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Riemerge il fregio centenario
di Castellani per il misterioso
comitato “Risveglio cittadino”

ANCONA – La targa bronzea di uno degli scultori anconetani più importanti è nascosta nell'ingresso del condominio di via Goito, completamente dimenticata. Potrebbe essere esposta al Museo della Città, ma sulla sua origine c'è un giallo storico
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La targa bronzea di Filandro Castellani datata 1914 (foto di Giampaolo Milzi/Alfonso Napolitano)

di Giampaolo Milzi

Bronzo di ottima qualità che “disegna” uno scenario poetico, cento anni portati benissimo, un gioiellino d’arte e di memoria storica cittadina; una targa da ammirare senz’altro, eppure relegata – sebbene con cura – nell’androne di un palazzo a due passi da piazza Malatesta. E’ l’ultima scoperta dell’Urlo Indiana Jones Team, costola del mensile a stampa Urlo, specializzata nel recupero e nella valorizzazione dei tanti, troppi beni di interesse storico e architettonico dimenticati ad Ancona. Sì, una scoperta, perché l’esistenza di questa opera, attribuita al noto scultore anconetano Filandro Castellani (1887 – 1942) è nota a pochissime persone. Per lo più ai frequentatori del Circolo Marsala, che ha sede nel primo piano dell’edificio che nel vano d’ingresso, al civico 6 di via Goito, ospita questa sorta di “bella impossibile”, negata di fatto alla pubblica fruibilità.
La parte sinistra e il lato superiore della targa sono occupati da una grande figura angelica, in volo, con le ali spiegate, vestita da un camicione con ampia scollatura e da larghi pantaloni; lo sguardo fisso, verso destra, sul vecchio Faro ottocentesco del Colle Cappuccini, che emana i suoi fasci di luce. Foglie stilizzate sull’angolo a sinistra, e nella parte centrale in basso una frase su tre righe: “COMITATO PER IL RISVEGLIO CITTADINO – E SOCCORSO FRATERNO – LIBERAMENTE AL DIMANDAR PRECORRE”. Subito sotto, nell’angolo a destra: “ANCONA MCMXIV”, 1914 in numeri romani. Un piccolo giallo storico. Perché restano avvolti nel mistero le origini e i precisi scopi del comitato citato nell’opera, nato per il civico risveglio e l’aiuto solidale, così come l’originaria, esatta collocazione della stessa. Abbiamo consultato le carte in possesso del Circolo Marsala, documenti ingialliti dal tempo, nessuna risposta. Un’unica traccia. Su una parete della sede del circolo, costituitosi nel 1923 come società di mutuo soccorso col nome di Villa Marsala, una fotografia, probabilmente scattata negli anni ’50 del ‘900, che ritrae alcune persone in posa, dietro di loro una parete, all’aperto, su cui spicca la targa. Già proprietario, una trentina di anni prima, di un terreno di 756 metri quadri ai margini di via Goito, il circolo lo mise a disposizione di un costruttore che qualche anno dopo realizzò il palazzo al civico 6 della via, e in cambio cedette alla società-circolo, appunto, la proprietà dell’androne del nuovo edificio e il primo piano dello stesso con lo spazio verde sul retro, poi trasformato nel campo per il gioco delle bocce dov’era la murata con la targa del Comitato per il risveglio cittadino realizzata da Castellani. Ignota a tutti, o quasi, la targa. Ma non a Giuseppe Barbone, ex funzionario dell’assessorato alla Cultura del Comune di Ancona, grande appassionato di storia locale. Fu lui, infatti, grazie a felici indagini, a ritrovarla alla fine degli anni ’90, abbandonata ai piedi della murata del campo di bocce del “Marsala”. E la sottopose ad un meticoloso restauro, finalizzato ad esporla, come poi avvenne, nella mostra da lui curata e allestita alla Mole Vanvitelliana intitolata “Ancona tra le due guerre, il ricordo dopo l’oblio: Emilio Corsini, Filandro Castellani, Amos Luchetti Gentiloni, Attilio Giuliani”, in ordine di citazione quattro artisti anconetani d’eccellenza, il primo fotografo, il secondo scultore, il terzo architetto, il quarto xilografo. Già, ma qual è il nesso fra il Circolo Marsala e il Comitato per il risveglio cittadino citato nella targa? Probabile che il comitato, di cui poi si persero le tracce, avesse una piccola sede in quella zona, baricentrica al Campo della Mostra (originario nome di piazza Malatesta), caratterizzata all’epoca da verde, spiazzi e qualche modesta casetta, se si fa eccezione per gli edifici più borghesi ed eleganti che già si affacciavano su via Matteotti. Ed è probabile che quando, alla fine degli anni ’20, fu costruito il palazzo denominato “Villa Marsala”, il cantiere inglobò l’opera d’arte di Castellani, finita prima ad ornamento del campo di bocce, poi risucchiata dall’oblio e infine risistemata nell’androne al piano terra. Secondo Barbone bisogna riflettere sul 1914,

Via Goito agli inizi del ‘900, quando il palazzo che oggi ospita la targa al civico 6 doveva ancora essere costruito (foto concessa dal gruppo Facebook “Storica Ancona”)

l’anno in cui nacquero la targa e il comitato, per capire appieno il significato della prima e gli scopi e le origini del secondo. Nel 1914 Ancona sarebbe passata alla storia come città in cui scoppiò la rivolta popolare, tra il 7 e il 14 giugno, che fu la focosa scintilla capace di alimentare in quei sette giorni la “Settimana Rossa”: un vero e proprio moto insurrezionale che si propagò per lo più in tutta l’Italia centrale e settentrionale. Il 28 luglio scoppiò la Prima guerra mondiale, col Regno d’Italia che per lunghi, tormentati mesi si mantenne neutralista, per poi entrare nel conflitto il 24 maggio 1915. Barbone: “Secondo me il Comitato per il risveglio cittadino cui Castellani dedicò la targa, fortemente interventista e in collegamento con un analogo comitato nazionale, si costituì proprio in previsione dell’auspicata entrata dell’Italia nel conflitto, pronto a darsi da fare per quelle attività di mutuo soccorso e assistenza che si sarebbero rese necessarie, anche da parte dei civili, a causa della situazione bellica. Del resto anche Castellani fu un noto interventista”. Tornando all’oggi, sarebbe auspicabile che la preziosa targa di Castellani potesse di nuovo essere messa in mostra. Il Circolo Marsala, legittimo proprietario, sarebbe lieto di prestarla al Comune a tal fine. Potrebbe essere esposta in tempi brevi nel Museo della Città. E poi, più stabilmente, nella nuova ala del museo che dà su via Boncompagno, una volta completata. Per ora non resta che suonare ad un campanello del civico 6 di via Goito, sperare che qualcuno apra, e regalarsi una breve sosta nell’androne, per la gioia degli occhi.

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