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La parabola di Aerdorica:
dal boom durante la guerra nei Balcani
al baratro del fallimento

ANCONA – Negli anni Novanta la società era florida, poi dal 2002 le cose sono cambiate, prima con Evolavia, poi con l'indebitamento per la concessione con l'Enac. Anni di bilanci in perdita ed una mole debitoria in aumento pressoché costante, nonostante le ripetute ricapitalizzazioni da parte della Regione, fino al rilancio con la privatizzazione della società gestore del Sanzio
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Foto d’archivio

 

Una storia lunga e travagliata quella di Aerdorica, società gestore dell’aeroporto Sanzio finita più volte nel mirino della giustizia. L’ultima in ordine di tempo, la maxi inchiesta della Procura di Ancona per peculato che pone una domanda molto semplice: come mai, nonostante le ripetute ricapitalizzazioni da parte della Regione – per lungo tempo socio di maggioranza, Aerdorica – è arrivata ad un passo dal fallimento, dopo anni di bilanci in perdita ed una mole debitoria lievitata fino a sfondare il muro dei 40milioni di euro? Le indagini sono in fase di svolgimento e la giustizia farà il suo corso, ma dagli atti pubblici è possibile intanto scattare una foto di quelle che sono state le zone d’ombra nel passato della società, salvatasi al fotofinish la scorsa estate con la privatizzazione, dopo l’istanza di fallimento avanzata dallo stesso pm Paolo Gubinelli – titolare dell’inchiesta che vede indagate 77 persone tra cui tre governatori, vertici regionali, amministratori e cda di Aerdorica – a tutela dei soldi pubblici nel gennaio 2017.

Quando un’infrastruttura fondamentale come l’unico aeroporto regionale, da tutti definito strategico, ha iniziato il declino che l’ha portato a sfiorare il crac? La risposta non è univoca, così come non lo sono le responsabilità, ma è un fatto che fino alla fine degli anni ’90 Aerdorica fosse florida ed in attivo, anche per la triste ragione che riforniva di carburante gli aerei diretti nei Balcani per la guerra in Bosnia. Già dai primi anni del 2000, però, qualcosa inizia a scricchiolare. Un primo tassello del mosaico debitorio viene inconsapevolmente posto nel 2002, quando il cda guidato da Carlo Amicucci decide di aprire la società Evolavia, partecipata al 100% da Aerdorica. Una compagnia low cost virtuale, una sorta di tour operator che comprava i biglietti viaggio da altre compagnie aeree e li rivendeva poi ai passeggeri in partenza da Ancona. Questa mossa assicurava i voli anche a fronte di scarse presenze, ma ciò andava a pesare sui bilanci di Aerdorica. Non tutti i biglietti comprati da Evolavia, infatti, venivano poi effettivamente rivenduti e la differenza iniziava a creare il cuore di quel debito che poi è andato fuori controllo. Nel bilancio 2007 di Aerdorica si legge che «l’investimento per il lancio di Evolavia, rilevante sia da un punto di vista economico che finanziario, ha nel passato permesso di consolidare il processo di sviluppo internazionale dell’aeroporto regionale delle Marche aprendo nuove rotte, ma ha tuttavia condizionato pesantemente i bilanci della Capogruppo». Nel 2006, la svalutazione del valore di carico della partecipazione di Aerdorica in Evolavia – iniziata già nel 2003 – era pari ad un totale di 15,3 milioni di euro circa ed ogni bilancio doveva prevedere accantonamenti per coprire le perdite.

Gian Mario Spacca

L’assemblea dei soci del 29 gennaio 2014 ne decretò la cessata attività in via definitiva. In una ricostruzione della storia di Aerdorica fatta dall’allora governatore Gian Mario Spacca nella seduta del Consiglio regionale del 29 ottobre 2013, viene detto che nel 2005 il debito era di 22,5 milioni di euro, che diventano circa 32 nel 2013. Spacca afferma che «l’ulteriore indebitamento che Aerdorica ha registrato deriva dagli investimenti prodotti per raggiungere l’obiettivo della concessione 35ennale dall’Enac», centrato nel 2009. Alla base debitoria già corposa creata da Evolavia, si aggiunge dunque questo ulteriore tassello, non contando la mala gestio di alcuni amministratori: uno su tutti, l’ex dg Marco Morriale, che ha guidato la società dal 2007 al 2013 ed è stato condannato in via definitiva per peculato. Stando sempre alla ricostruzione fatta da Spacca, tra il 2005 e il 2013, mentre il debito lievitava da 22,5 a 32 milioni, la Regione immetteva nelle casse della società ben 21,9 milioni di euro.

Luca Ceriscioli

Ed a certificare la difficile situazione finanziaria di Aerdorica, i bilanci fanno registrare una perdita costante dal 2003 al 2008, tornando in attivo tra il 2009 ed il 2011, salvo poi ricadere nel passivo dal 2012 al 2018, con un picco di 21,6 milioni di perdita nel 2017 (anche a causa della svalutazione degli immobili iscritti a bilancio dall’ex ad, Giovanni Belluzzi, sovrastimati e. in alcuni casi, di proprietà dell’Enac – non della società, che si limita a gestirli – costata ad Aerdorica 20 milioni di euro), anno in cui parte l’istanza di fallimento della Procura. La patata bollente finisce dunque in mano alla giunta Ceriscioli – alla guida di Aerdorica c’è l’amministratrice unica Federica Massei –, che inizia un complesso percorso per il salvataggio, centrato nell’estate del 2019, grazie alla privatizzazione, passata per tre step fondamentali: l’ok al concordato da parte del Tribunale di Ancona, il disco verde dell’Unione europea ai 25milioni di euro di ricapitalizzazione erogati dalla Regione ed il bando per la cessione delle quote di maggioranza, acquisite dal fondo anglo-svedese Njord Partners che ha messo sul piatto 15milioni. Se il fallimento è stato scongiurato, la magistratura vuole far luce sulle cause che hanno portato Aerdorica a sfiorarlo.

 

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