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Omicidio di Chiaravalle,
la chiave del delitto è
nell’orario della morte di Sartini

APPELLO – Davanti alla Corte d’Assise si è aperto il secondo grado per Cornel Nicolae Nica, il romeno di 24 anni assolto in primo grado dall’accusa di aver ucciso a sprangate il suo vicino di casa. È scontro tra periti sull’arco di tempo in cui sarebbe avvenuto il decesso. Una variabile che potrebbe far vacillare l’alibi di quello che per la procura è sempre stato il sospettato numero uno
giovedì 30 Novembre 2017 - Ore 10:42
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La Corte d’Appello

 

Omicidio di Chiaravalle, il futuro di Cornel Nicolae Nica, il romeno di 24 anni assolto in primo grado dall’accusa di omicidio volontario e ora in attesa di giudizio in appello, potrebbe decidersi in base all’orario della morte di Giancarlo Sartini, ucciso a sprangate nel suo appartamento la notte tra il 26 e il 27 dicembre 2014. Mercoledì, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di via Carducci, hanno sfilato davanti ai giudici i periti per confrontarsi sull’ora in cui l’ex ferroviere avrebbe smesso di vivere per i colpi inferti da una spranga impugnata, secondo l’accusa, dal romeno, difeso dai legali Simeone Sardella e Marina Magistrelli. Secondo il consulente della difesa e del pm, il decesso sarebbe avvenuto in un arco di tempo compreso tra le 21.30 del 26 dicembre e l’1.30 del giorno successivo. Il picco di probabilità massima è tra le 23.02 e le 23.44. In questi orari, Nica ha un alibi di ferro. Quella sera sarebbe stato in un bar di Chiaravalle con degli amici, poi avrebbe passato del tempo con una prostituta che, all’epoca delle indagini, aveva confermato il contatto con il 24enne. In primo grado, anche le conclusioni del perito del gip erano state in linee con quelle dei suoi colleghi. Ieri, invece, la consulenza ha spostato l’orario del decesso, prendendo in considerazione alcune fotografie (accantonate in un primo momento) ritraenti alcune tracce ipostatiche rinvenute sul corpo dell’ex ferroviere poco dopo il rinvenimento del corpo la mattina del 27 dicembre. In base all’analisi fotografica, avrebbe spostato il decesso di circa 6-8 prima del ritrovamento del cadavere, ovvero, dopo l’1.30. La sentenza il 28 marzo.

 

 

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