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Prima gli rubano il giubbotto,
poi lo prendono a pugni
per il cellulare: in tre nei guai

ANCONA - I fatti, accaduti nel marzo 2015 a Moie, hanno dato vita a un inchiesta sbarcata in tribunale. Oggi, l'udienza preliminare per due dei tre ragazzi denunciati dalla vittima, accusati a vario titolo di furto, rapina impropria e lesioni personali
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Il tribunale di Ancona

 

Prima gli rubano il giubbotto che aveva lasciato sul tavolo di un bar per nasconderglielo in un cespuglio, poi lo prendono a pugni e gli strappano il cellulare: in tre finiscono in tribunale per reati, contestati a vario titolo, come lesioni personali, rapina impropria e furto. Del gruppetto fanno parte una donna e due uomini, tutti residenti in Vallesina e tra i 30 e i 35 anni. Se la quota rosa ha visto stralciare la sua posizione per una messa alla prova stabilita dal giudice, gli altri due questa mattina hanno dovuto affrontare l’udienza preliminare. Uno (fratello della donna) è stato condannato a scontare due anni e quattro mesi di reclusione, l’altro è stato rinviato a giudizio a dicembre 2018. La vittima, uno jesino, non si è costituita parte civile. I fatti erano accaduti nel marzo 2015 in un bar di Moie. La vittima, tornando dal bagno del locale, aveva visto che il suo giubbotto era sparito. Non ci aveva messo molto a capire che dietro il furto c’era un gruppetto composto da una donna e due uomini, anche grazie alla testimonianza della barista. Lo jesino, uscendo dal locale per recuperare la giacca nascosta dietro a un cespuglio, si era imbattuto nella parte femminile del trio. Stando all’accusa, lei lo aveva affrontato scagliandogli un paio di cazzotti contro il viso. Frattanto che si consumasse l’aggressione, uno l’avrebbe tenuto fermo prendendolo per i polsi. Strattonato e malmenato, alla vittima era caduto il cellulare. A quel punto, il terzo aguzzino lo avrebbe preso in mano. Lo jesino, una volta tornato libero, si era fiondato per recuperarlo, ma era stato spintonato ancora. Alla fine, era stato necessario l’intervento degli agenti del Commissariato di Jesi per sedare la situazione.

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