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Inchiesta corruzione, Mancinelli:
«Esisteva un Sistemino Bonci,
ha ingannato i suoi superiori»

ANCONA - Così il sindaco sul geometra arrestato con l'accusa di aver affidato appalti ad un cartello di imprese in cambio di benefit e regali. «Ha fatto leva sulla buona fede di chi si trova sopra di lui. Avrebbe distratto 300mila euro. Verrà collocato in altro ufficio un dipendente che lavorava a stretto contatto con lui». La prima cittadina ha fatto sapere che contatterà altre amministrazioni, nelle Marche ed in Italia, per mutuare strumenti ulteriori per la prevenzione della corruzione. Il Comune è pronto a costituirsi parte civile in un eventuale processo - VIDEO
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Il sindaco durante la conferenza stampa

di Martina Marinangeli

«Il dipendente infedele ha ingannato i suoi superiori. Continuo a ribadire il concetto della mela marcia: c’era un “Sistemino Bonci”, dove il geometra prendeva in giro i suoi diretti superiori, facendo leva sulla loro buona fede». Così il sindaco Valeria Mancinelli sull’inchiesta che ha travolto Palazzo del Popolo, portando all’arresto per corruzione di Simone Bonci, geometra in servizio alla Direzione manutenzioni, frana e protezione civile del Comune, e quattro imprenditori edili. In una conferenza stampa, il primo cittadino ha ribadito che l’ipotesi corruttiva non riguarda in alcun modo gli altri dipendenti comunali (tra cui quattro assessori) su cui sta indagando la procura. «Il ‘sistemino’ di corruzione – ha detto Mancinelli – è circoscritto al raggio di azione diretto di Bonci che, stando alle notizie fatte trapelare, avrebbe distratto 300mila euro, a fronte delle opere pubbliche per  35 milioni di euro fatte negli ultimi quattro anni. Si tratta di un fatto gravissimo che fa rabbia soprattutto a chi, come questa amministrazione, ha sempre cercato i soldi per portare avanti le opere pubbliche di cui ha bisogno questa città, mettendoci la faccia e dicendo anche di no». Il primo cittadino ha anche fatto sapere che fino a che non saranno nitidi i contorni della vicenda non prenderà provvedimenti in merito ai dipendenti indagati. In questo senso, solo una decisione è stata presa fino ad ora. E’ quella che riguarda un geometra che «ha lavorato a stretto contatto con Bonci durante i lavori dei laghetti del Passetto. Verrà spostato in un altro ufficio rispetto a quello dove si trovava». Lo stesso del geometra arrestato. Il Comune di Ancona è pronto a costituirsi parte civile in un eventuale processo.

Per quanto riguarda invece gli altri dipendenti – il ragioniere capo, quattro dirigenti, tra cui quelli al commercio ed alla cultura, oltre all’attuale dirigente ai Lavori pubblici e tre ingegneri -, Mancinelli ha fatto notare che <<spostarli ad altri incarichi o sospenderli significa bloccare i lavori pubblici perché è questo nucleo che li manda avanti. Se nei loro confronti, gli elementi di sospetto fossero stati più consistenti, la misura di cautela sarebbe stata diversa. Ma, ad oggi, non è così: gli inquirenti non hanno neanche dubbio che siano corrotti perché l’accertamento, allora, riguarderebbe anche questo. Saremo rigorosissimi e nettissimi nel colpire chi ha sbagliato, qualora emergessero ulteriori elementi>>.

Stesso discorso vale anche per gli assessori: <<dei quattro, tre non hanno neanche ricevuto l’avviso di garanzia ad oggi e su di loro non grava neanche il sospetto della corruzione. Ad indagine finita può emergere di tutto: che nessuno degli assessori abbia fatto niente o che invece abbia ricevuto un bagno a casa stile Bonci da una delle ditte del ‘sistemino’. In quel caso, le mie valutazioni sarebbero diverse. Ma le decisioni le prendo sulla base di questo quadro informativo. Se non avessi l’esigenza di capire come far andare avanti la macchina comunale – prosegue la sindaca -, come far andare avanti le manutenzioni nelle scuole, gli asfalti, via Mattei, il mercato del Piano, il Dorico, il bando Periferie (arrivato alla fase delle gare d’appalto) e tutte le altre opere, forse farei considerazioni diverse. Magari spegnerei la macchina comunale per un anno o due, per tutto il tempo necessario all’indagine, con la massima cautela, ma non è possibile. Certo, è altrettanto vero che non si può neanche far finta di niente: le misure cautelari devono essere proporzionate e responsabilità di quali siano le proporzioni giuste può pendersela solo chi ha responsabilità di governo, in questo caso in primo luogo il sindaco, ed io me le prendo. Dobbiamo bonificare la casa, ma ad oggi non ho un’invasione delle cavallette, piuttosto qualche calabrone fastidioso. Cerco di mandarli fuori, ma non con un bazooka, buttando giù la casa>>.

Una posizione netta estesa anche al più esposto dei quattro assessori, in quanto titolare della delega ai Lavori pubblici, Paolo Manarini, unico ad aver ricevuto un avviso di garanzia ad oggi: «ha compiuto degli sbagli? Lo vedremo, ma ho un primo livello di sicurezza: non ho a che fare con corrotto».

<<Ho l’impressione che stiamo parlando di molto fumo – ha aggiunto con una punta di malcelata acredine la prima cittadina -: la cosa vergognosa è che la fonte abbia dato notizie come fosse tutta un’unica inchiesta, come se gli assessori Foresi o Marasca fossero indagati per l’indagine sui Lavori pubblici del sistemino Bonci, ma non è così, sono due indagini diverse>>.

Archiviata la difesa della squadra e fatti i dovuti distinguo sull’inchiesta, Mancinelli arriva all’altra nota dolente, quella riguardante i sistemi di monitoraggio per prevenire la corruzione che, obiettivamente, non hanno funzionato. <<C’è una riflessione da fare sull’ulteriore messa a punto di meccanismi preventivi per evitare che si ripetano fenomeni tipo il ‘sistemino Bonci’? Assolutamente sì, ma io, come tutta l’amministrazione e tutta la città, mi sento vittima, non responsabile, del fatto che nonostante i sistemi di prevenzione, sia riuscito a fare quello che ha fatto. Stiamo ragionando in questi termini, ma in tre giorni non si arriva a riflessioni serie, serve tempo. Chiederemo ad altri Comuni delle Marche e di tutta Italia quali altri strumenti formali abbiano per prevenire la corruzione, e se ci accorgiamo che sono migliori dei nostri, li mutueremo. Qui, il tema è controllare i controllori. Il geometra in questione, sulla vicenda dei Laghetti del Passetto, la più significativa, era formalmente direttore operativo del cantiere contabilizzatore. Era quindi ufficialmente la figura di controllo dell’impresa: era il funzionario che doveva controllare la quantità di lavoro che l’impresa avrebbe dovuto fare affinché fossero contabilizzati, in modo tale che, chi dopo di lui nella filiera avesse dovuto emettere gli stati di avanzamento e di pagamento, avessero l’accertamento di quali lavori fossero stati fatti. Nell’esercitare quel ruolo, Bonci, tradendo la sua funzione, ha attestato il falso. C’è una filiera. Al di là dei controlli diretti che fa direttore dei lavori, c’è solo un controllo a campione>>.

 

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