facebook rss

Carta d’identità negata
per una legge del 1913,
parte l’esposto alla Procura

ANCONA – Il padre delle due gemelle neo maggiorenti si rivolge alla magistratura. “Tra poco rischiano di non poter andare a votare”. E' il caso assurdo di Maurizio Moscatelli. L'anagrafe chiede due testimoni che non siano parenti per confermare l'identità delle ragazze
Print Friendly, PDF & Email

Il Comune (foto d’archivio di Giusi Marinelli)

di Giampaolo Milzi

Due gemelle senza carta d’identità, tra un po’ rischiano anche di non potere andare a volare per le elezioni, il Comune continua a non rilasciare i documenti, ma ora c’è anche in Comune chi rischia qualcosa, di essere accusato di un reato penale. Paradossale ma vero, se ne occuperà la Magistratura del caso – già sollevato da Cronache Ancona – delle due ragazze, maggiorenni dal novembre scorso, vistesi negare la fondamentale tesserina identificativa dall’Ufficio Anagrafe di via Piave. Quanto meno discutibilissimo il motivo alla base del no, in realtà condizionato: per il rilascio non basta la testimonianza identificativa da parte del padre, Maurizio Moscatelli, né quella di moglie, di fratelli, zii, nonni o cugini di sorta; è necessaria l’attestazione di due persone che non rientrino in queste categorie. Questa la risposta, ricevuta allo sportello, che ha spinto prima sull’orlo di una breve crisi di nervi, poi sul percorso delle vie legali, il signor Moscatelli, residente ad Ancona, professione chef. Il quale un paio di settimane fa si è presentato alla stazione dei carabinieri di via Flavia (Q2), e ha presentato un esposto-querela, di cui si occuperà la procura della Repubblica, e nel quale si ipotizza il reato di omissione di atti d’ufficio.
L’odissea burocratica di Moscatelli e prole inizia in realtà il 15 dicembre scorso, all’Anagrafe municipale. Rifiuto di procedere da parte del personale: in quanto entrambe le figlie non hanno un altro documento con foto che possa identificarle e quindi serve che l’identificazione venga effettuata da due testimoni che “non siano parenti o affini”; ciò in base alla legge n°89 del 16/2/1913, sull’Ordinamento del notariato e degli archivi notarili”. Di più: in alternativa gli sportellisti dell’Anagrafe consigliano all’utente di provare in Questura, dove “in base agli art. 288 e 289 del TULPS (testo unico leggi pubblica sicurezza, ndr.) gli addetti avrebbero provveduto al rilascio”. In Questura, dopo un consulto tra funzionari, l’agente di turno quasi “ride per non piangere”, e poi con serietà spiega che la “dritta” dell’Anagrafe è una bufala, in quanto la Questura è competente solo per identificazioni legate a motivi di pubblica sicurezza. “Motivi di sicurezza? Ma le nostre ragazze sono due angioletti, tra l’altro ci tengono ad andare a votare, alle amministrative di marzo e alle politiche di giugno, e mica possono farlo senza carta d’identità. E poi dove li troviamo due testimoni non parenti e affini?”, ragionano tra loro Moscatelli e sua moglie. E ancora? Sarà vero che l’iter in materia è “blindato” da una legge di oltre un secolo fa? No, secondo l’autorevole interpretazione del maggiore Marco Ivano Caglioti, responsabile di polizia giudiziaria presso il Comando della Polizia municipale. “La legge sul Notariato, quando richiede la necessità di due testimoni non parenti e/o affini, si riferisce a successioni, vendite e atti similari, mica alle carte d’identità”, spiega il vigile a Moscatelli ricevendolo al Comando. E su consiglio di Caglioti, Moscatelli inoltra un esposto interno al Comune, cioè agli uffici competenti che cita come risolutiva la trasparente e semplificatoria legge Bassanini. Fino a ieri, nessuna risposta da parte degli uffici municipali competenti, né a Caglioti, né tantomeno a Moscatelli.
Strana prassi, va sottolineato, quella dell’Anagrafe del Comune di Ancona. Lo prova un test sull’argomento effettuato dal padre delle “gemelle fantasma”, il quale si informa presso gli uffici Anagrafe di Falconara, Senigallia e Jesi. La risposta? “Guardi, se due neo maggiorenni residenti nel nostro comune hanno bisogno della carta d’identità possono venire accompagnate dal padre o anche da sole”.
Dall’Ufficio stampa del Comune, pur con gentilezza, si limitano a far sapere a Cronache Ancona che “sul caso si stanno confrontando, occupandosene di nuovo, in modo più approfondito, il direttore generale del Comune, Giancarlo Gasparini, e la dott.ssa Paola Calabrese, dirigente municipale dello S.C.A.L.E.S. (Stato Civile, Anagrafe, Leva, Elettorale, Statistica). “Ecco – conclude Moscatelli – ora spero proprio di ottenere giustizia dalla procura, spero che possa accertare se via siano inadempienze sanzionabili a carico proprio di queste persone alle quali, senza alcun risultato, ho fatto presenti le mie ragioni, oltre che nei confronti del responsabile dell’ufficio Anagrafe, Tiziano Fulgi”.

Kafka all’anagrafe di Ancona: «Legge del 1913, per la carta d’identità servono testimoni»

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page