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Rettile preistorico sul Conero:
trovate 11 orme di 110 milioni di anni

LA RICERCA nel segno di Unicam. Il 18 ottobre a Camerino, in occasione della settimana del pianeta Terra, verranno mostrate immagini esclusive dell'animale preistorico, chiamato Siro in onore dell'area di Sirolo dove è avvenuto il ritrovamento. In tutto il mondo esistono solo altri due siti con caratteristiche simili. La ricerca non è ancora stata divulgata
lunedì 8 ottobre 2018 - Ore 20:22
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Una ricostruzione di come poteva apparire il rettile Siro nelle acque

di Marco Ribechi

Un rettile preistorico a passeggio sul Monte Conero. E’ la straordinaria scoperta di un gruppo di ricercatori che ha identificato tracce di un tetrapode sulla parete della montagna costiera. La scoperta, ancora non divulgata, sarà oggetto di un apposito convegno a Camerino durante la Settimana nazionale del Pianeta Terra durante il quale verranno mostrate delle immagini esclusive. Il rettile marino, chiamato Siro in onore di Sirolo, area dei ritrovamenti, avrebbe lasciato 11 orme del suo passaggio avvenuto circa 110 milioni di anni fa; in tutto il mondo esistono solo altri due siti simili, uno in Cina e l’altro nella provincia di Pesaro Urbino. «Si tratta di un tetrapode – spiega il geologo Giuseppe Crocetti – ovvero un rettile marino a quattro zampe, la cui caratteristica è di avere arti pinnati. Le impronte rinvenute seguono un percorso rettilineo abbastanza regolare, è quello che in gergo viene chiamata pista».

Luca Natali, l’archeologo che per primo ha notato le impronte

Le impronte si trovano sulla parete del Monte Conero, ad una pendenza tra i 40 e i 60 gradi. Le rocce che affiorano nel Conero in corrispondenza del ritrovamento si sono formate in un fondale marino di grande profondità, presumibilmente fino a 200 metri. Il lavoro di identificazione è durato quasi quattro anni e tutto è partito dall’intuito di Luca Natali, archeologo ed esploratore, che per primo ha notato la particolare traccia. «E’ stato un lavoro di equipe lungo e complesso – spiega Natali –  i cui risultati li sveleremo in parte durante la manifestazione e in parte nella presentazione ufficiale che seguirà l’uscita imminente della relativa pubblicazione scientifica». Oltre all’archeologo Natali e al geologo Crocetti il gruppo si avvale del biologo Alessandro Blasetti. La scoperta delle 11 impronte di dimensione tra i 15 e i 25 centimetri rappresenta anche una piccola rivoluzione in ambito scientifico, perché vi è sempre stato molto scetticismo nell’accettare che possano essere state lasciate tracce anche in mare profondo, «su un sedimento – spiega Crocetti – non ancora diagenizzato composto da fango carbonatico» come invece appare dal rinvenimento sul Conero. «Le ricerche sono state effettuate dal Museo delle Scienze dell’Università di Camerino – spiega ancora Crocetti – a cui Natali si è rivolto confidando nella prestigiosa “scuola di geologia” dell’Ateneo camerte, di cui fa parte anche Gilberto Pambianchi, direttore del Sistema Museale. Da quel momento ci siamo attivati nella ricerca sotto la supervisione di Stefano Finocchi della “Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche” con sede ad Ancona e con le autorizzazioni per l’accesso all’area del Parco del Conero, che ha delegato Filippo Invernizzi nel seguire le fasi della campagna di indagine». Il Monte Conero si rivela così ancora una volta un’area di estremo interesse e la scoperta potrebbe spingere verso un’ulteriore valorizzazione e protezione di tutta l’area.

L’area del ritrovamento

Giovedì 18 ottobre all’Auditorium Benedetto XIII dalle 9,30 alle 12 quindi l’incontro “Siro e le orme mesozoiche scoperte sul Monte Conero”. L’appuntamento, aperto a tutti, sarà dedicato in particolare agli studenti delle scuole superiori che ripercorreranno la storia del territorio del Monte Conero ricoperto circa 210 milioni di anni fa dalle acque di un antico oceano chiamato Tetide, mentre la terraferma era popolata da dinosauri di ogni genere. La 6a edizione della Settimana del Pianeta Terra è dedicata alla scoperta delle risorse naturali: montagne e ghiacciai, grandi laghi, fiumi, colline, coste e paesaggi marini, isole, vulcani. Le Marche sono in prima fila sul fronte della geoscienza e dell’Associazione Settimana del Pianeta Terra, il cui presidente è Rodolfo Coccioni, ordinario di Paleontologia e Paleoecologia all’Università degli Studi di Urbino. Fra gli eventi in programma anche passeggiate lungo il sentiero che conduce alla Grotta del Mezzogiorno e al Foro degli Occhialoni all’interno del Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi; un viaggio di circa 140 chilometri dalle dolci colline dell’antico ducato di Urbino agli aspri versanti di Monte Nerone, proseguendo poi verso la suggestiva Gola del Furlo; sulle tracce della storia attraverso il Parco geo-paleontologico-archeologico Valle dell’Elce di Gagliole nell’appennino maceratese, dove affiora una successione completa e continua di rocce e sedimenti che rappresentano gli ultimi 200 milioni di anni della storia del territorio.

Giuseppe Crocetti

Alessandro Blasetti

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