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Marta Negrini e Giovanni Sala,
amore da favola nato allo Sferisterio (Foto)

INTERVISTA - Il tenore di Fabriano che interpreta Macduff nel Macbeth di Emma Dante e la coreografa raccontano come Macerata li ha fatti innamorare. Questa sera hanno festeggiato con i cento cittadini, saliti l'anno scorso sul palco del Flauto magico, il loro fidanzamento. A settembre le nozze
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Giovanni Sala e Marta Negrini  durante la festa di fidanzamento di questa sera

di Maria Stefania Gelsomini (foto di Fabio Falcioni)

Galeotto fu il debutto e chi lo visse. Allo Sferisterio non nascono solo spettacoli e opere liriche ma spesso anche storie d’amore, e a volte bellissime favole a lieto fine. Come quella fra Giovanni Sala e Marta Negrini, che nel giro di un anno si sono conosciuti, fidanzati e fra un mese esatto si sposeranno. Lui è il tenore che quest’anno interpreta, applauditissimo, Macduff nel trionfale Macbeth di Emma Dante, lei la coreografa che dirige i laboratori per la Notte dell’Opera. Li incontro in una mattina piena di sole, tra una prova e l’altra, per farmi raccontare com’è andata, e superato l’iniziale reciproco imbarazzo (il mio di dover entrare nella vita privata di due ragazzi mai visti prima, il loro per la sorpresa di doverne dare notizia, pubblicamente, sulle pagine di un giornale), la nostra chiacchierata in un cortile dell’università diventa subito una confidenza fra vecchi amici, il racconto di una grande storia d’amore che entrambi hanno voglia di condividere senza trascurare il minimo dettaglio.
L’idea era quella di fare un’intervista doppia: stessa domanda a entrambi, ognuno con la sua risposta. Ma poi è successo che le risposte, Giovanni e Marta, le davano insieme, l’uno completando le parole dell’altra, sempre guardandosi negli occhi, in una condizione costante di calma e serenità che loro stessi riconoscono di vivere da quando stanno insieme, persino adesso, che si ritrovano ad appena un mese dalle nozze.
Lui, tenore, ventisette ani, nato a Lecco ma cresciuto musicalmente a Como, lei, coreografa, trentadue anni, romana di origine romana ma fabrianese d’adozione.

Come vi siete incontrati?
Marta: ottobre 2017, ero coreografa per una Traviata a Parma, sono andata a vedere le generali di Stiffelio ed esco da lì con un magnetismo enorme per Raffaele, vado a informarmi su chi fosse quel tenore, dicendo fra me “magari tutti i tenori fossero così, quale emotività trapela quando canta…”, e quel tenore si chiamava Giovanni Sala. Ma chi è questo Giovanni Sala? Rimango impressionata da questa presenza, ma finisce lì. Poi, ad aprile 2018, quando facciamo il primo incontro qui a Macerata con Ron (il coreografo Ron Howell di cui Marta era assistente) Vick e i 100 cittadini, c’era Giovanni Sala, il quale durante questo workshop…
Giovanni: eh ma questo lo racconto io! Il primo contatto con lei l’ho avuto proprio quel giorno, il 7 aprile 2018. Sono arrivato a Macerata per la prima volta in vita mia, un po’ spaesato, perché non conoscevo il posto, non conoscevo nessuno, e anche perché Vick mi aveva solo detto di venire ma nulla di cosa dovessi fare. Lì mi ha fatto cantare, e il coreografo ci ha fatto fare degli esercizi di conoscenza fra tutti noi. E mentre giravo, ho visto questa ragazza vestita di giallo, aveva una maglietta gialla bellissima, che era proprio un sole. All’epoca ero fidanzato, ma mi aveva colpito molto. Poi, finito il workshop, ci siamo messi tutti in fila perché lei segnava i nominativi delle persone, e quando è arrivata a me ho detto “ma devo scriverlo anch’io il mio nome?”, e lei sostiene che lo abbia detto andando a due millimetri dal suo viso.
Marta: io vedevo che durante gli esercizi lui tentava di avvicinarsi…
Giovanni: perché volevo conoscerla, però non sono mai riuscito a incrociarla, a parlarci, giravo giravo ma non ci si incontrava mai…

