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“Atto d’amore” per l’Appennino

ESCURSIONI - L'autore, Paolo Piacentini, presidente di Federtrek, a Fabriano da qualche anno, che ha raccontato le storie di chi sull'Appennino piagato dal sisma vuole restarci, di chi lo percorre a piedi, e di chi lo vuole far rinascere attraverso il turismo dolce. La prefazione è della magica penna di Paolo Rumiz
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Paolo Piacentini durante il cammino lungo l’Appennino: la foto riguarda un episodio raccontato nel libro “Appennino atto d’amore”

 

Il nuovo libro di Paolo Piacentini

Il nuovo libro di Paolo Piacentini

 

di Sara Bonfili

Paolo Piacentini, fondatore e presidente di Federtrek, che vive a Fabriano da circa tre anni, ha scritto il suo primo libro come un “atto d’amore” per l’Appennino. Anni di cammini, impegno per il turismo sostenibile, conferenze, studi, amicizie importanti ed ora un racconto in tre parti prima e dopo il terremoto, sull’Appennino percorso da nord a sud. Con la prefazione dello scrittore Paolo Rumiz, che a suo tempo aveva definito quello delle terre appenniniche colpite dal sisma «il collasso dell’Italia minore». Nel libro compaiono personaggi “resistenti”, da Visso, Ussita, Norcia, che hanno fatto da collante per una comunità ferita, o che hanno scelto di ripartire da zero per far nascere fiori e frutti da una terra inaridita. «Se qualcuno, in questo momento storico, mi dovesse chiedere a quale partito o area politica appartengo, gli risponderei che appartengo all’Appennino», è scritto nel libro, e noi abbiamo chiesto a Paolo Piacentini di raccontarcelo.

«Vivo a Fabriano da qualche anno, dove ho la mia famiglia, ma giro abbastanza, lavorando per il MiBact frequento Roma un paio di volte a settimana, quando non partecipo a convegni e seminari, o non sono in cammino. Appennino atto d’amore – la montagna a cui tutti apparteniamo è il mio primo libro, già ordinabile online sui maggiori portali e sul sito dell’editore, che va in stampa proprio oggi. E’ composto da tre parti, ma la parte centrale prende le mosse da un mio racconto del viaggio compiuto a piedi per 900km da Riomaggiore in Liguria, fino al Lazio, a Castel Madama (Rm), attraversando tutto l’Appennino. Rimasto a lungo nel cassetto, l’ho ripreso, e lavorando con la casa editrice Terre di Mezzo – una delle più attive nel pubblicare storie di cammini – lo abbiamo riattualizzato, raccontando gli stessi luoghi con un punto di vista più maturo, alla luce del terremoto dell’Aquila e del sisma che ha scosso l’Italia centrale da agosto 2016».

Di cosa parlano le altre due parti del libro?

«La parte iniziale parla del terremoto, sia quello aquilano e quello delle altre regioni appenniniche, che ha ferito una terra dove l’equilibrio tra uomo e natura è gia così prezioso e delicato. La manutenzione della montagna, lo sviluppo delle piccole frazioni vanno di pari passo con la ricostruzione post-sisma, un compito delicato delle istituzioni, ma che passa anche attraverso la società civile. L’invito importante che dò è che il territorio diventi consapevole della sua storia, per promuovere anche un turismo e una cultura diversi. Nella parte finale, dò la mia visione dell’Appennino futuro, raccontando storie virtuose di piccole comunità o singoli coraggiosi. Qui sottolineo la grande importanza il turismo sostenibile dei cammini, che io conosco bene attraverso il mio impegno in prima persona. Tutto il libro è intervallato da flash sull’attualità, da storie di giovani tornati a vivere sull’Appennino a comunità che si reinventano”.

Quali sono queste persone “resistenti” come la roccia della montagna?

