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Monsignor Stefano Russo,
segretario generale della Cei
“No al suicidio assistito”

L'ARCIVESCOVO emerito di di Fabriano-Matelica è intervenuto sul caso del dj Fabo, aiutato a morire: «I medici esistono per salvare le vite umane, non per interromperle. Diciamo no alla cultura della morte»
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Monsignor Stefano Russo

«Non comprendo come si possa parlare di libertà, qui si creano i presupposti per una cultura della morte in cui la società perde il lume della ragione». Il giorno dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale sul caso di Marco Cappato, il politico e attivista dell’associazione “Luca Coscioni” accusato – in base all’articolo 580 del codice penale – di avere aiutato a suicidarsi Fabiano Antoniani, più noto come dj Fabo, è intervenuto il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), monsignor Stefano Russo, arcivescovo emerito di Fabriano Matelica, al termine del Consiglio permanente dei vescovi italiani.

La Chiesa non concede aperture sul fine vita. «Il medico esiste per curare le vite, non per interromperle – ha aggiunto monsignor Russo – è chiaro che chiediamo per i medici l’obiezione di coscienza». Tuttavia, la decisione della Consulta non crea una frattura tra la Cei e le istituzioni italiane. «Noi siamo sempre aperti al dialogo – ha precisato – speriamo in paletti forti. Non ci può stare bene quanto deciso ed è anomalo che una sentenza così forte sia arrivata prima di un passaggio parlamentare».

Stefano Russo, 58 anni, è nato ad Ascoli e, prima di essere nominato segretario nazionale della Cei, per una decina di anni é stato responsabile nazionale dell’Ufficio dei beni culturali ecclesiastici dopo aver diretto quello della Diocesi di Ascoli. Già vescovo di Fabriano e Matelica, laureato in architettura all’Università di Pescara, è molto stimato da Papa Francesco.

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