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Traffico, incidenti e
vittime della strada:
Ancona tra le città più pericolose

CLASSIFICA - L'analisi Italia Green di Legambiente e Ambiente Italia boccia la mobilità dorica: poche biciclette e troppi infortuni, anche mortali, con un'incidenza di 7 feriti ogni mille abitanti. Nel complesso, la città si piazza al trendaduesimo posto dell'analisi che assegna punteggi per energia, rifiuti e servizio idrico
lunedì 30 Ottobre 2017 - Ore 21:03
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Traffico in via Bocconi, foto d’archivio

 

di Agnese Carnevali

Italia verde, Ancona si piazza 32esima nella classifica dell’Ecosistema urbano stilata in base ai parametri di Legambiente ed Ambiente Italia, che passa in rassegna i 104 capoluoghi italiani. Migliora la qualità dell’aria, vanno malissimo i comportamenti degli automobilisti sulle strade della città. E’ la fotografia di Ancona scattata dal monitoraggio dell’indagine annuale. Cinque le macro aree monitorate: qualità dell’aria, utilizzo dell’acqua, gestione dei rifiuti, mobilità ed energia per definire quanto i capoluoghi italiani siano green. Ancona si piazza bene con la sua percentuale di 56,44 nel quadro italiano, ma è la meno ecologica delle colleghe marchigiane, davanti solo ad Ascoli Piceno (41esima), dietro a Macerata, la migliore con il suo settimo posto e Pesaro (24esima).

I dati sono relativi alle rilevazioni effettuate, per ognuno dei cinqie parametri, suddivisi in indicatori, nel 2016 ed Ancona oscilla sempre intorno alla metà classifica. Le migliori performance, nei giorni in cui riaffiora il problema delle polvere sottili, stanno proprio negli indicatori relativi alla qualità dell’aria, mentre la città precipita in fondo alla classifica quando si parla di mobilità e viabilità, in particolare per l’incidenza dei sinistri stradali.

Qualità dell’aria. Nell’analisi di dettaglio, per quanto riguarda la qualità dell’aria, le pm10 continuano ad essere la spina nel fianco del capoluogo: 62esima ex aequo con Caltanissetta con un valore medio di pm10 pari a 25,6 μg/mc registrato dalle centraline – senza contare che oggi punto di riferimento sono anche le pm2,5 che l’indagine non contempla. Ma alle voci “emissioni pericolose” e  “superamenti nocivi”, la città recupera posizioni. Trentaquattresima rispetto al primo parametro che valuta la presenza di biossido di azoto registrato dalle centraline urbane, pari a 25 μg/mc, Ancona scala altre quattro posizioni, piazzandosi 30esima per il secondo indicatore che registra ozono secondo la media del numero di giorni di superamento della soglia mobile di 120 μg/mc. Ad Ancona la media dei giorni di sforamento è pari a 7.

La pista ciclabile di via Giordano Bruno in una foto d’archivio

Pericoli al volante. Le dolenti note arrivano sul capitolo mobilità ed ambiente urbano. Se Ancona se la cava bene sulla sottocategoria relativa al parco auto dove è 38esima con un tasso di motorizzazione, ovvero il rapporto tra vetture circolanti ogni 100 abitanti, pari a 61, è tra le maglie nere per incidenti stradali e indice di ciclabilità. Se su quest’ultimo fattore la scusante potrebbe essere la morfologia della città, caratterizzata da poche zone pianeggianti – il livello di infrastrutturazione per la ciclabilità (metri equivalenti/100 abitanti) è pari a 0,8 – che vale ad Ancona l’85esima posizione, che dire dell’81esimo posto relativo al numero di persone che hanno riportato lesioni per strada? Ad Ancona si registrano 7,3 morti o feriti in incidenti stradali ogni mille abitanti. Tra sinistri stradali e piste ciclabili assenti, meglio andare a piedi. Fattore nel quale Ancona si difende con il suo 49esimo posto, condiviso con altre 20 città, seppure conquistato con un livello esiguo di superficie pedonalizzata per abitante. Ogni anconetano ne ha a disposizione 0,2 metri quadrati.

Acqua. Poco sopra la metà classifica, per quanto riguarda l’utilizzo dell’acqua. Ancona 40esima nella sottocategoria relativa allo spreco di acqua, dovuta alle dispersioni della rete e come differenza tra acqua immessa ed acqua consumata per usi civici, industriali ed agricoli: la percentuale anconetana è di 29,5. Dai rubinetti delle case ne scorrono invece in media 149,5 litri al giorno per abitante. Un uso pro capite che fa scivolare ancona in 48esima posizione.

Energia. Ben dopo metà classifica per quanto riguarda l’uso di energia solare negli edifici pubblici. Risultano installati solo 2,22 kw/ab di potenza sugli edifici pubblici ogni mille abitanti. Dato che costa al capoluogo il 62esimo posto in classifica.

Rifiuti. Ancona non eccelle, ma non si piazza male con il suo 46esimo posto sia nell’analisi di quanto si butta sia in quella di quanto si recupera. La produzione annua di rifiuti per abitante è in media di 508,5 chili, il 53,6% dei quali si riesce a recuperare.

«La trasformazione delle nostre città è il grande obiettivo che dobbiamo raggiungere nei prossimi anni, perché è da qui che passa la sfida dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, della coesione sociale e dell’integrazione, della rigenerazione urbana e una parte della lotta ai cambiamenti climatici – commenta i risultati regionali Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche –. Per questo è fondamentale che, a livello locale, amministrazioni, cittadini e associazioni si mobilitino per lavorare insieme alla costruzione di città migliori e più desiderabili e le buone performance delle città marchigiane testimoniano la forte rete di comunità che caratterizza i nostri territori. Un cambiamento che parte da una nuova mobilità pubblica, più piste ciclabili, maggiore raccolta differenziata e una riduzione della produzione di rifiuti pro capite. Chiediamo, dunque, a tutti gli enti locali di avere più coraggio e di puntare su politiche ambientali avanzate – conclude Pulcini – poiché, soprattutto in questo momento di forte cambiamento per la nostra regione, in assenza di obiettivi chiari e ambiziosi, le nostre città non riusciranno mai a raggiungere l’eccellenza che meritano».

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