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«Sei la vergogna della sanità»:
l’ex dg Asur Ciccarelli
porta in tribunale Dino Latini

ANCONA – È iniziato oggi il processo che vede imputato per diffamazione l’ex sindaco di Osimo Dino Latini, ritenuto dalla procura il responsabile dell’affissione di un manifesto pubblico rivolto contro il dirigente sanitario sulla questione dell’ampliamento del pronto soccorso dell’ospedale locale
lunedì 23 Ottobre 2017 - Ore 17:25
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Il tribunale

Questione sanità di Osimo, l’ex direttore generale dell’Asur Marche Piero Ciccarelli porta in tribunale Dino Latini. L’ex sindaco ed ex consigliere regionale deve rispondere dell’accusa di diffamazione perché, secondo la procura, avrebbe ordinato la creazione di un grosso manifesto, poi esposto in via Aldo Moro, contro il dirigente della sanità regionale sul caso della stasi dell’ampliamento del pronto soccorso dell’ospedale osimano. Il processo per l’esponente delle Liste Civiche è iniziato oggi davanti al giudice Tiziana Fancello con l’ammissione delle prove.  Il cartellone, della grandezza di 6×3 metri, era comparso pubblicamente nell’aprile 2013, un periodo infuocato dal punto di vista del dibattito politico, incentrato sul precario destino dell’ospedale locale.

Il manifesto comparso in via Aldo Moro, a Osimo nell’aprile del 2013

Questo il testo apparso nella gigantografia finita sotto la lente degli inquirenti: «Piero Ciccarelli, sei la vergogna della sanità! Vuoi far chiudere l’ospedale di Osimo, ma noi ti abbiamo fregato. L’Amministrazione Comunale mette i soldi per l’ampliamento del pronto soccorso e in futuro farà pure altro, ma non farà chiudere l’ospedale». Le parole era state suggellate dai sei movimenti politici a sostegno delle Liste Civiche cittadine. All’epoca, erano stati i carabinieri osimani a indagare sull’accaduto, arrivando fino a Latini. «Anche se con quel manifesto non c’entro nulla – ha detto l’ex sindaco – mi sono assunto la responsabilità morale di quel cartello, dato che c’era anche il simbolo delle Liste Civiche. Però, io sono tranquillo, perché con quelle parole non c’entro. E poi, in quel periodo ero relegato a casa per un incidente ad una gamba».

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