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Il racconto a ‘cuore aperto’
di Capitano Ultimo

OSIMO - Applausi ieri sera nell'auditorium della Lega del Filo d'Oro per Sergio De Caprio che arrestò Toto Riina. L'incontro pubblico nell'ambito del Festival del Giornalismo d'inchiesta delle Marche
domenica 22 Settembre 2019 - Ore 12:14
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Capitano Ultimo durante l’incontro di ieri sera a Osimo

 

Dall’arresto di Totò Riina, ai malintesi sulle indagini Consip. Da eroe antimafia, allo stato di indagato, alla richiesta replicata due volte di cancellare per lui la scorta. Dai momenti di gloria e dall’abbraccio della gente che gli ha infuso coraggio, alle delusioni e al dispiacere di vedere lo staff dei suoi 15 collaboratori demansionato. Capitano Ultimo si è raccontato a ‘cuore aperto’ ieri sera a Osimo nell’ambito del primo incontro pubblico dell’ottavo Festival del giornalismo d’inchiesta delle Marche svolto nell’auditorium della Lega del Filo D’Oro. L’evento è organizzato dai circoli culturali di Osimo JuTer e +76, con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti delle Marche. Un confronto con la platea diretto e applauditissimo, quello di ieri sera.

Capitano Ultimo con Silvia Simoncini organizzatrice del Festival del giornalismo d’inchiesta delle Marche e i due giornalisti che lo hanno intervistato: Patrizia Ginobili e Luca Falcetta

«La stampa non deve essere amica di nessuno – ha detto nel corso della serata l’ufficiale dei carabinieri, al secolo colonnello Sergio De Caprio – La sua ricerca informativa deve essere permanente e al suo interno deve avere i germi della ricerca successiva. Deve essere libera e indipendente. Ai giornalisti dobbiamo dare l’indipendenza economia, questa è libertà. Noi cittadini dovremmo portare questo al centro dell’attenzione pubblica. E questo vale per la difesa di ogni diritto. Abbiamo un’evoluzione dei diritti così bella e alta, poi però per esercitarli, per fare un semplice ricorso al Tar, ci vogliono 1000 euro. Alle fine uno non fa ricorso al Tar perché è mezzo stipendio. Non accettiamo di far valere i nostri diritti perché non siamo in grado di sostererli economicamente e per me questo significa violare la Costituzione, rendere i cittadini indifesi. Sono problemi che dobbiamo affrontare per creare un mondo dove i più giovani possano vivere con dignità, senza sovrastrutture di dominio, capendo che l’unico potere possibile è il bene comune e l’unica fazione è il popolo». La ricerca informativa, d’inchiesta, che svolge un giornalista rispetto a quella affrontata dalle forze dell’ordine è certo di tipo diverso ma per Capitano Ultimo, «la questione è irrilevante se le prove uno le mette sul giornale o le porte in tribunale, l’importante che non siano manipolate, non siano fatte perché prima di iniziare l’attività volevi raggiungere un obiettivo. E’ l’attività che definisce gli obiettivi. Questo è essere onesti».

L’abbraccio tra i due colleghi d’accademia: Capitano Ultimo e il colonnello Gino Briganti

Seduto tra il pubblico anche il colonnello dei carabinieri, ormai in pensione, Gino Briganti, nativo di Osimo e suo collega di Accademia. «Ho riabbracciato il grande amico, compagno di corso Ufficiali (siamo usciti da Via Aurelia nel 1984) e di tante comuni esperienze siciliane (dal 92 al 95), Sergio De Caprio, a tutti noto “Capitano Ultimo” – ha scritto sui social Briganti – È stato bello ed emozionante riascoltare il suo raccontare le esperienze, spesso indicandomi nella platea ove ero seduto. Ho ritrovato, dopo 24 anni, lo stesso Sergio che definivo puro come l’acqua cristallina che sgorga dalla sorgente: passione, determinazione, non disgiunta dalla umiltà, a favore delle comunità dove siamo stati chiamati a servire. Valori nei quali io e lui ci siamo sempre riconosciuti e che ci hanno fatto stimare reciprocamente».

Capitano Ultimo ospite del Festival del giornalismo d’inchiesta

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