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Comunicazioni ed infrastrutture,
per dare velocità allo sviluppo
del Meridione

ANCONA - Leandra D'Antone, ospite della biblioteca Amatori per gli incontri del sabato. La studiosa ha confutato le tesi più diffuse sulla questione meridionale. «Il divario tra nord e sud del Paese non è sempre stato patologico»
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La docente Leandra D’Antone ed il professore Franco Amatori nella conversazione sul Meridione in biblioteca

 

 

Una semplificazione della storia del Paese, il dualismo tra il nord ed il sud d’Italia. Parte da qui Leandra D’Antone, docente di Scienze storiche alla Sapienza di Roma, ospite della Biblioteca Amatori per gli incontri del sabato, nella sua conversazione sulla questione meridionale. La studiosa confuta la tesi secondo la quale il divario economico e sociale tra Italia settentrionale e meridionale, che pone il sud in ritardo rispetto al nord, abbia radici ai tempi dell’Unità. «Negli anni ’80 e ’90 dell’Ottocento − spiega la docente − il divario di Pil tra nord e sud era del 10 per cento, un distacco marginale. In quel periodo dunque il Mezzogiorno andava avanti come l’Italia, che stava costruendo un sistema unico infrastrutturale, un unico sistema creditizio, un unico sistema di istruzione. In questo quadro l’Italia del sud fungeva da bilancia commerciale del Paese, grazie alle risorse che gli italiani emigrati trasferivano a casa».

Le cose non cambiano molto, prosegue la storica, in età giolittiana, quando il divario di Pil si attesta sul 18 per cento. Quando dunque il nord prende il largo rispetto al sud ed il divario di crescita diventa patologico? «Tra le due guerre ed in modo particolare nel secondo Dopoguerra − afferma D’Antone −. Tra le due guerre l’America chiude le vie migratorie, quindi il Mezzogiorno non riesce più ad essere la bilancia commerciale del Paese. Inoltre il sud, molto più del nord, deve affrontare le distruzioni belliche ed inizia poi a venir meno quel pragmatismo politico che fino agli anni ’20 aveva permesso di sviluppare un progetto unitario e condiviso dell’Italia, grazie a personalità politiche e istituzionali quali Luigi Einaudi, Donato Menichella ed Alcide De Gasperi, e che coinvolgeva istituzioni e privati».

A giocare un ruolo fondamentale nella frenata allo sviluppo del sud, la forte urbanizzazione che ha permesso l’infiltrazione delle associazioni malavitose nel campo dell’edilizia e delle infrastrutture, settori favorevoli al riciclaggio del denaro delle mafie. Tra queste, per la studiosa, oggi è la ‘Ndrangheta la più forte, mentre risulta indebolita la mafia, seppure ha cambiato aspetto e non è più presente solo al sud.

La platea della biblioteca

Oggi, sebbene Leandra D’Antone sostenga la necessità di considerare ogni realtà italiana del sud rispetto «alle sue oggettive capacità di sviluppo sociale ed economico, evitando di immaginare soluzioni irrealizzabili in determinati territori: la Calabria per conformazione geologica e cultura è diversa dalla Puglia come dalla Lombardia», resta da superare il gap delle comunicazioni e dei collegamenti per permettere al Mezzogiorno di viaggiare più veloce. In questo senso D’Antone ritiene utile la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. «La realizzazione di un collegamento stabile tra la Sicilia ed il resto d’Italia è la condizione per sviluppare la rete delle infrastrutture».

 

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