. Nell’intera frode infatti, nessuno dei correntisti è stato derubato, i prelievi ai bancomat sono continuati regolarmente senza perdere un euro. Insomma, si è sentito un moderno Robin Hood, però senza donare ai poveri, anzi. I suoi prelievi infatti sono serviti ad alimentare i debiti di gioco, come ammesso dall’indagato, ascoltato oggi nell’interrogatorio a conclusione delle indagini. Per rafforzare le prove raccolte dai computer, gli investigatori della polizia postale hanno anche confrontato i tabulati delle celle telefoniche e i percorsi registrati dal Telepass che hanno confermato la presenza del tecnico sui luoghi dei furti e infine è infine stata disposta dal pm la perquisizione a casa del professionista, con il sequestro del pc portatile che ha definitivamente chiarito gli orari e gli accessi al software pirata. Il tecnico, oltre a dover difendersi dalle accuse in tribunale, è stato anche licenziato dalla sua ditta.

(E. Ga.)

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