Ma avresti voluto?
Giovanni: e certo! ma dato che non ci sono riuscito durante gli esercizi, mi son buttato alla fine.
Marta: io lo sentivo…

Quindi un colpo di fulmine?
Giovanni: sì, però diciamo che non è successo proprio lì. Lì ci siamo “sentiti”.
Marta: la cosa particolare è che abbiamo iniziato a lavorare l’11 giugno, ma io ero molto concentrata sui cittadini. Per me è stato un percorso anche di ricerca personale, per la prima volta dopo tanti anni mi sono detta “devo concentrarmi su Marta, sul lavoro”, non volevo sapere più nulla di uomini e storie d’amore. Abbiamo lavorato due settimane insieme senza alcun tipo di contatto diretto. Lavoravamo e basta, con tanto rispetto, 24 ore su 24.
Giovanni: io quando lavoro sono molto concentrato e poi l’anno scorso abitavo fuori Macerata, non avevo la macchina e finito di lavorare tornavo a casa, quindi per due settimane non ci siamo mai incontrati fuori dal lavoro.

Ma a questo punto, il destino ha messo sulla vostra strada una terza persona che ha favorito finalmente il vostro incontro
Giovanni: sì, Alberto Signori, un amico comune che canta nel coro, che ho conosciuto lo scorso anno per caso proprio a Fabriano in occasione di alcuni concerti. Lui conosceva Marta da bambina, cantava con la sua mamma. Insomma, ci sono stati dei legami e degli intrecci strani. Lui sapeva che io non stavo molto bene a livello sentimentale, e sapeva che Marta…
Marta: secondo me – interviene interrompendolo – non ha ragionato in quel modo, secondo me semplicemente qual giorno mi ha detto “vieni qua”.
Giovanni: secondo te non l’ha organizzata? Lui dice di sì…

Allora com’è andata esattamente?
Marta: una sera io esco dall’arena alle due di notte, con lo zaino, il computer, in tuta. Alberto mi dice “fermati con noi”, ma io volevo tornare a casa. Poi però ho accettato, e mi sono fermata. Di fronte, seduto davanti a me, c’è Giovanni.
Giovanni: era una delle poche sere in cui ho detto “stasera mi fermo a bere una birra con i miei colleghi”. Torno da una chiamata e me la trovo davanti, lì, in un pub di piazza Mazzini.
Marta: iniziamo a parlare e il resto del mondo scompare.
Giovanni: da quella prima notte fra il 30 giugno e il 1° luglio è successo tutto piuttosto in fretta, è stato un crescendo, veloce sì ma poi neanche tanto, è stato un percorso molto pulito.
Marta: veloce nei tempi ma anche molto rispettoso, perché parlavamo molto, molti caffè, molti scambi di brani musicali.

Quando il primo bacio?
Marta: la sera della prima del Flauto magico, il 20 luglio 2018.

E da lì non vi siete più lasciati, fino a decidere di sposarvi…
Marta: lo sviluppo successivo è venuto tutto in modo molto naturale. Un anno, a pensarci, è poco, poi col lavoro che facciamo, chi da una parte, chi dall’altra, ma per me, dopo che ci siamo incontrati è stato: “non sapevo che mi mancasse una parte” e quindi mi ha completato. Poi non abbiamo avuto bisogno di dire vediamo, ci conosciamo, proviamo. Per me Giovanni c’è da sempre, è come se io fossi nata e lui già c’era. Io mi sono innamorata per la prima volta a 32 anni. Lo capisci quando succede.
Giovanni: anch’io. Succede che c’è una grande libertà in qualsiasi cosa, non c’è mai paura del dialogo, di parlare, di rivelare qualsiasi cosa all’istante. Il 20 luglio abbiamo fatto un anno che stiamo insieme, perché il fidanzamento ufficiale è avvenuto a gennaio, ma a me sembra che stiamo insieme da sempre.

Le vostre famiglie come l’hanno presa?
Marta: nella mia famiglia, mio padre, i miei fratelli, sono tutti così sereni, perché sentono che è la persona giusta per me.
Giovanni: benissimo, ed è successo da subito! Abbiamo entrambi famiglie numerose, sia io che lei siamo cinque figli, e sia io che lei siamo i terzi: io ho quattro sorelle, Marta ha due sorelle e due fratelli.

