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Si consolida la ripresa nelle Marche,
crescono lavoratori ed investimenti

ANCONA - È l'analisi che emerge dalla XXXI classifica annuale delle imprese marchigiane della Fondazione Merloni. Per la prima volta non c'è Indesit, ormai Whirpool. Primo posto ad Ariston Thermo. Clementoni best performance: attraversati i dieci anni di crisi sempre con il segno più. L'ad Giovanni Clementoni lancia la sfida alle banche: «Tornino a credere in progetti e uomini»
venerdì 13 Ottobre 2017 - Ore 20:33
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La presentazione della classifica delle imprese marchigiane da sx Iacobucci, docente Univpm, Francesco Merloni, presidente della Fondazione, Valeriano Balloni ideatore della classifica

 

Adolfo Guzzini e Giovanni Clementoni

 

di Agnese Carnevali

Per la prima volta in trentuno anni non c’è Indesit Company in testa alla classifica delle 500 aziende marchigiane stilata dalla Fondazione Aristide Merloni. Ormai Whirpool, l’industria di elettrodomestici non è contemplata nell’indagine annuale. Primo posto conquistato da Ariston Thermo. «Certo ci fa piacere essere al primo posto, ma non sono contento che non ci sia più Indesit perché incorporata da un altro gruppo, non è una bella cosa per la nostra famiglia e non lo è per il nostro territorio anche se l’importante è che si continui a lavorare». Così Francesco Merloni, presidente della Fondazione  e fondatore di Ariston apre la presentazione della classifica delle imprese marchigiane del 2017. La prima della storia a svolgersi alla sede di Confindustria Ancona (ormai Marche Nord). A fare gli onori di casa, il presidente Claudio Schiavoni. «Il fatto che abbiate scelto Confindustria per parlare dello stato di salute del tessuto economico marchigiano ci onora. Non era mai avvenuto prima» apre i lavori Schiavoni. «È stata una scelta precisa  − afferma Merloni − anche se vorrei che questa fosse Confindustria Marche, una sola un’aspirazione che ho da oltre vent’anni e che speravo ora si potesse realizzare». L’aggregazione, la capacità di associarsi uno dei punti chiave dell’intervento dell’ex ministro. Strategia che dovrebbero applicare anche le piccole imprese che «dovrebbero mettersi insieme per superare le sfide future».

Donato Iacobucci, direttore scientifico dello studio sulla classifica delle imprese marchigiane e docente alla Politecnica

LO STATO DI SALUTE DELL’IMPRESA MARCHIGIANA

Ad emergere dallo studio della fondazione, oltre alla consueta classifica annuale, la situazione economica delle Marche, fotografata nel 2016 e descritta dal direttore scientifico della ricerca e docente della Politecnica Donato Iacobucci e dall’ideatore dell’indagine, nata 31 anni fa, Valeriano Balloni. Nel 2016, dunque, si consolida nelle Marche la ripresa, anche se a ritmi contenuti (+ 3,6%), crescono i tre quarti delle 500 imprese considerate nella classifica. A dare conferma dei segnali positivi, sottolinea Iacobucci, anche la crescita degli occupati (+3,4%), «una crescita qualificata, crescono in media più gli impiegati degli operai», la ripresa degli investimenti (+6,2%) ed il ritorno della redditività ai livelli pre-crisi.
Nell’analisi dei settori produttivi vanno bene le Macchine e gli Apparecchi elettrici ed elettronici, che beneficiano della ripresa degli investimenti (anche a seguito delle agevolazioni fiscali). Bene anche le imprese del mobile e dell’arredo (anche in questo caso la domanda interna è stata stimolata da incentivi fiscali). In leggera riduzione i settori della moda (calzature e abbigliamento) che scontano una domanda interna depressa e problematiche ancora non risolte su alcuni mercati esteri (Russia in particolare per quanto riguarda le calzature). Le informazioni sull’andamento in corso nel 2017 sembrano confermare le tendenze manifestatesi nel 2016, sia per l’entità della ripresa (debole ma comunque positiva), sia per le differenze settoriali. Il manifatturiero torna ad essere il traino dell’economia, anche se deve recuperare un gap di produttività che rimane ancora elevato rispetto alla media nazionale. «Per accelerare la crescita le imprese dovranno puntare sempre di più sulla crescita esterna piuttosto che su quella interna − spiega Iacobucci − attraverso processi di acquisizione e aggregazione di imprese esistenti e sul fronte dell’innovazione. Indispensabile inoltre nuovi modelli di governance. Non si tratta di superare il modello di proprietà e controllo familiare tipico delle imprese italiane e di molte imprese marchigiane, ma di adeguarlo alle nuove necessità, attraverso una più chiara definizione dei ruoli fra proprietà e direzione». Strategie messe in atto, ad esempio, da Clementoni, giudicata la Best performace 2016.

Giovanni Clementoni, ad dell’omonima azienda

CLEMENTONI BEST PERFORMANCE

Sedicesima nella classifica generale, nella stessa posizione dell’anno precedente (2015), decima in Europa nel settore, l’azienda che produce giocattoli educativi, è in crescita continua da dieci anni, attraversando gli anni della crisi sempre con segno positivo. La sua icona, il Sapientino, che quest’anno spegne 50 candaline, e che ha resistito, modernizzandosi al cambiare dei tempi. Come? A spiegarlo l’ad dell’azienda, Giovanni Clementoni. «La nostra è un’esperienza consolidata da 54 anni, ma gli ultimi dieci anni sono stati fondamentali. Siamo riusciti ad arrivare fino a qui grazie all’eredità lasciata da mio padre: un progetto possibile, dal punto di vista di prodotto ma anche del dare valore a ciò che si fa, perché una cosa è fare giocattoli un’altra fare giocattoli educativi. Sapientino è stata l’idea principe che ha spinto mio padre ad iniziare, avevo 5 anni e ricordo il bozzetto di Minuti, un cartonista maceratese. Sapientino è ancora lui, ma abbiamo dovuto imparare a fare cose nuove. Ma mio padre avuto lungimiranza anzitempo − racconta Clementoni −. Già nel ’94-’95 ha cambiato l’assetto organizzativo interno, inserito manager e predisposto l’azienda ad un cambio generazionale programmato. Oggi abbiamo 600 dipendenti, molti giovani che stanno in azienda per inventare giocattoli per la prima infanzia, giochi scientifici. Tutti i processi di innovazione sono interni e collaboriamo con Università e Miur».

Dal caso specifico ad una panoramica generale dell’impresa marchigiana. «La sensazione di ripresa c’è − conferma −. Registriamo che è finito un certo tipo di credito alle imprese perché non ci sono più un certo tipo di banche. In passato le banche hanno contribuito alla dinamica positiva della nostra economia poi qualcosa si è rotto. Quel credito non esiste più. Oggi le banche locali sono in grado di dare soldi a chi li ha, un tempo si sono prese le responsabilità di puntare su progetto su degli uomini ed ha funzionato. Se le banche vogliono lavorare sul territorio come dicono devono tornare a credere nei progetti».

LA CLASSIFICA – LE PRIME DIECI

Ariston Thermo

Tod’s

Biesse

Acraf

Profilglass

Elica

Carnj società cooperativa

Imac

IGuzzini Illuminazione

Bag

 

 

 

 

 

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