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Le Marche perdono
il treno della ripresa
Bankitalia: «Modello da ripensare»

ECONOMIA – Crisi e sisma accentuano le difficoltà del manifatturiero. La Regione a marce ridotte rispetto al resto d’Italia: cala l’occupazione e la disoccupazione tocca vette di massimi storici. Il monito del direttore Gabriele Magrini Alunno: “Le Marche non sono la ricostruzione post sisma, ma quello che sarà dopo. Vanno trovati nuovi driver di sviluppo”
mercoledì 15 novembre 2017 - Ore 15:31
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La sede della Banca d’Italia di Ancona

Il direttore della sede di Ancona della Banca d’Italia Gabriele Magrini Aunno commenta l’analisi congiunturale dell’economia delle Marche

 

di Emanuele Garofalo
(Foto Giusy Marinelli)

Occupazione in calo e disoccupazione mai così alta, ma le imprese non si dicono sfiduciate e riprendono ad investire. Queste le Marche fortografate dallo studio dell’economia regionale redatto da Banca d’Italia. Un quadro generale definito “debolmente positivo”, in controtendenza però con il resto del Paese, dove la ripresa si fa sentire in maniera più forte e sembra esserci stato un cambio di marcia. Crisi economica e sisma hanno affossato un modello di sviluppo marchigiano trainato dal manifatturiero già in parabola discendente, ora vanno costruite le Marche del futuro. E’ il parere del direttore della sede di Ancona di BankItalia Gabriele Magrini Alunno. “Non bisogna ricostruire quello che c’era prima del sisma, ma costruire nel segno del cambiamento, per una crescita in linea con il resto del Paese – commenta Magrini Alunno -. Bisogna pensare oggi alla regione che sarà tra 5-8 anni, dopo la ricostruzione. Nei prossimi mesi arriveranno i miliardi della ricostruzione, ma l’economia marchigiana e le Marche non sono la ricostruzione. Vanno trovati nuovi driver di sviluppo, non manifatturiero. Questo dibattito è in corso. Ma anche senza gli effetti del sisma, le Marche avrebbero dovuto ipotizzare un proprio ruolo diverso nell’Italia di oggi”.

Giacinto Micucci

I dati. Il report congiunturale di novembre della Banca d’Italia indica una regione che “non sta partecipando alla ripresa del Paese” come commenta il coordinatore della divisione Analisi economica Giacinto Micucci. Gli indicatori maggiormente negativi restano l’occupazione ( in calo del 2,2 % rispetto all’aumento dell’ 1,1% italiano) e la disoccupazione: 11,3%, nelle Marche appena due decimi sotto il livello italiano, un dato storicamente mai così alto. Negli pre crisi del 2008, le Marche avevano una disoccupazione pari alla metà della media nazionale. In calo anche l’export: l’Italia aumenta dell’8%, le Marche registrano un – 1,2%. In parte, il dato è influenzato dalle operazioni di Pfizer ad Ascoli e Whirpool a Fabriano, che producono nella regione, ma i prodotti vengono poi lavorati o esportati nelle altre sedi del gruppo. Anche depurando il dato da questa variabile, l’export resta debole: al netto del farmaceutico, le esportazioni segnano un aumento del 2,6%. Nei comparti industriali, nel periodo gennaio-settembre 2017 cresce la meccanica, con vendite che aumentano del 35%, continuano a perdere i settori del calzaturiero e del mobile, seppure frenando la propria caduta. Le imprese dichiarano un aumento del proprio fatturato: il 39,2% delle aziende intervistate contro il 34,2% che invece dichiara un fatturato in calo nei primi 9 mesi del 2017. L’aumento del fatturato è soprattutto per le imprese medio grandi, con oltre 50 addetti, mentre le piccole stagnano. L’edilizia rimane il settore più in difficoltà, con il livello delle costruzioni ai minimi storici, anche se la caduta si è arrestata. A trainare il settore sono soprattutto le ristrutturazioni, mentre la compravendita di immobili resta stabile rispetto al 2016. In totale, nelle Marche la compravendita del mercato immobiliare ha registrato lo scambio di 5.383 abitazioni nel primo semestre 2017. Stabile anche il mercato del credito: in leggera diminuzione i prestiti chiesti dalle imprese ( – 1,1 %), compensati dalle maggiori richieste delle famiglie (2,2%). I minori prestiti non rallentano gli investimenti delle aziende: aumenta infatti la liquidità delle imprese (8,6% in più di depositi in conto corrente) che saranno utilizzati per spese in conto capitale. “Le attese delle imprese intervistate sono divenute maggiormente ottimistiche nel breve periodo e assistiamo ad un recupero moderato degli investimenti, rispetto alla diminuzione degli anni precedenti” spiega Micucci. E’ soprattutto questo il dato che fa sperare e che getta le basi per quello che i tecnici di Banca d’Italia definiscono un “quadro da pre requisito per la ripresa” e che potrà generare per il 2017 “un piccolo aumento di pil regionale”.

Giacinto Micucci e Gabriele Magrini Alunno

Degli scenari post sisma se ne discuterà anche al rettorato di Camerino il prossimo 22 novembre dalle 15,30 con il rettore Unicam Claudio Pettinari, il direttore BankItalia di Ancona Magrini Alunno, gli analisti della Banca d’Italia di Ancona Laura Sigalotti e Alfredo Bardozzetti, il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale Marco Ugo Filisetti, l’ex rettore Unicam Flavio Corradini, il presidente della Nuova Simonelli Nando Ottavi, il presidente della Banca dei Sibillini Bcc di Casavecchia Stefano Tolomeo e con le conclusioni del vice direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini.

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