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«Animali malnutriti, malati
e pieni di zecche»: in tribunale
le testimonianze sul canile lager

ANCONA - Sono state ascoltate oggi nell'ambito del processo su un canile nei pressi di Corinaldo e per cui sono imputati i gestori e un veterinario dell'Asur. A deporre in aula, i volontari dell'associazione Amici Animali di Osimo. All'epoca dei fatti, frequentavano la struttura di ricovero durante il weekend per occuparsi dei cani, una sessantina in totale
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Foto d’archivio

 

«Tutti gli animali avevano le zecche e quelli malati non venivano curati. Erano stipati in dei box fatiscenti, con le reti metalliche arrugginite. Alcuni non potevano neanche ripararsi dalla pioggia». Sono queste le parole dette oggi in udienza dai volontari dell’associazione Amici Animali di Osimo, l’onlus che nel fine settimana si occupava gratuitamente di un canile in zona Corinaldo, dove trovavano ricovero una sessantina di cani di proprietà dei vari comuni limitrofi. La struttura era stata messa sotto sequestro nell’ottobre 2012 dopo un blitz eseguito dagli operatori del Nucleo Vigilanza Zoofila di Ancona. Sotto processo ci sono attualmente i gestori del canile, marito e moglie, e un veterinario dell’Asur. Le accuse, a vario titolo, sono abbandono e uccisione di animali e tentata truffa. I gestori, stando alla procura, avrebbero lasciato i box nel più completo degrado, non occupandosi adeguatamente degli ospiti a quattro zampe. Avrebbero inoltre simulato l’adozione da parte di un loro parente di un cane malato per ottenere un contributo monetario da parte del comune che aveva affidato l’animale alla struttura ricettiva. Per quanto riguarda il veterinario, secondo le accuse non avrebbe accuratamente visitato un cane, omettendo di prescrivere una cura specifica e portandolo così verso la morte. Diky non è stato il solo a decedere. Stando a quanto rilevato all’epoca delle indagini, Gionny avrebbe smesso di vivere dopo essere stato lasciato per giorni senza cibo e sotto al sole. Al processo è parte civile Legambiente Marche, rappresentata dall’avvocato Tommaso Rossi. Un testimone dell’accusa, che andava al canile di sabato: «I cani erano molto nervosi e spesso quando uscivano dai box si azzannavano tra loro. Segno che durante il resto della settimana non si muovevano molto dai loro stalli, fatiscenti e dotati di reti arrugginite. Alcuni cani erano feriti e nei box si potevano trovare delle chiazze di sangue. Un volontario dell’associazione ha adottato una cagnolina, Birba, perchè aveva una ferita infetta». Un’altra volontaria della onlus: «Quando venivo al canile, non trovavo nè acqua nè cibo. Tutti i cani avevano le zecche e ogni volta dovevamo toglierle. Se gli animali erano malati non venivano curati. Un giorno, poco prima di Natale, ho trovato una cagnolina separata dagli altri. Aveva la coda mozzata. Sono tornata dopo le vacanze e non era stata ancora stata sottoposta alle cure necessarie. Dove veniva tenuta c’era un odore di carne putrefatta». Il processo continuerà il 21 maggio con i testimoni della difesa.

 

 

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