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Legge sui Parchi, Bomprezzi:
«Non può continuare l’assurda
esclusione di Arcevia e Genga»

PARCO - Nel botta e risposta tra il Pd e il sindaco di Fabriano Gabriele Santarelli, interviene il sindaco di Arcevia a favore della proposta di legge regionale per dare una nuova governance ai Parchi, attraverso un organismo regionale con un Cda eletto
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Sulla gestione del Parco della Gola della Rossa e Frasassi interviene il sindaco di Arcevia Andrea Bomprezzi: «Ci troviamo in una situazione assurda: dell’ente che gestisce il parco non fanno parte 2 comuni del Parco: Arcevia e Genga, che rappresentano più del 50% del territorio e che hanno al suo interno i due centri storici principali. Oggi l’ente in oggetto, l’Unione montana Esino Frasassi, è presieduto dal sindaco di Sassoferrato, comune non appartenente al Parco». Continua ancora il sindaco appoggiando la proposta di legge che risolverebbe a suo dire il problema: «Creare un ente Parco, a costi invariati, con un consiglio di amministrazione con due rappresentanti dei quattro comuni e della provincia, scelti da tutti noi, e con i rappresentanti tra gli altri degli agricoltori e delle associazioni ambientaliste, che arricchirebbero le proposte per il Parco». Nessun costo in più di gestione, nessuna esclusione, nessuna indennità, nessun «opportunismo politico, visto che la questione è stata posta dal sottoscritto alla Regione ormai tre anni fa, quando vi era tutt’altro quadro politico». «E allora è solo una questione di rappresentanza democratica e legittima del mio comune» . «Una comunità  – conclude  – che adesso vuole il giusto riconoscimento, la giusta dignità e che vuole come le compete stare al tavolo con gli altri comuni, Fabriano, Cerreto D’Esi, Genga, Serra S. Quirico alla pari».

Secondo il Pd, il Parco con questa legge  sarebbe amministrato da «un cda, composto da due rappresentanti designati dai comuni membri, uno delle associazioni ambientaliste, uno delle associazioni agricole e un esperto nominato dalla Regione». La motivazione starebbe nella Legge Regionale sui Parchi n. 15 del 28 aprile 1994 che all’art. 12 comma 1, dispone che «alla gestione dei parchi possano essere preposti appositi enti regionali di diritto pubblico o consorzi obbligatori tra enti locali». I democrat di Fabriano, Cerreto d’Esi, Sassoferrato, Genga, Serra San Quirico e Arcevia proponendo «una vera rappresentanza delle comunità locali» avevano dichiarato nei giorni scorsi: «Rivendichiamo e ricordiamo a chi oggi sembra smemorato o sia stato all’epoca dei fatti molto giovane, l’azione convinta, determinata e determinante da noi svolta, sul piano politico ed amministrativo, sia per la nascita 20 anni fa del Parco e poi per il suo radicamento e la sua crescita quantitativa e qualitativa». L’affondo dei democrat è rivolto al primo cittadino fabrianese Gabriele Santarelli, che ora esercita la delega al Parco: «Le istituzioni non sono una cosa privata. Non si può parlare di potenziamento dell’Unione montana attraverso nuovi servizi da condividere, su cui siamo d’accordo, e poi subordinare l’esistenza stessa dell’Unione alla potestà diretta e personale sul Parco». Il sindaco di Fabriano in tutta risposta aveva definito quella del Pd una «sfida contro tutti», «contro le volontà dei sindaci, almeno in parte, della comunità e delle associazioni ambientaliste». «Il fatto che il salvataggio in extremis – spiega il sindaco  Santarelli – dell’Unione Montana sia avvenuta al solo scopo di poter continuare a gestire il Parco non è una mia invenzione ma mi è stato confermato da sindaci presenti all’epoca». Santarelli quindi aggiunge, nel motivare la presa di posizione del Pd, come una reazione dopo «le elezioni perse a Fabriano e la nomina del sindaco di Sassoferrato come Presidente dell’Unione Montana e contestuale perdita di rappresentanza all’interno della Giunta dell’Ente. L’accelerazione degli ultimi mesi dimostra il disagio di fronte ai successi che sta ottenendo la nuova amministrazione dell’Ente». Santarelli conclude con il monito, minacciando di fatto lo scioglimento dell’Unione Montana. «E’ piena facoltà – spiega il sindaco di Fabriano – del consiglio comunale decidere se rimanere o meno all’interno dell’Unione Montana e che, in passato, la permanenza all’interno di questo ente fu decisa a maggioranza dalla coalizione guidata dal Pd con le minoranze che uscirono dall’aula in forma di protesta per assenza di documentazione necessaria per poter prendere una decisione serena e consapevole e verso un percorso affrettato imposto dallo stesso Pd»Sulla questione interviene anche al senatrice fabrianese Serenella Fucksia. «Mi sembra un discorso logico e coerente. La gestione del Parco non deve apportare costi aggiuntivi. Vedrei bene, anche con una revisione del regolamento regionale, una Presidenza regionale e la partecipazione paritaria di tutti i Sindaci dei Comuni che ne fanno parte».

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