Un’altra coincidenza incredibile, che parla quasi di predestinazione. Fate una vita complicata, sempre in giro per il mondo, dove andrete a vivere?
Marta: abbiamo pensato di acquistare una roulotte, dice scherzando.
Giovanni: io l’ho pensato davvero, un bel camper grande…
Marta: partiremo subito dopo il matrimonio senza viaggio di nozze perché Giovanni va in Corea e io lo seguo. Abbiamo la base a Fabriano, una casa a Roma e una casa a Como. Adesso stiamo insieme finché non troviamo un posto che sarà quello giusto in cui tornare. Inizialmente l’dea era di vivere in una città dove ci fosse l’aeroporto, ma forse, stando sempre in giro, magari sceglieremo una casa tranquilla in riva al mare. Questo non ci spaventa, non abbiamo detto prima ci sistemiamo e poi ci sposiamo, vediamo il matrimonio come l’inizio e non la conclusione di un percorso.

Tu Marta continuerai a lavorare?
Marta: sì certo, ma abbiamo deciso, come abbiamo fatto anche in questo anno in cui avevamo tutti impegni già presi, di cercare di venirsi incontro il più possibile. Ancora non ci sono dei figli, quindi finché possiamo…
Giovanni: siamo sempre riusciti a incrociarci e alla fine non è così complicato, tra aerei e treni. Stare più di venti giorni senza vederci non è mai successo.

Avete un hobby, una passione che vi unisce al di fuori del lavoro?
Marta: ci piace molto leggere le favole l’uno all’altra, ma anche poesie e libri. Capita spesso che la sera o Giovanni o io, ad alta voce, ci leggiamo una favola, anche a distanza, anche al telefono.

L’opera preferita?
Marta: da ascoltatrice direi I pescatori di perle, e Verdi come compositore. Ero una pucciniana sfegatata ma da un po’ di tempo a questa parte, secondo me Verdi non è paragonabile a niente e nessuno.
Giovanni: è difficile, ogni volta che ne canto una dico questa è la mia preferita. A me piace molto il repertorio francese, quello romantico tipo Manon, Faust, ma anche tantissimo Verdi e Puccini. Per come sono adesso, sto ascoltando anche molti compositori del Novecento.

Questa sera la vostra grande festa di fidanzamento a Macerata con i 100 cittadini
Marta: abbiamo scelto di festeggiare con loro in quanto sono un po’ i testimoni della nostra storia. C’è un evento particolare che è successo l’anno scorso. Una cittadina ha ricamato all’uncinetto un pizzo per il corredo dicendoci: “questo è per voi perché sono convinta che potrete utilizzarlo per il vostro matrimonio”.
Giovanni: e tra l’altro ci aveva anche detto quando: “vi sposerete a settembre”.

Beh, potevate prenderla fra le streghe del Macbeth! Avete stabilito un bel legame forte con loro.
Giovanni: forse loro l’hanno percepito anche prima di noi.
Marta: con i cittadini si è creata una sorta di grande famiglia, stando sempre insieme. Loro lo avvertivano, si respirava nell’aria, vedevano che fra noi c’era questa sintonia così forte che noi stessi ancora non sapevamo. Abbiamo cercato di tenere tutto un po’ riservato, visto anche il contesto lavorativo, ma una volta ci siamo abbracciati dentro una tenda dell’allestimento e qualcuno se n’è accorto. Anche nel laboratorio che sto seguendo adesso per la Notte dell’Opera, lavorando a contatto con l’umanità delle persone senza filtri, preconcetti e pregiudizi, si creano delle relazioni molto forti.

Adesso non resta che affrontare l’ultima recita di Macbeth, e poi scatta il conto alla rovescia per il matrimonio di Marta e Giovanni, che sarà celebrato a Fabriano il 1° settembre, in chiesa, con una festa riservata solo alla famiglia e agli amici più cari.

Foto di gruppo con alcuni dei cento cittadini in viale Trieste dove si è svolta la festa

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