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Ex scuola “Stracca” fatiscente e pericolosa,
chiesta la messa in sicurezza:
«C’è il rischio crollo»

ANCONA - L'istanza è stata depositata in tribunale dai consiglieri del Ctp1. «Finora nulla è stato fatto da parte del Comune»
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L’ingresso dell’ex Stracca

 

di Giampaolo Milzi

“Latitanti” la proprietà e il Comune di Ancona, non resta che rivolgersi alla magistratura perché attivi un cantiere volto ad eliminare la pericolosità pubblica di quella specie di rudere-catafalco in cui è da troppi anni ridotta l’ex sede dell’Istituto ragioneria “Stracca”. Detto fatto: sabato scorso, quattro esponenti di Altra Idea di Città, membri del Consiglio territoriale di partecipazione – Ctp1 Centro storico (ex Circoscrizione), hanno ottenuto il deposito nella segreteria del giudice Maria Letizia Mantovani di una istanza di messa in sicurezza del fatiscente edificio che dà su via Montebello (il retro su via Curtatone, ingresso laterale in Largo Donatori di Sangue). Una struttura fantasma, dopo che era naufragato il progetto di G&G, un consorzio di quattro imprese della provincia di Macerata, per la trasformazione dell’immobile in un contenitore di appartamenti, uffici e locali di attività commerciali. G&G ne aveva rilevato la proprietà dalla Camera di Commercio aggiudicandosi un’asta intorno al 2009, e il piano di recupero e riconversione dell’ex scuola era stato approvato dal Comune nel 2012. Ma il cantiere si era fermato molto presto ed era stato abbandonato, dopo l’effettuazione di ampi lavori di demolizione e sventramento della palazzina, visto che nel frattempo l’azienda capofila del consorzio era stata sottoposta a procedura fallimentare. Fatto sta che da 10 anni il cadente immobile, in pieno centro città, sembra una specie di hotel degli orrori, che metterebbe a rischio l’incolumità dei passanti. Basta leggere l’istanza di messa in sicurezza presentata dai consiglieri di Altra Idea di Città del Ctp1 Patrizia Sandoncini, Valeria Campanella, Gabriele Matarazzo, Daniele Donati e Lidia Mangani: «I solai a tetto, dopo ogni pioggia, si riempiono d’acqua e formano una grande pozza che ristagna per giorni rilasciando cattivi odori e facendo proliferare muschi e vegetazione” (…); c’è il “pericolo di crollo dovuto alla marcitura della struttura”; nell’atrio dell’ingresso principale in via Montebello sono accatastaste “macerie mai rimosse e circoscritte da alcuna struttura di contenimento, lasciate alla mercé di vento e pioggia che ne fanno disperdere il contenuto nell’aria e nel marciapiede adiacente; la tettoia all’entrata è ammalorata e pericolosissima;
in bilico i vetri delle finestre con pericolo di caduta anche da altezze sostenute; rotte e gocciolanti sul marciapiede le grondaie; il portone di ingresso laterale è chiuso da una catena che puntualmente viene rotta con il conseguente libero accesso allo stabile da parte di chiunque». Non a caso l’istanza per la messa in sicurezza è stata presentata al magistrato Mantovani. La dottoressa è infatti titolare del procedimento esecutivo già attivato sul caso, un iter avviato da un architetto che aveva ottenuto il pignoramento dell’ex “Stracca” in quanto non gli era stato liquidato il compenso professionale (aveva redatto un plastico del nuovo edificio da costruire) dalla proprietà. Proprietà nel frattempo mutata, in quanto, uscita l’azienda capofila dal consorzio G&G, era passata ad un’altra società formata dalle altre tre imprese attive nell’edilizia che avevano dato vita al G&G. Anche l’ing. anconetano Vladimiro Muti, che su incarico del G&G aveva redatto il progetto di alto livello tecnologico ed eco-sostenibile per il nuovo complesso edilizio (al piano terra e al primo piano centro direzionale misto negozi e uffici su complessivi 2000 mq, di cui 150 al terra destinati a servizi pubblici gestiti dal Comune; secondo, terzo, quarto e quinto piano, per un totale di 4000 mq, destinati a 50-60 appartamenti di pregio, dai 50 ai 120 mq, più ampi in alto, bilocali e trilocali in basso; sotto terra un’area sosta su tre piani, per almeno 100 posti auto, ad uso di chi risiede e lavora nell’immobile) sostiene di non aver ottenuto la liquidazione della sua parcella. G&G aveva stanziato oltre 12 milioni di euro, di cui 5,2 per l’acquisto dalla Camera di Commercio, il resto per la riconversione strutturale e funzionale. Ottenendo un finanziamento da un istituto di credito marchigiano. Lo stato di fatiscenza della palazzina, è stato confermato nel settembre scorso dall’avvocato Gloria Paciarotti – nominata come custode dal giudice dell’esecuzione Mantovani – dopo un sopralluogo che aveva compiuto sul posto assieme ad un ingegnere di fiducia.

La parte laterale dell’ex scuola

Al sopralluogo era seguita una comunicazione al magistrato, con la segnalazione dell’urgenza di alcune opere di messa in sicurezza.  Nel frattempo, nell’ambito dell’iter esecutivo, è rimasta solo un’asta da “spendere” (le precedenti sono state un flop) per individuare un eventuale soggetto economico interessato al progetto di riqualificazione urbanistica della ex sede dell’istituto Ragioneria. Ma, uscita di scena in relazione a questa prospettiva la nuova società subentrata a G&G, è d’attualità stringente, appunto, la messa in sicurezza del disastratissimo immobile. L’ufficio tecnico del Comune ha più volte chiesto notizie alla custode dell’esecuzione, e fatto promesse di intervento. «Ma alle parole non sono seguiti i fatti», hanno spiegato i consiglieri del Ctp1. I quali, già al termine di un’assemblea del 2 luglio scorso, avevano segnalato all’assessore comunale alle Manutenzioni, Stefano Foresi, presente all’incontro, la gravità della situazione. E poi avevano chiesto al sindaco: di emettere, con la massima urgenza, un’ordinanza nei confronti della proprietà per l’attuazione immediata degli interventi di messa in sicurezza e decoro dell’immobile, a tutela dei cittadini; e, in caso di inazione da parte della proprietà dell’immobile, al Comune di agire in sostituzione della proprietà, rivalendosi sulla stessa per la copertura delle spese. «L’assessore aveva risposto che alla messa in sicurezza ci doveva pensare la proprietà. – hanno evidenziato in una nota i consiglieri del Ctp1 – Ma da allora sono trascorsi più di 4 mesi, nulla è stato fatto da parte del Comune. E l’istanza per la messa in sicurezza non va rivolta alla proprietà ma al giudice, ed è quello che abbiamo fatto».

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