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Il premio AdMed alla voce dissidente
della turca Asli Erdogan

ANCONA – La consegna del riconoscimento nell'ambito del Festival Adriatico Mediterraneo per il suo impegno per la libertà di parola i diritti civili
venerdì 27 Ottobre 2017 - Ore 20:35
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Asli Erdogan alla Loggia dei Mercanti per la consegna del premio Adriatico Mediterraneo 2017

di Giampaolo Milzi

L’augurio più bello ricevuto ad Ancona, assieme alla consegna del “Premio 2017 per il suo impegno per la libertà di parola e i diritti civili in Turchia”, è che lei non si pieghi e trovi dentro se stessa la forza di ricominciare a scrivere. Dopo la dura persecuzione, che l’ha vista anche finire dietro le sbarre per 4 anni, subita nella sua terra madre amatissima, anche se da un paio d’anni molto amara. Lei, giovedì sera alle 18,30 sul palco della Loggia dei Mercanti, circondata da un abbraccio di ammirazione, attenzione e solidarietà, è Asli Erdogan, nata 50 anni fa ad Istanbul, scrittrice nota a livello mondiale (i suoi libri sono stati pubblicati in 21 Paesi), intellettuale e attivista per la libertà, quella per tutti, pura, fondamentale, scevra da discriminazioni di sorta, senza se e senza ma. La targa ricevuta dalle mani della sindaca Valeria Mancinelli, che le ha espresso tutta la sua stima, vicinanza e affetto, è il premio, molto significativo, che gli organizzatori del Festival Adriatico Mediterraneo (domani la giornata conclusiva nel capoluogo marchigiano) assegnano nel corso di ogni edizione della manifestazione ad un ospite, una personalità di rilievo. In un ambito, quello dei diritti civili appunto, in cui Ancona vuol continuare ad essere Porta d’Oriente aperta, accogliente, tollerante.
Già, la forza di ricominciare a scrivere. Perché, come ha scritto il giornalista Marco Ansaldo proprio giovedì su Repubblica, in un’intervista ad Asli Erdogan (in cui riferiva della sua presenza ad Ancona), “il carcere ti succhia l’anima, ti prosciuga, è uno shock. La notte non dormo: aspetto ancora che arrivi la polizia. Di giorno fatico ad organizzarmi. In cella è stata molto dura e lo è ancora adesso”.
L’incontro pubblico in una Loggia dei Mercanti illuminata anche dai riflettori di RAI 3 Marche, è stato presentato da Andrea Nobili, Garante regionale per i diritti dell’infanzia e l’adolescenza (tra le varie attività della scrittrice, oltre quella di ricercatrice scientifica, anche il volontariato in progetti dedicati ai bambini di strada e alle famiglie di carcerati). Ansaldo ha citato alcune delle dichiarazioni rese da quella che è considerata una delle voci più importanti della letteratura turca.

Asli Erdogan ritira il premio dal sindaco Valeria Mancinelli

Al pubblico foriero di tante domande, Asli Erdogan ha risposto con un filo di voce a proposito dell’esperienza che l’ha marchiata nel corpo e nello spirito, sull’attuale situazione politica nella Turchia e sulle prospettive del suo Paese nello scenario internazionale. Da tempo sostenitrice della causa curda, è stata imprigionata, come migliaia e migliaia di connazionali – tra questi intellettuali, giornalisti, professori, politici d’opposizione, sindacalisti – dopo il 16 agosto 2016, giorno del fallito colpo di stato in Turchia, giorno che ha segnato l’impennata della deriva antidemocratica, poliziesca e repressiva voluta dal presidente Recep Tayyip Erdoğan. Asli Erdogan è stata tra i primi ad essere arrestata, già il 17 agosto, assieme ad altri 22 giornalisti, come lei, del quotidiano filo-curdo “Ozgür Gürdem”. Le accuse? “Propaganda terroristica”, “appartenenza a un’organizzazione terrorista” e “incitazione al disordine”. Accuse figlie – ha detto lei ad Ansaldo – “di un pensiero unico in Turchia che mi spaventa. A volte la situazione attuale mi ricorda la Germania degli anni Trenta. E non è necessario che mettano dei campi di concentramento per fare un paragone con il passato”. Accuse ancora in piedi, visto che dovrà tornare ad Istanbul per la nuova udienza del processo che potrebbe concludersi con una condanna addirittura all’ergastolo.
Quest’anno è uscito per la Garzanti “Neppure il silenzio è più tuo,” la raccolta degli articoli mediatici di Asli Erdogan contro le autorità governative che sono stati la reale causa della sua prigionia. Liberata il 29 dicembre scorso, anche grazie agli appelli della comunità intellettuale internazionale, ora Asli Erdogan, alla quale è stato restituito il passaporto, aspetta “di ritirare tutti gli altri premi che via via mi venivano assegnati. Se sarà possibile”. Tra questi, il Premio Tucholsky, un riconoscimento agli scrittori che combattono per la libertà di pensiero e di espressione, conferitole nel settembre 2016 dal PEN Svezia. Anche in Italia la Erdogan ha trovato conforto, comprensione, sostegno. Lo stesso ad Ancona. Alla vigilia del suo arrivo in città si è dichiarata “molto onorata di ricevere il Premio di Adriatico Mediterraneo”. E da alcune autorità e istituzioni delle varie realtà del tessuto civile, sociale ed economico anconetano, tra cui l’Amministrazione comunale (coorganizzatrice di AdMed), la Camera di Commercio e la Confcommercio, ha ricevuto messaggi di incoraggiamento e promesse di sostegno. Troppo preziosa la sua voce per restare flebile, fondamentale che torni il più presto possibile a divulgare, con toni e contenuti alti, parole in libertà e di libertà.

Nicola Piovani e Alessio Boni per il Festival AdMed d’autunno

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