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Corruzione in Comune, Bonci:
«Una Go Pro la riesci a rimediare?
Poi mi dici quant’è e la sbatto dentro»

ANCONA – Una trama tessuta - secondo la Procura - attorno ad appalti gonfiati per scopi personali creata dal geometra comunale, capace di mettere in piedi un 'cartello di imprese amiche' che risultavano quasi sempre vincitrici delle gare. Domani interrogatori di garanzia dello stesso Bonci e dei quattro imprenditori coinvolti nell'inchiesta 'Ghost Jobs' - VIDEO
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di Martina Marinangeli

«Una Go Pro la riesci a rimediare? Dopo mi dici quant’è, te la sbatto dentro l’ultimo buono». Con queste parole si rivolgeva a Marco Duca – dell’omonima ditta di Cupramontana – il geometra Simone Bonci, al centro dell’inchiesta ‘Ghost Jobs’ che ha fatto tremare il comune di Ancona dalle fondamenta.
Una delle frasi estrapolate dall’ordinanza del Gip che, secondo la Procura, dimostrerebbe la trama corruttiva dietro all’affidamento degli appalti ad ‘un cartello di imprese amiche’ di cui lo stesso Duca farebbe parte insieme a Carlo Palumbi, titolare della Procaccia company srl che si è occupata della realizzazione dei laghetti del Passetto, Tarcisio Molini (Mafalda costruzioni) e Francesco Tittarelli (Tittarelli&co). Al gadget hi-tech per cui Bonci sarebbe stato disposto a truccare appalti pubblici, hanno fatto seguito un Iphone di ultimissima generazione ed un drone. Il tutto offerto dalla Duca Marco&co. in cambio di opere per 11.400 euro alle piscine del Passetto, pagate con due buoni sotto i 5mila euro e quindi assegnabili con l’affidamento diretto dei lavori. Domani è il ‘D-day’ degli interrogatori di garanzia del geometra Bonci e dei quattro imprenditori, uno tsunami provocato, secondo l’accusa, da «un sistema illecito di gestione della cosa pubblica da parte di amministratori di estrazione politica, dirigenti e funzionari del comune di Ancona, caratterizzati da rapporti tutt’altro che lineari e trasparenti con il mondo dell’imprenditoria e delle libere professioni», viene messo nero su bianco dall’ordinanza.
Parole che parrebbero sottendere il fatto che Bonci non abbia fatto tutto da solo benché, tra i 35 indagati, sia l’unico finito nel mirino per corruzione insieme agli imprenditori agli arresti domiciliari.

Un modus operandi rodato, stando al quadro definito dagli inquirenti, al punto che, quando il geometra ha avuto bisogno – pare paradossale dirlo – di una porta blindata per difendersi dai ladri, la ditta Tittarelli gliene avrebbe recapitata una a domicilio dal valore di oltre 3mila euro. La contropartita di un paio di fornitura e posa in opera di strutture in acciaio e legno alle piscine del Passetto e fornitura e posa in terra da coltivo per la sistemazione esterna della zona laghetti, piscine comunali del Passetto. Il tutto, costato alle casse comunali 11.952 euro, a fronte di un valore effettivo del cantiere di 6.600 euro. «Mi hai mandato un conto di 6.620 euro, più Iva – ricapitoa Bonci rivolto a Tittarelli –. Più quel ciaffo mio (la porta blindata, ndr), metti 5.380 euro… 12mila più Iva. Se dobbiamo arrotondare a 15mila euro non c’è problema».
E poi è arrivata l’ora dei ‘caffè’. Quelli pagati al geometra dalla ditta Procaccia & C. a cui avrebbe fatto recuperare tutto il ribasso – circa 120mila euro – della gara di appalto del Passetto (lato laghetti) con utilità illecite al funzionario del Comune: «qua il caffè te l’ho dato, adesso ti do un caffè hag, poi faremo un cappuccino», giocava al rialzo Bonci.

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