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Con l’uscita Brexit ‘hard’
a rischio 4,5 milioni
di esportazioni agroalimentari

ANCONA - I timori della Coldiretti espressi da Maria Letizia Gardoni, presidente dell'associazione di categoria di Ancona. "Il Regno Unito è per noi una frontiera economicamente interessante a patto che non renda legittima l'etichettatura a semaforo, metodo fuorviante e ingannevole, che demonizza i prodotti simbolo della dieta mediterranea e di cui la provincia di Ancona è un'eccellente fornitrice" sottolinea
martedì 10 luglio 2018 - Ore 14:36
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“Un eventuale mancato accordo tra Gran Bretagna e Ue sulla Brexit metterebbe a rischio 4,5 milioni di esportazioni di prodotti agroalimentari della provincia di Ancona. Il valore dell’export anconetano verso il Regno Unito rappresenta il 30% dell’intera regione” in quella direttrice. Sono timori di Coldiretti Ancona per le incertezze legate alla difficile trattativa tra le parti a cui si aggiungono le dimissioni di ministri del Governo May. Con l’uscita dall’Ue e l’addio al libero scambio “potrebbe imporsi una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane come l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo nei supermercati inglesi e boccia ingiustamente quasi l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop)”.

Maria Letizia Gardoni

“Ci auguriamo che le trattative commerciali – commenta la presidente di Coldiretti Ancona Maria Letizia Gardoni – possano quantomeno stabilizzare la quota di export di prodotti di qualità che dalla nostra provincia arrivano oltremanica. Il Regno Unito è per noi una frontiera economicamente interessante a patto che non renda legittima l’etichettatura a semaforo, metodo fuorviante e ingannevole, che demonizza i prodotti simbolo della dieta mediterranea e di cui la provincia di Ancona è un’eccellente fornitrice”. L’etichetta semaforo indica con i bollini rosso, giallo o verde il contenuto di nutrienti critici per la salute come grassi, sali e zuccheri, ma non basandosi sulle quantità effettivamente consumate, bensì solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze. “Questo – conclude la Gardoni- porta a conclusioni fuorvianti arrivando a promuovere cibi spazzatura come le bevande gassate dalla ricetta ignota e a bocciare prodotti di qualità ma anche un elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva”.

 

 

 

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