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Travolto dal treno,
muore padre di tre figli
Gli amici: «Era innamorato della vita»

ANCONA - La Polfer indaga sulla dinamica dell'incidente in cui ha perso al vita il 48enne Stefano Stronati, residente a Jesi ma volto noto a Falconara per il suo lavoro al Playa Solero. Saranno determinanti le immagini delle telecamere per ricostruire il tragico incidente di domenica sera, ma si fa largo l'ipotesi di una terribile fatalità
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Stefano Stronati

 

Era andato con la fidanzata a prendere qualcosa per scaldarsi nella cabina che aveva in spiaggia. A un certo punto, lei è tornata indietro per il freddo e la stanchezza, a stendersi nell’abitacolo dell’auto: lui è rimasto per un po’ nel luogo che amava così tanto, la spiaggia di Palombina. Andando via dal mare, ha trovato la morte seduto sul muretto del binario, all’altezza del ponte di via Flaminia, il primo che si incontra venendo da Ancona. Stefano Stronati, 48enne residente a Jesi, è stato travolto dal predellino del treno regionale partito ieri pomeriggio da Roma e diretto alla stazione di Ancona. Il macchinista del convoglio lo avrebbe visto seduto sulla banchina a lato dei binari con la testa appoggiata alle ginocchia. Ha detto di aver suonato due volte il clacson del treno, ma Stefano non si sarebbe mosso. Per lo schianto devastante è stato sbalzato di una cinquantina di metri dopo essere stato agganciato dal predellino che sporge di 35 centimetri dalla locomotiva. Il treno, nonostante la frenata, è riuscito a fermarsi solamente dopo 600 metri di corsa. Dai primi elementi raccolti da polizia e carabinieri, sembrava trattarsi di un gesto volontario, ma ora dopo ora la morte del 48enne ha assunto sempre più i contorni di un tragico incidente. “Impossibile si sia tolto la vita. Non lo avrebbe mai fatto” è il coro degli amici che conoscevano Stefano. Lascia tre figli, di cui uno piccolo. Residente a Jesi dopo aver abitato per tanto tempo a Falconara, lavorava come operaio e proprio oggi avrebbe dovuto iniziare una collaborazione con una ditta di Perugia. Stamattina doveva partire per l’Umbria con un suo collega. Il destino lo ha fermato, facendogli trovare la morte a pochi passi da una delle sue passioni: il mare. D’estate era una presenza fissa al Playa Solero di Palombina, dove ogni tanto dava una mano alla famiglia Cirulli, titolare dello chalet.

Un’immagine dei soccorsi sul luogo della tragedia

Questa mattina, il profilo dello stabilimento ha postato in evidenza la foto di Stefano con una scritta: “Solo dolore”. “Per noi – racconta Gianfranco Cirulli – era uno di famiglia.  Non posso crederci si sia trattato di suicidio. Non aveva un problema al mondo, ci avevo parlato poche ore prima della tragedia per vederci e sembrava tranquillo. Non mi do pace, forse si è sentito male e si appoggiato al muretto, ma non voleva uccidersi. Lui, per andare via dalla spiaggia, passava sempre sopra i binari anziché il ponte o il sottopasso. Quello che è successo me lo ha raccontato la compagna: erano andati in spiaggia, poi lei è tornata in auto per il freddo. Lui è rimasto al capanno. La loro vettura era incidentata, non so davvero cosa possa essere successo prima”. La compagna, saputa la notizia della morte di Stefano, ieri sera è stata soccorsa dai militi della Croce Gialla, ma non è stato necessario il trasporto all’ospedale. Sul posto, il primo ad arrivare è stato un amico del 48enne, rintracciato tramite il cellulare di Stefano trovato lungo i binari. Poi, a Palombina sono anche accorsi il fratello e la sorella della vittima. “Non ho parole per quello che è successo – dice Jacopo Politi, ristoratore amico di Stefano -. Non è proprio possibile il suicidio, amava la vita ed era innamoratissimo dei suoi figli. Era un giocherellone, scherzoso e faceva subito amicizia con tutti, dal 15enne fino all’80enne”. Ora, spetterà al pm Paolo Gubinelli e agli agenti della Polfer fare luce sulla tragedia accaduta ieri sera. Verranno acquisite le telecamere delle stazioni vicine al luogo del decesso per cristallizzare la vicenda.

L’auto bianca incidentata dove Stefano avrebbe passato la serata in compagnia della fidanzata prima del tragico incidente

Una perizia sul convoglio è stata subito eseguita e non è stata ravvisata alcuna responsabilità per il macchinista: con la visibilità ridotta a causa della nebbia e la velocità del treno sarebbe stato impossibile frenare la corsa del convoglio e impedire che il 48enne venisse travolto e trascinato sulle rotaie. Sul corpo di Stefano è stata solamente disposta un’ispezione cadaverica. Una volta terminato l’accertamento, la salma verrà restituita alla famiglia per i funerali.

Tragedia a Palombina, muore investito dal treno

 

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