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Crac Banca Marche, Comune di Jesi
e Unione Nazionale consumatori
esclusi dal processo

ANCONA - I due enti non sono stati ammessi come parte civile al procedimento nato dal fallimento dell'istituto di credito e che ha portato alla sbarra tredici imputati. I giudici hanno anche rigettato la richiesta di chiamare in causa Ubi come responsabile civile
lunedì 8 Luglio 2019 - Ore 19:30
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Foto d’archivio

 

Comune di Jesi e Unione Nazionale Nazionale consumatori fuori dal processo per il default miliardario di Banca Marche. Ai due enti è stata respinta questo pomeriggio la richiesta di costituzione di parte civile avanzata durante le scorse udienze e a cui si erano opposti le difese dei tredici indagati. Doccia fredda, dunque, per l’Amministrazione guidata dal sindaco Bacci, la prima e unica a intraprendere un’azione legale per partecipare al procedimento, e per l’associazione guidata dall’avvocato Corrado Canafoglia che, comunque, continuerà a sostenere gli interessi delle singole parti offese. Estromessi anche sette risparmiatori. Al processo parteciperanno come parti civili circa 3400 soggetti, tra ex risparmiatori, obbligazionisti, azionisti, fondazioni e associazioni di consumatori. Tra i ‘beffati’ c’è anche Bankitalia. Il collegio penale, presieduto dal giudice Francesca Grassi, ha anche rigettato la richiesta presentata da alcune parti offese di chiamare come responsabile civile Ubi Banca. La prossima udienza è stata fissata per il 9 settembre. Si aprirà il dibattimento e man mano sfileranno i testimoni. Per quanto riguarda il Comune di Jesi, rappresentato dall’avvocato Alessandro Sorana, il giudice Grassi ha stabilito come non possa essersi un collegamento diretto tra i reati contestati ai tredici imputati, legati al crac della banca, e i danni lamentati dall’Amministrazione Bacci. Tra questi, c’erano la perdita di chance, il danno all’immagine, il danno allo sviluppo economico del territorio, il danno potenziale da riduzione delle entrate fiscali. Sul fronte Unione Nazionale Consumatori il giudice ha accolto le osservazioni delle difese che puntavano soprattutto sul fatto che, al momento dei fatti contestati dalla procura, l’associazione avesse  uno statuto eccessivamente generico, tale da obliterare il requisito del perseguimento dell’interesse in via esclusiva o prevalente.

(Fe.Ser.)

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