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«Compri le riviste o
sarà peggio per lei»
Telefonista del call center a processo

ANCONA - L'imputata, una 48enne di Grossetto, avrebbe minacciato una pensionata anconetana con l'obiettivo di farle sottoscrivere un abbonamento ad alcuni magazine inerenti al mondo delle forze dell'ordine. I prodotti erano già stati acquistati in passato dalla vittima. La 77enne chiede ora un risarcimento di 15mila euro
martedì 28 Novembre 2017 - Ore 16:44
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Il tribunale

 

Tempesta una potenziale cliente di chiamate per convincerla ad acquistare una serie di riviste e finisce a processo per tentata estorsione. È la vicenda che questa mattina si è discussa davanti al gup Paola Moscaroli che ha rinviato a giudizio la telefonista, una 48enne residente a Grosseto. Per la donna, difesa dall’avvocato Rino Bartera, il procedimento inizierà il 4 dicembre 2018. Presunta vittima dell’imputata, una pensionata anconetana di 77 anni che, tra il febbraio 2012 e il maggio dello stesso anno, sarebbe stata martellata dalla società di cui faceva parte la toscana. Una ditta che, tramite call center, era responsabile della vendita di riviste legate al mondo delle forze dell’ordine e della protezione civile. L’anziana, rappresentata dal legale Marco Pacchiarotti, ha chiesto un risarcimento danni di 15 mila euro. La prima telefonata incriminata sarebbe stata inoltrata a un mese dalla scomparsa del coniuge della pensionata. «Signora, suo marito era interessato alle riviste della Protezione Civile, avevamo un accordo verbale per concludere l’affare» le era stato detto da una voce maschile. Alla fine, la donna si era accordata per l’acquisto di alcuni magazine del valore complessivo di 80 euro. E il pagamento, con  tanto di ricezione del materiale (poi rispedito al mittente), era andato a buon fine. La 77enne pensava che la compravendita fosse finita li. Invece, secondo l’accusa, l’anziana avrebbe iniziato a ricevere una serie di chiamate continue (non è stato riscontrato se provenissero dalla stessa ditta che aveva inviato le riviste della Protezione Civile) per promuovere l’acquisto di altri magazine inerenti al mondo della polizia e dei carabinieri. L’ultima chiamata, il 5 dicembre 2012, eseguita – per la procura – dalla toscana finita a giudizio. «Se non paga altre riviste, avrà conseguenze legali molto forti. Ormai, ha sottoscritto un abbonamento e deve continuare a mandarci i soldi» le avrebbe detto la telefonista, minacciandola anche con parole poco piacevoli. Di lì, la decisione di sporgere denuncia. Dopo la fine delle indagini, la 48enne era finita a processo con l’accusa di violenza privata. A metà del procedimento, il giudice aveva restituito gli atti al pm, riqualificando il reato in tentata estorsione.

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