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Danni per quasi metà del raccolto,
a rischio la produzione
di olio marchigiano

ANCONA - A lanciare l'allarme la Cna della provincia. Le nevicate e le gelate di inizio anno e gli acquazzoni e le grandinate di luglio e agosto hanno compromesso non solo le inflorescenze, ma anche parti di tronco. La situazione di crisi non colpisce solo i produttori, in particolare quelli dell'Evo Igp Marche, ma di tutto l'indotto dai frantoi agli agriturismi
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Un’immagine dei danni prodotti dal maltempo negli uliveti

 

 

A rischio la produzione dell’olio marchigiano. L’allarme lanciato dalla Cna Agroalimentare di Ancona. Le previsioni per la raccolta delle olive e la produzione di olio non sono buone a causa dell’annata climatica particolare.
Le superfici olivetate del territorio marchigiano hanno subito danni approssimativi medi del 50%, con punte in alcune zone fino al 80%, causati dal maltempo che ha colpito le nostre campagne nei mesi di febbraio e marzo del 2018, quando si sono verificate forti nevicate trasformate in gelate che hanno sfiorato i 12 gradi sotto zero. «I danni – spiega Anna Elisabetta Fenucci del coordinamento Cna Agroalimentare di Ancona – non riguardano solo i rami di 1/2 anni e le inflorescenze, ma anche le braccia principali ed il tronco, dal quale il gelo è riuscito a spaccare la corteccia».
Alle nevicate si sono poi aggiunti i forti temporali dei mesi di luglio ed agosto caratterizzati non solo da abbondanti piogge, ma anche da grandinate, che in alcuni casi hanno spazzato via interi raccolti. La mappatura regionale dei danni subiti dagli oliveti offre una fotografia a macchia di leopardo, con zone particolarmente colpite sia nell’area marina sia in quella collinare. «Il gelo non ha fatto distinzioni – riprende Fenucci – tanto che la Mignola (coltivazione autoctona del maceratese ma coltivata anche in molte altre zone marchigiane) ha riportato ingenti danni, nonostante sia considerata una delle più resistenti al freddo».
La situazione venutasi a creare ha causato un effetto a catena, colpendo produttori olivicoli ma anche tutto l’indotto. «La nuova “Igp Marche” dell’olio extravergine di oliva, nata dopo tanto lavoro lo scorso anno – fanno sapere dalla Cna –, subirà sicuramente un forte arresto per la mancata produzione da parte delle poche aziende agricole ad oggi certificate. Molto probabilmente altre aziende agricole non vorranno aggiungersi, non avendo un minimo di produzione tale da coprirne i costi. Gli stessi frantoi hanno già calcolato approssimativamente un calo medio del 50% del lavoro di trasformazione, tanto che nelle giovani imprese sarà difficile, addirittura, coprire le rate dei mutui o le spese vive, causando un arresto nell’apertura di nuove imprese o una lievitazione dei prezzi della molitura. Ciò potrebbe costringere i produttori di nocciolino e loro semilavorati ad acquistare il prodotto da altre regioni o addirittura all’estero. Reazioni anche negli agriturismi che, potendo utilizzare solo prodotti della propria azienda o di altre aziende agricole, si troveranno davanti grosse difficoltà soprattutto se usano solo olio Evo Igp Marche».
«La situazione è davvero delicata – conclude Fenucci  –. Ci ripromettiamo di lavorare su due versanti: da un parte cercare di salvare il salvabile prevedendo deroghe per le attività e risarcimenti per i produttori, dall’altro pensare al futuro. Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento delle calamità naturali di forte intensità ed oggi esistono assicurazioni che coprono i danni, o parte di essi, subiti da edifici o dalle infrastrutture viarie, ma non esiste tutela per i prodotti agricoli a meno che non siano frutti pendenti, in quanto coperti almeno in parte dalle convenzioni sottoscritte tramite il Consorzio di difesa delle attività produttive. Cna sta ipotizzando di avviare trattative con alcune assicurazioni private per garantire una possibile copertura o di proporre l’istituzione di un fondo agricolo per le calamità».

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