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Amianto a cielo aperto
«Il Comune intervenga,
siamo pronti all’esposto alla Procura»

ANCONA – Da un anno e mezzo una coppia residente nella frazione di Paterno lotta inutilmente per ottenere la bonifica di due malandati capanni in eternit, preoccupati per la salute della loro figlia di tre anni
giovedì 16 Novembre 2017 - Ore 21:11
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Uno dei due capanni sotto accusa, direttamente sotto le finestre di casa della coppia di Paterno

 

di Giampaolo Milzi

Una coppia di conviventi con la loro figlia di 3 anni e, fuori dalla finestra, l’incubo dell’inquinamento da amianto. Un incubo denunciato a chi di competenza, Asur e Comune di Ancona. Ma che a distanza di un anno e mezzo bussa ancora alla finestra della famiglia che vive al civico 29 della frazione Paterno. Un incubo figlio di una presenza reale e molto probabilmente pericolosa per la salute, quella di due fabbricati in amianto – le cui origini si perdono nelle notti della burocrazia, probabilmente abusivi (il catasto non aiuta) – che ogni mattina la signora Claudia Pesarini maledice affacciandosi dal balcone sul retro della sua abitazione. Un anno e mezzo, va ribadito e specificato, segnato da tante, troppe lettere con esposti, richieste di delucidazioni e solleciti, diffide (tutti tramite posta elettronica certificata), intervallate da raffiche di telefonate che hanno prodotto il nulla, quanto alla risoluzione del problema. Un anno e mezzo scandito da risposte tutto fuorché chiare, ma che evidenziano gravi ritardi, oltre a quelli che, tradotti dal burocratese, possono essere definibili rimpalli di competenze all’interno dello stesso apparato amministrativo comunale. Ma una certezza, quella è emersa: i due disastrati manufatti esistono da una vita, e la loro è davvero una presenza inquietante. Lo scrive la sezione Edilizia-Ambiente della Polizia municipale di Ancona, dopo un sopralluogo sul posto, con tanto di firma del comandante dei vigili Massimo Fioranelli, il 12 dicembre 2016, al SUI (Sportello unico integrato) del Comune, all’Ufficio municipale Patrimonio e al Servizio Igiene e Sanità pubblica, anch’esso comunale. “I due manufatti in muratura con copertura in travi di legno e in onduline di eternit (costituite da fibre di amianto, ndr.), insistono su proprietà comunale (strada, ndr.), sono in pessime condizioni, apparentemente inutilizzati (…)”. Ce n’è abbastanza dunque, per la signora Claudia Pesarini e il suo compagno, per continuare a convivere con l’incubo di essere costretti a respirare microparticelle di asbesto da amianto cancerogene. Ma anche per un ultimatum ad alti funzionari e al sindaco Valeria Mancinelli, firmato l’8 settembre scorso. Eccone la sintesi: “Chiedo nuovamente chi siano i soggetti responsabili della pratica derivante dalla mia segnalazione, quali siano le tempistiche previste per la risoluzione della problematica e quali provvedimenti l’Amministrazione intenda porre in essere per mettere in sicurezza i suoi cittadini”. “Da allora – ci riferisce la signora Pesarini – silenzio totale da parte dell’Amministrazione comunale. Non mi resta quindi, e sto per farlo, che presentare un esposto alla Magistratura”.

Lo stato dell’eternit

Già, ma chi sono i soggetti responsabili della pratica e della problematica relative alle due strutture-deposito sotto accusa? In realtà lo si evince da un carteggio interno alla stessa Amministrazione municipale che viene in sostanza reso noto alla Pesarini solo l’8 agosto scorso, assieme all’esito allarmante del sopralluogo effettuato dalla polizia municipale. In particolare la Direzione politiche sociali Unità Operativa (U.O.) Sanità e Tutela della salute, diretta dalla dottoressa Stella Roncarelli, scrive, rivolgendosi alla Pesarini che “solo per un disguido tra uffici” non le era stato ancora trasmesso l’esito degli accertamenti dei vigili urbani e che “per quanto riguarda il destino dei due manufatti si deve necessariamente rimandare alle competenti Direzione Manutenzione e Direzione Patrimonio”, guidate rispettivamente dall’ingegnere Lucchetti e dall’ingegnere Frontaloni.
Eccolo, il rimpallo di competenze. La cittadina Pesarini deve aspettare l’8 agosto per scoprire che non è la Direzione Politiche sociali – (U.O.) Sanità del Comune, alla quale aveva con fiducia affidato il caso fin dall’inizio, a doverlo risolvere. Ergo, l’8 settembre scorso, come già sottolineato, scrive l’ultimatum alle due Direzioni chiamate in causa dall’Amministrazione comunale cui appartengono, oltre che alla prima cittadina, le competenze risolutive.
Quanto all’Asur di Ancona, alla quale la signora Pesarini si era rivolta in prima istanza il 2 maggio 2016, va dato atto al funzionario Massimo Guerrini, responsabile del servizio Igiene e Sanità pubblica presso l’ex Crass di via Cristoforo Colombo, di aver dato il la al procedimento, passandolo, dopo un personale controllo dei due malandati fabbricati coperti di eternit, a chi secondo lui di dovere, cioè la già menzionata Direzione Politiche sociali – Sanità del Comune.
Vien da chiedersi, riflettendo sulla vicenda – oltre al perché di così gravi lentezze istituzionali nel fornire risposte concrete e risolutive a fronte di un grave problema attinente la salute pubblica – come mai né l’Asur, né soprattutto il Comune, si siano rivolti a ditte specializzate o magari all’Arpam (Agenzia regionale protezione ambientale) per chiedere analisi specifiche sui fabbricati “all’amianto” e monitoraggi nell’aria circostante. Solo questioni di competenze? O c’è dell’altro? Tipo omissioni e/o disguidi censurabili non solo dal punto di vista etico, ma anche sanzionabili da quello giuridico?

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