«Ad esempio racconto di un ragazzo che vive vicino San Sepolcro, che ha lasciato la grande azienda per fondare un B&b in montagna, proprio sul cammino di San Francesco. Racconto la vita di Marco Scolastici, giovane pastore e imprenditore agricolo di Visso, che produce il formaggio sopravissano, presidio slow food, che ha vissuto in una yurta proprio vicino alla chiesa della Madonna di Macereto, per non lasciare le sue bestie. L’ho fatto conoscere a Rumiz, ma ormai è un personaggio famoso, che ha vinto una menzione speciale per il “Mario Rigoni Stern”. Poi parlo di Patrizia Vita di Ussita, proprietaria di un B&b distrutto dal terremoto, molto attiva per far rinascere quei luoghi, e di Roberto Sbriccoli, che a Campi di Norcia ha tenuto in piedi la comunità facendola vivere nell’unica struttura che ha resistito alle scosse. E sono solo alcune delle storie che ho “incontrato”».

Come è iniziata la sua amicizia con il giornalista e scrittore Paolo Rumiz, che ha curato la prefazione del libro?

«Paolo Rumiz lo conosco da tanti anni, era per me un punto di riferimento ed interveniva a distanza nelle conferenza che facevo; poi l’ho conosciuto di persona in seguito al cammino fatto insieme, dopo il sisma, da Amatrice a Visso. E’ autore di tanti libri, reportage di viaggi e documentari, anche sulle problematiche di queste montagne, che lui considera la spina dorsale del paese. Il suo contributo in questo libro è importantissimo».

Dove sarà presentato il libro?

«Mi fa molto piacere fare una prima presentazione il 10 marzo a Castel Madama, il mio luogo d’origine, poi sarà la volta della Biblioteca Comunale di Fabriano il 16 marzo, che durerà dalle 18 alle 21 contestualmente alla proiezione del documentario sul cammino da Fabriano all’Aquila del 2017, “Il Cammino delle terre mutate”.  Una camminata che si è svolta nella sua prima “prova” nell’estate 2017, per ripercorrere le zone trasformate dai terremoti, e che probabilmente avrà una seconda edizione tra giugno e luglio 2018. Vorrei ricordare poi l’importante presentazione del 24 marzo al festival “Fa la cosa giusta” che si tiene alla fiera di Milano dal 23 al 25 marzo, l’appuntamento pubblico nazionale più importante per quanto riguarda i temi dello stile di vita sostenibile e del consumo critico. Ci sarnno poi sicuramente alcune presentazioni sui media nazionali, condivise e decise con la casa editrice, ancora da definire».

Quali sono le prospettive per  questi cammini nati dal basso, sempre più conosciuti e che suscitano sempre maggiore interesse, non solo come esempi di turismo alternativo o religioso?

«Sono sorti tanti cammini negli ultimi anni; ho anche lavorato con il ministero per l’Anno nazionale dei cammini e per una guida dei cammini d’Italia. E’ un modo possibile, poco dispendioso, rispettoso della natura, per valorizzare il territorio. Servono risorse sì, ma sempre meno rispetto ad altre attività “produttive”; per la tracciatura, la tabellazione, la gestione bastano poche decine di migliaia di euro, l’importante è poi che i percorsi non siano abbandonati, e si può pensare anche a una gestione pubblico-privata tramite un gruppo o un’associazione di riferimento».

Quali sono le sue proposte per Fabriano crocevia di un turismo sostenibile?

«La stessa Fabriano è diventata, grazie a chi ci sta credendo, un incrocio di percorsi, che ripercorrono tappe storiche o religiose. Lo abbiamo detto con Maurizio Serafini in un incontro con il Sindaco e il Vescovo, che si sono dimostrati entusiasti di partecipare attraverso la promozione e i contatti con alcuni strutture religiose. Vi passa il cammino da Ancona a Assisi, già percorso lo scorso dicembre dal gruppo di Maurizio Serafini che sarà presto strutturato e tracciata; c’é un percorso in previsione che viene da nord,  l’Urbino-Fabriano e un altro, la Fabriano-Gubbio, a cui stiamo lavorando con Jacopo Angelini del Wwf. Questo toccherebbe sei o sette tappe meravigliose paesaggisticamente come Nocera Umbra o  Gualdo Tadino. C’è bisogno però, che la società civile condivida questo modo di pensare, dagli operatori, agli animatori, perché chi arriva deve poter essere ricevuto in un’atmosfera amichevole, avere informazioni specifiche e un’accoglienza pari alle aspettative».

 

 

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