facebook rss

Museo della Città, manca solo un passo
Ripartiti gli scavi archeologici

ANCONA - Entro la fine del mese saranno completati gli allestimenti della nuova ala della struttura, poi dovrebbe arrivare l'agibilità. Intanto continuano a riaffiorare reperti dal sottosuolo
Print Friendly, PDF & Email

Il Museo della città

 

di Giampaolo Milzi

Finalmente un grosso passo avanti, il penultimo, affinché la nuova ala del Museo della Città, ad Ancona, possa davvero diventare tale. Entro la fine del mese saranno completati gli allestimenti della nuova parte della struttura – con ingresso principale in via Buoncompagno, a due passi dalla Mensa del povero (l’ingresso vero e proprio di tutto il complesso è in piazza del Plebiscito) – destinata ad ospitare opere di vario tipo sulla storia del ‘900 del capoluogo marchigiano. Nel frattempo finalmente sono ripresi, grazie ad un nuovo finanziamento ministeriale, gli scavi archeologici che durante le prime fasi del cantiere avevano riportato alla luce reperti preziosi, capace di raccontare una pagina importante dello sviluppo stratigrafico-urbanistico di Ancona in quell’area, dall’età repubblicana dell’Urbs Dorica al periodo rinascimentale. Una volta terminate le operazioni di arredo e delineazione del nuovo percorso espositivo, ecco l’ultimo step, quello che ha determinato una parte dei significativi ritardi – visto che l’inaugurazione formale (ma affatto sostanziale) della nuova ala museale era avvenuta addirittura il 19 aprile 2018 –  ovvero la comunicazione da parte del settore comunale Lavori pubblici a quello Cultura del “fine lavori” e soprattutto della pubblica agibilità. Solo allora la direzione Cultura comunale potrà prendere in carico la gestione dell’edificio integrativo, caratterizzato da architettura e design molto moderni, con uso di pannelli di copertura esterna di colore marrone sfumato, con ampie vetrate su una parete laterale e una terrazza di 600 mq che dà su piazza del Plebiscito.

Varie le cause degli estenuanti ritardi per il “vero” taglio del nastro, manifestatesi fin dall’inizio: messa a punto definitiva per la sicurezza, verifica della piena corrispondenza a norma dei materiali utilizzati; problemi burocratici con le imprese di cantiere, nel montaggio dell’impiantistica di servizio e nella copertura della tettoia-terrazzata. Ritardi che hanno determinato lo spostamento dell’evento “Ancona e il Sessantotto” e il rinvio a data da destinarsi di una mostra di Caterina Murri, in arte “Cate Ra”, con disegni di Ancona (tuttavia si erano tenute l’esposizione dei più importanti oggetti di design dal celebre Achille Castiglioni conclusasi il 23 aprile 2018, e nel febbraio scorso un evento legato al Carnevale). Ma tant’è, ad ottobre, finiti gli allestimenti interni, ricevuti gli ok di collaudo dai vigili del fuoco e il già citato certificato di pubblica agibilità, si volta pagina. Secondo i vecchi piani della Direzione comunale Cultura, il nuovo plesso, oltre all’area dedicata al XX secolo, dovrebbe ospitare una fototeca storica con archivio e uno spazio d’aggregazione per studenti universitari e altri studiosi, con laboratori e incontri aperti a tutti i cittadini, che saranno più coinvolti nel progetto “Spazio presente”, che consentirà loro di presentare proposte e donare opere di collezioni private. Già, le opere, le esposizioni temporanee, oltre alla dotazione già presente da sistemare. Ottimista l’assessore alla Cultura Paolo Marasca, pur non volendosi sbilanciare sui tempi entro cui il nuovo plesso entrerà a pieno regime per l’utenza: «Non abbiamo ancora ricevuto nuove richieste per mostre od eventi particolari, ma in caso le valuteremo certamente. Così come valuteremo con esperti, se e quando ci verrà consegnata, di ospitare la scultura raffigurante la grande aquila romana». Quella risalente agli anni ’30 del ‘900 che fino all’immediato post seconda guerra mondiale era collocata, assieme ad un’opera gemella, ad Ancona, all’inizio di via XXIX Settembre, dietro il monumento a Traiano, e ritrovata dai carabinieri nel Nucleo tutela patrimonio culturale. Non saranno invece esposti nella nuova ala del ‘900 i tanti reperti scultorei trasportati fuori dalle rovine dell’ex Convento di San Francesco, in quanto riferibili a un periodo che va dal 1300 al 1700 circa (sono sistemati nel cortile di Palazzo Camerata, sede dell’assessorato alla Cultura).

I reperti romani custoditi all’interno della nuova ala

Tornando all’altra novità, quella degli scavi sotto le fondazioni del Museo, sono stati riavviati dopo un lungo stop il 9 settembre scorso. In questa fase, sotto la direzione scientifica dell’archeologa Raffaella Ciuccarelli, della Soprintendenza unica delle Marche, gli esperti si stanno dando da fare per una pulizia volta ad isolare, onde consentirne un migliore studio, di ciò che era venuto alla luce: parti di una domus d’epoca romana, tratti di pareti dal I-II sec. a.C. fino al 1400 al 1500, un bel pezzo di un bacile, una piccola porzione di pavimento e di mosaico, una condotta idrica, il materiale di copertura di una colonna, monete (anche questi, reperti più o meni bimillenari), un’anfora con ossa (età fine impero romano), frammenti di oggetti d’uso quotidiano del periodo medievale. E la Soprintendenza si aspetta molte nuove scoperte. Quanto a quelle realizzate, si tratta di una pagina di storia della Dorica già osservabile dall’esterno di via Buoncompagno, grazie ad una sezione di parete realizzata a mo’ di vetrata, e che dovrebbe diventare, una volta messo a punto l’iter guidato espositivo interno, uno dei fiori all’occhiello di “Spazio Presente”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X