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Tamberi in Sudafrica per rincorrere
il sogno di Tokyo 2020

ATLETICA - Per allenarsi Gimbo si sposterà in un altro continente con il padre-coach Marco. Il primo impegno è indoor ad Ancona, il 23 febbraio. Con un occhio alle Olimpiadi in Giappone
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foto d’archivio

 

In Sudafrica per chiudere il 2019 e aprire la stagione olimpica di Tokyo. Sarà un ritorno a Potchefstroom per Gianmarco Tamberi che dal 28 dicembre al 24 gennaio rotolerà verso sud insieme al papà-coach Marco e a Silvano Chesani, in una calda sede di allenamento già sperimentata e apprezzata da diversi anni nel periodo invernale.«Mi rivedrete in pedana agli Assoluti indoor nella mia Ancona, il 23 febbraio – annuncia Gimbo – mentre al momento i Mondiali al coperto di Nanchino in marzo non sono in programma. Tutta l’attenzione è rivolta verso Tokyo». Il 2020 sta arrivando e il 27enne delle Fiamme Gialle è già al lavoro per coltivare quel sogno a cinque cerchi strappato nella serata di Montecarlo del luglio 2016, la notte del primato italiano (2,39) e dell’infortunio al piede che gli costò Rio de Janeiro.  Tamberi saluta la stagione con l’oro europeo indoor al collo e con un Mondiale che non lo ha soddisfatto come avrebbe voluto (ottavo), complice la serie di piccoli guai fisici di cui ha sofferto nei mesi precedenti: «È stato un anno particolare, lo definirei transitorio. Resta un 2019 che mi ha dato la convinzione di dover evitare gli infortuni: conviene lavorare un po’ meno ma stare bene». La destinazione è il Giappone, il pensiero fisso è la qualificazione del salto in alto in programma alle 9,15 del 31 luglio, nel day 1 dell’atletica all’Olimpiade di Tokyo, a caccia della finale del 2 agosto: «Da tanto mi capita di sognarla di notte – racconta Halfshave – Ma ora la sogno anche a occhi aperti. Sono anni che aspetto questo momento e non vedevo l’ora che iniziasse la preparazione. Voglio godermi giorno per giorno questo viaggio. Ci penso spesso a come sarà, potrebbe essere l’emozione più grande della mia vita. Ho lottato tanto per tornare da un infortunio molto grave, con la convinzione che Tokyo sarebbe stato il mio riscatto. È una gara che mi stimola da morire. Qualunque sportivo aspetta le Olimpiadi, ma io, con la mia storia, ancora di più. Me la immagino come la giornata più bella di sempre, speriamo sia davvero così».

 

 

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