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Falconara perde
uno dei suoi simboli:
è morto don Leo Fabietti

FALCONARA – Monsignor Leonida Fabietti si è spento oggi a 87 anni. Conosciutissimo parroco di San Giuseppe, la comunità parrocchiale che ha praticamente visto nascere nel 1964. Il ricovero negli ultimi anni nell'opera pia Ferretti di Senigallia, dove è deceduto
domenica 24 Dicembre 2017 - Ore 19:24
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Si è spento nel giorno della vigilia di Natale monsignor Leonida Fabietti, per tutti, da sempre, Don Leo. Falconara dice addio ad uno dei suoi simboli ed una memoria storica della vita cittadina. Parroco dal 1964 al 2013 nella parrocchia di San Giuseppe, quando ancora la chiesa di via Italia non era stata costruita, per quasi cinquant’anni è stato un punto di riferimento importante per i falconaresi, avendo vissuto quella parte di storia partita dalla ricostruzione, passata per il boom economico ed approdata alla crisi scoppiata qualche anno fa. Ha visto crescere tante generazioni di falconaresi che gli riconoscono un grande carisma. Nato a Polverigi il 5 marzo del 1930, è stato ordinato sacerdote il 17 luglio del 1955. Don Leo inizia la sua attività pastorale a Sirolo, poi monsignor Egidio Bignamini lo chiama come vice parroco a Falconara Marittima, nell’unica parrocchia della parte marina di Falconara, San Giuseppe, guidata fin dal 1948 da monsignor Bernardo Baldoni. Don Leo si distingue subito per la sua dinamicità, per la sua attività pastorale che non conosce riposi e soste. Inizia a chiamare i numerosi ragazzi e giovani della Gioventù Italiana di Azione Cattolica, li invoglia nelle attività sportive, soprattutto nel calcio, ma anche nella pallavolo e nella pallacanestro. Nell’estate del 1960 don Leo incomincia a preparare i dirigenti dell’Azione Cattolica mandandoli ai campi scuola di san Liberato e di Capodarco. Nel 1963 fonda il primo gruppo di scout falconarese: il gruppo Falconara I. A lui non interessano solo i giovani, diciamo così, che fanno parte dei gruppi parrocchiali, ma tutti i giovani tanto che organizza campi scuola estivi sulle alpi bergamasche per tutti. Per lui è importante farli innamorare di Cristo, ma anche della natura e della montagna. Natura e montagna sono una costante educativa per tutta la sua vita, per lui scalare una montagna significa una messa alla prova delle proprie forze e una lotta con se stessi per conquistare vette spirituali sempre più elevate ed esigenti. Definiva la vita una avventura collettiva alla scoperta continua delle meraviglie del creato, da rispettare e da godere. Lui era convinto che attraverso lo sport un giovane impara a rispettare le regole, ad essere solidale con la propria squadra e leale verso gli avversari. In poche parole, lui diceva che attraverso lo sport si diventa adulti. Nel settembre del 2008, Papa Benedetto XVI lo nomina Cappellano di Sua Santità che gli vale il titolo di Monsignore: don Leo lo accetta con un sorriso ed all’allora arcivescovo Menichelli che glielo comunica dice: “Non pensare che io mi metta la veste filettata”. Da qualche anno era ricoverato all’Opera Pia Ferretti di Senigallia con problemi seri di salute. La salma sarà esposta dal giorno di Natale nella Parrocchia san Giuseppe ed i funerali si terranno martedì 26 alle ore 14.30 nella stessa chiesa parrocchiale, la cerimonia sarà officiata dall’arcivescovo di Ancona-Osimo Angelo Spina.

(foto Giusy Marinelli)

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