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Sanità, l’affondo dei sindacati:
«Ceriscioli vive in un mondo fantastico»

NEL MIRINO – Cgil, Cisl e Uil puntano il dito contro la politica regionale: tanti i problemi che il governatore non avrebbe affrontato. Dura la replica anche dal sindacato di base Usb
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«Rileviamo con grande soddisfazione e con un pizzico di stupore che per il governatore Ceriscioli il sistema sanitario regionale è in ottima salute. Tante e positive sembrano essere le novità che hanno caratterizzato il 2017, vero e proprio anno di svolta per la sanità delle Marche. Ci rammarica il fatto di non aver avuto modo di poterle apprezzare». Sono le parole di Cgil, Cisl e Uil che mettono nel mirino la politica sanitaria della Regione, per i sindacati il presidente Ceriscioli vivrebbe in un mondo fantastico completamente slegato dalla realtà.  «Siamo invece convinti che i numeri, – aggiungono i sindacati –  se prodotti e analizzati con correttezza, non siano interpretabili, né assoggettabili ai punti di vista. Un esempio, su tutti. Ci rallegrano le 834 nuove assunzioni, con le quali si vorrebbero compensare “il migliaio di addetti” che l’Asur ha perso dal 2010 al 2015 (in realtà 1.672 dal 2010 al 2016, secondo il bilancio dell’azienda). Certo, le aspettative generate nell’ottobre del 2016 erano molto diverse: il presidente in persona annunciò, seppur per tutti gli enti e le aziende, 3.125 nuove assunzioni. I conti non sembrerebbero tornare ma comprendiamo bene come nell’epoca delle “fake news” si renda necessario, ogni tanto, aggiustare il tiro. Difficile rivendicare da parte della Regione chiarezza e trasparenza come caratteristiche dell’azione amministrativa, quando non si condividono con alcuno i criteri di utilizzo delle maggiori risorse disponibili, a cominciare dai tanti milioni di euro di investimenti annunciati; quando si tengono i territori sostanzialmente all’oscuro delle scelte politiche e di riorganizzazione; quando ai cittadini è negata la possibilità di accedere a numeri e documenti. Un altro esempio: proprio in questi giorni il sito dell’Agenzia Regionale Sanitaria, già di per sé piuttosto scarno, sembra definitivamente scomparso dal web. Nel fantastico mondo del presidente Ceriscioli la sanità regionale gode dunque di ottima salute. Ce ne rallegriamo, ma lo invitiamo ugualmente ad uscire dalle stanze di palazzo Raffaello e ad incontrare utenti ed operatori della sanità marchigiana».
E qui Cigl, Cisl e Uil snocciolano i vari problemi che stanno attanagliando la sanità regionale, già segnalati più volte, ma senza alcun esito. «L’incompleto riassetto delle reti cliniche, il problematico decollo degli ospedali di comunità, i ritardi sul potenziamento della rete delle Case della Salute, il difficile raccordo tra ospedali e servizi territoriali, il mancato coordinamento tra enti e aziende – continuano – sono aspetti su cui, a nostro avviso non si riflette abbastanza. I servizi socio sanitari sono ancora insufficienti – specie l’assistenza domiciliare – e troppo costosi per gli utenti. C’è bisogno di ripensarli complessivamente, con un occhio particolare alle necessità rilevabili nelle aree colpite dal sisma. La trasformazione dei piccoli ospedali sta mettendo in crisi il sistema dell’emergenza-urgenza che, dopo l’importante scelta sul soccorso aereo, necessita di ulteriori, importanti investimenti. Se c’è, come la Regione dice, un miglioramento del saldo di mobilità passiva, i tempi di attesa sono rispettati solo per una prescrizione su quattro; tutti gli altri utenti devono rivolgersi al privato, e non sempre possono permetterselo. Gli operatori del comparto, pubblici e privati, lavorano in condizioni spesso estenuanti e difficilissime. Come si vede di aspetti da considerare ce ne sono tanti. Il presidente ha annunciato (finalmente) l’avvio della predisposizione di un nuovo Piano sanitario. Una buona notizia e allo stesso tempo – concludono – un’occasione, per questa amministrazione, per uscire dall’arroccamento e confrontarsi su un documento importante e concreto di programmazione, rispetto al quale, se sarà possibile, non faremo certamente mancare il nostro contributo».

Altrettanto dura la replica dell’Unione Sindacale di Base che parlano di una “situazione sanitaria che esiste solo nella fantasia degli amministratori”. “Si dovrebbe invece prendere atto del fallimento delle loro politiche come ben sanno tutti i cittadini-utenti del servizio sanitario regionale quando si presentano agli sportelli dei Cup e assistono sconsolati ai tempi biblici delle loro prenotazioni” scrivono i segretari Mauro Giuliani, Milena Montesi e Stefano Tenenti. “Il dato “oltre 800 assunzioni” fa sorridere, se non si dice che sono un gran parte precari e non si aggiunge, per fare un confronto, il numero di dipendenti che nel frattempo sono andati in pensione. Lo sanno bene i lavoratori del comparto che i dipendenti sono, di fatto, diminuiti come risulta dalle determine ASUR le quali, sulla base di questa diminuzione hanno decurtato i fondi destinati al salario accessorio di più di 5 milioni di euro – continua l’Usb -. Si dichiarano investimenti per più di 25 milioni, con dentro i soldi destinati all’acquisto della palazzina Interporto, operazione che andrebbe valutata, a nostro avviso, non solo sotto il profilo della opportunità ma anche su quello legale. Riduzione della spesa farmaceutica? Può darsi ma significa che si è trasferita la spesa sui cittadini che, quando possono, continuano a curarsi comprandole. Riduzione della rete ospedaliera? Vero, lo sanno bene i cittadini di Cagli come quelli della Valmusone e dell’Area Vasta di Ascoli che hanno visto verificarsi fenomeni di privatizzazione o sparire la loro struttura, non ci pare cosa di cui vantarsi, tenendo anche conto che le “Case della Salute” sono ferme al palo – proseguono i sindacati di base – Stabilizzazione del precari nel 2018? la vedremo; intanto c’è da chiamare ancora in ruolo il personale precario dei concorsi fatti con la normativa precedente che attende impaziente che le promesse diventino realtà. La Mobilita Passiva supera di molto quella Attiva, dai dati del Ministero della salute 2016 22 mila cittadini vanno a farsi curare fuori Regione. Altro che attrattività del sistema marchigiano, è una debacle.
Le cose vanno così bene che la vedova del dottor Carlo Urbani minaccia di togliere il nome del marito dalla struttura jesina”.

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