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Occupazione e export:
Marche più lente dell’Italia,
Ancona perde 10mila posti di lavoro

ECONOMIA – La Camera di Commercio di Ancona presenta i dati della 16esima giornata dell'economia. Il Paese cresce meno dell'Eurozona e la Regione si attesta sotto la media nazionale. Capoluogo e provincia arretrano, per la prima volta tasso di disoccupazione superiore al dato italiano. “Export, digitale e turismo per sostenere la ripresa” commenta il presidente Giorgio Cataldi
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Da sinistra, Massimiliano Polacco, Giorgio Cataldi, Michele De Vita e Gianl Luca Gregori

 

Nel treno della ripresa guidata dalle locomotive dell’Eurozona, l’Italia è uno dei vagoni di coda. E le Marche e Ancona in particolare siedono negli scompartimenti di ultima fila. La Camera di Commercio di Ancona presenta i dati della 16esima giornata dell’economia, fanno sperare i timidi segnali positivi, ma la Regione arranca rispetto al contesto italiano e internazionale. Occupazione e export crescono meno del resto del Paese, ad Ancona e provincia il mercato del lavoro si arresta. Ad illustrare i dati il pro rettore Univpm Gian Luca Gregori, con il presidente della Camera di Commercio di Ancona Giorgio Cataldi, il vice presidente Massimiliano Polacco, il segretario Michele De Vita, davanti al pubblico di operatori economici e autorità, tra cui il presidente Istao Pietro Marcolini, il generale della Guardia di Finanza Gianfranco Carozza, Andrea Morandi dell’agenzia marittima Morandi. Nel 2017 si rafforza la crescita dell’economia italiana, il cui Pil aumenta in termini reali dell’1,5%, ma lo sviluppo è lento rispetto al 2,4% dell’area euro. Crescita ancora più modesta per le Marche dell’1%, e appena dello 0,9% per la provincia di Ancona. Per la prima volta, il tasso di disoccupazione locale supera quello nazionale: nelle Marche il tasso di disoccupazione è stabile al 10,6% rispetto al 2016, inferiore all’11,2% italiano ( – 0,5% rispetto 2016), mentre la provincia di Ancona vede schizzare il dato dal 9,5% al 12,5%, peggiore performance marchigiana. In termini assoluti, la provincia di Ancona perde ancora occupati rispetto al dato già negativo del 2016, gli occupati scendono dunque da 196mila a 186mila, meno 10mila in un anno. Di conseguenza cresce anche il numero di chi cerca un posto di lavoro, con il numero di disoccupati che sfonda la soglia dei 200mila. Mai così male negli ultimi 10 anni. I segnali positivi arrivano dalla riduzione della cassa integrazione. Le ore di Cig autorizzate diminuiscono in un anno di 10 milioni (da 31,8 a 20,2) nelle Marche e di 5 milioni ad Ancona (da 15,6 milioni a 10,5 milioni). Vicino allo zero anche il saldo delle imprese, ma anche qui, Ancona arretra. Nelle Marche, tra cessazioni e nuove iscrizioni, il tasso di crescita delle aziende è + 0,28, con un saldo positivo di 491 aziende e un totale di 150mila imprese attive, dato comunque più basso della media nazionale che cresce dello 0,75. Segno meno solo ad Ancona: – 0,33 nel tasso di crescita annuale, saldo negativo di 154 aziende, ne restano attive 40.561. Se la crescita italiana è trainata dall’export, le Marche addirittura perdono terreno. Per il sistema Italia le esportazioni crescono del 7,4% dal 2016, nelle Marche invece indietreggiano del 2% e in termini assoluti diminuiscono ad un valore di 11,7 miliardi di euro, penalizzata dalla consistente diminuzioni delle esportazioni del farmaceutico di Ascoli ( -11,7%). In controtendenza Ancona che vede aumentare le esportazioni dell’1,5% per un valore complessivo di 3,8 miliardi di euro. A trainare è sempre la meccanica, nonostante una perdita dello 0,4%, resta un settore da 952 milioni di euro, continua la crisi del bianco che segna un – 8,3% nell’export di elettrodomestici, a riportare in positivo la bilancia sono la nautica, l’aumento del 59% dei mezzi di trasporto per 134 milioni di euro e del 43% del coke e dei prodotti petroliferi raffinati dell’Api pari a 152 milioni di euro. Complessivamente, l’export di Ancona si attesta stabilmente sull’80% dei valori pre crisi. I mercati esteri vedono una riduzione di Germania e Francia ( – 4 % e – 5,1%) a favore di nuovi mercati come Cina (+38%) e Spagna (+9%). Infine, Gregori riserva un appunto sul turismo: nelle Marche e ad Ancona solo il 18% di tutti i visitatori sono stranieri, un dato troppo basso rispetto alle potenzialità del settore. Questa è stata l’ultima edizione della giornata dell’economia per la Camera di Commercio di Ancona, che dal prossimo anno entrerà nell’ente camerale unico marchigiano, l’appuntamento è diventato perciò l’occasione per tirare le somme dell’impegno a favore delle imprese. Negli anni 2015-2017, la Camera di Commercio ha impegnato un totale di 6,2 milioni di euro in progetti a sostegno delle imprese, nonostante la riduzione del 50% delle entrate dei diritti camerali, ha ricordato il segretario De Vita, sottolineando in particolare che l’ente camerale porterà in dote alla Camera delle Marche l’unico sportello patenti e brevetti presente nella regione, che nell’ultimo biennio ha registrato 1059 brevetti e marchi registrati. “Occorre puntare su ambiti connessi alle specificità locali, che richiedono ancora molto supporto e valorizzazione – commenta il presidente Cataldi -. Penso all’agroalimentare, che cresce ma porta ancora un contributo esiguo, rispetto alle potenzialità, al valore del nostro export ma anche al turismo: occorre aumentare il grado di internazionalità del territorio, la capacità di essere interessanti come mete di destinazione turistica, d’affari, di studio. Occorre continuare a tenere alta la guardia perché l’uscita dalla crisi procede a rilento, con le Marche in affanno anche rispetto al quadro nazionale, che mostra tenui segnali di ripresa, in un momento come questo le imprese hanno bisogno di tutto il supporto delle istituzioni, in particolare del sistema camerale”.

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