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Arco Amoroso chiuso alle mostre:
bastavano 10mila euro,
ma il progetto è fermo da un anno

ANCONA – I locali non sono a norma, i finanziamenti ci sono, ma il piano dei lavori è bloccato da un rimpallo tra assessorato alla cultura e lavori pubblici. Intanto la città resta senza spazi espositivi. L'assessore Manarini: “Mi interesserò subito”
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di Giampaolo Milzi

“Ci vuole un po’ di pazienza”, per la riapertura dell’Atelier dell’Arco Amoroso, come ha dichiarato giorni fa l’assessore comunale alla Cultura, Paolo Marasca. Già, ma in questo caso di pazienza ce ne vuole davvero tanta. Perché il caso della chiusura dalla fine dell’anno scorso dello storico locale che all’angolo tra via Pizzecolli e piazza del Plebiscito ha ospitato per anni una infinità di eventi (soprattutto mostre di elevatissima caratura, ma anche conferenze, presentazioni di libri e rassegne del calibro di “Leggere il ‘900) è un giallo di mala burocrazia e mala politica che giustifica la perdita di ogni pazienza. Un giallo, sì. Mica è stato facile infatti indagare sulle vere cause dell’off limits e scoprirle. Minino comune denominatore di queste cause? Il grave ritardo che pesa sulla macchina municipale nell’attuare il piano di lavori per la necessaria ristrutturazione generale del popolare e ricercato spazio culturale, un piano, di fatto, dimenticato da quasi un anno in un cassetto di Palazzo del Popolo. Retrocedendo nella nostra ricostruzione a un bel po’ di tempo fa, i problemi si sono timidamente manifestati quando la gestione dell’Arco Amoroso è passata dalla Provincia (ente ormai fantasma, ma qualche mostra l’aveva organizzata in passato anche la Regione) all’assessorato al Patrimonio del Comune. Problemi emersi poi pienamente ad inizio 2017, a seguito di un altro passaggio di mano gestionale (interno al Comune), dal Patrimonio all’assessorato alla Cultura. Ciro del Pesce, dirigente del settore Cultura, è un funzionario preciso e solerte. E il 16 marzo 2017, in qualità di “nuovo padrone di casa”, ha chiesto e ottenuto dall’ing. Riccardo Borgognoni, dell’Ufficio tecnico comunale dell’assessorato Lavori Pubblici e Patrimonio, l’effettuazione di un sopralluogo per valutare lo stato “di salute” dell’immobile. Fulmineo l’operato di Borgognoni, il quale il 21 marzo ha stilato una relazione sugli interventi necessari: di poco rilievo quelli per il piano terra (il più importante per la fruizione pubblica), relativi al rinnovamento dell’impianto elettrico affinché risultasse in linea con le norme antincendio; più corposi quelli per il piano sotterraneo (ampia sala che dà su via della Catena e servizi igienici), riguardanti anche qui l’impianto elettrico, ma pure – in particolare – la sostituzione di infissi, ritinteggiature di alcune pareti, riparazioni all’impiantistica; spesa preventivata pari a 58mila euro. “Ma in realtà sarebbero bastati meno di 10mila euro per rendere sicuro e a norma il piano terra ed evitarne la chiusura”, precisa Del Pesce. E allora? Voci ben informate di Palazzo del Popolo confermano ciò che è avvenuto: l’Ufficio tecnico ha evidentemente giudicato i lavori non prioritari rispetto ad altri in lista di attesa, né ha valutato di fare un eccezione per il piano terra, per cui, ribadiamo, sarebbero bastati meno di 10mila euro. Al che, dopo l’ultima mostra di Silvia Fiorentino, e dopo che già nei mesi precedenti l’Arco Amoroso era stato aperto solo “in occasioni limitate, esclusivamente per eventi organizzati dal Comune”, come ha sottolineato Del Pesce, la stagione 2018 dell’Arco Amoroso non è partita, porte chiuse. Di più. Il caso è stato portato all’attenzione della Giunta comunale dagli assessori Paolo Marasca (alla Cultura) e Stefano Foresi (Manutenzioni), senza però sortire alcun effetto. Lecito chiedersi se in quelle sedute di Giunta fosse presente anche l’assessore ai Lavori pubblici e al Patrimonio, Paolo Manarini, responsabile politico-tecnico della gestione dell’Arco Amoroso. Fatto sta che lunedì 26 febbraio, a margine del Consiglio comunale, esprimendosi sulla questione, Manarini è caduto dalle nuvole. In buona fede, per carità, fino a prova contraria. “Mi informerò subito sullo stato dell’arte e prometto che farò di tutto perché l’Arco Amoroso riapra il più presto possibile”, ha dichiarato. Paradossale, fra l’altro, il fatto che i 10mila euro scarsi per riaprire il piano terra funzionale alle mostre, ai Lavori pubblici ci sono, pronti per attivare i lavori. A fronte di tale scenario, più che giustificata la recente protesta del Circolo culturale Carlo Antognini di Ancona, noto in città per l’alto livello qualitativo degli eventi organizzati in passato anche all’Arco Amoroso. “Ci vuole un po’ di pazienza”, ha risposto con finalità tranquillizzanti l’assessore Marasca. Presto tornerà a disposizione delle associazioni che organizzano mostre e altre iniziative e quindi fruibile dai cittadini, la sostanza della promessa dell’assessore alla Cultura. Leciti i dubbi sul “presto”. Dopo ingiustificati mesi di ritardo, sta ora infatti all’assessore Manarini, competente per il Patrimonio, concretizzare la promessa del collega Marasca, affiché, come ha denunciato il Circolo Antognini, “Ancona, già povera di spazi culturali, non sia ancora più penalizzata in questo senso, assieme ai tanti artisti, tra cui i nostri, costretti ad usufruire della sala in via Fanti di Palazzo Camerata”. Infine, una domanda senza risposta: come mai la Provincia, prima dell’interessamento del dirigente comunale Del Pesce, non si è mai posta il problema della messa a norma e di quello dei lavori necessari, anche per la sicurezza, all’Arco Amoroso?

Niente più arte in centro, la protesta del circolo culturale Antognini

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