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Emergenza Coronavirus, Miranda:
«Anche gli avvocati vivono
la crisi economica»

IL COMMENTO del presidente dell'Ordine delle toghe anconetane: «La categoria convive ormai da anni con problemi di fatturato e di riscossione delle proprie parcelle che sfuggono spesso all’opinione pubblica ancora troppo convinta gli avvocati vivano una condizione di privilegio e di benessere generalizzato»
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Maurizio Miranda, presidente avvocati

 

Tra le riaperture incluse nel DPCM del 10 aprile è prevista anche quella degli studi professionali. Tra questi, ci sono anche gli studi degli avvocati.

Presidente Maurizio Miranda, riparte il lavoro anche per gli avvocati?

«In realtà l’attività di non si è interrotta completamente e tra telefonate, email, videocall, udienze celebrate in videoconferenza ovvero mediante deposito di memorie scritte, stiamo ottimizzando le opportunità dello smart working. Tornare in studio a tempo pieno comunque è un vantaggio indubbio».

L’Ordine Avvocati di Ancona ha preso una posizione forte contro lo sciacallaggio mediatico. Il problema è rientrato?

«In parte direi di sì ma come Ordine intendiamo vigilare sulle forme di promozione professionale realizzate su social network e carta stampata, volte ad offrire servizi legali per l’ottenimento del risarcimento del danno nei confronti delle strutture sanitarie e degli esercenti la professione sanitaria che, a nostro avviso, ledono la dignità, l’onore, il decoro e l’integrità di un comparto che ha un altissimo ruolo sociale e costituzionale»

Ha pensato che qualcuno, soprattutto tra i colleghi più giovani, abbia tentato strade deprecabili spinto dal bisogno di fatturati in calo?

«La categoria convive ormai da anni con problemi di fatturato e di riscossione delle proprie parcelle che sfuggono spesso all’opinione pubblica ancora troppo convinta gli avvocati vivano una condizione di privilegio e di benessere generalizzato. Resta tuttavia la condanna piena soprattutto perché, come difensori del diritto, condanniamo ogni violazione della legge. Purtroppo i fenomeni disdicevoli non sono limitati a fasce di età che potrebbero tentare, ovviamente invano, di invocare l’esimente dell’inesperienza».

Il problema resta…

«Con la chiusura della gran parte delle aziende anche le attività tipiche della professione forense hanno avuto un fortissimo rallentamento e c’è un problema generalizzato di liquidità. Le forme di sostegno per chi ha perso gran parte o tutto il proprio volume d’affari sono un problema al momento sottovalutato. Ora che si comincia a ragionare di Fase 2 vanno incluse anche queste problematiche e, come categoria, dovremo far sentire la nostra voce e avanzare delle proposte».

I dati relativi al numero di alcuni reati sono in calo. Che riflessione le induce?

«Attenzione ai facili ottimismi. Sono calati i furti in appartamento e gli omicidi, ma sono aumentate le truffe online. Guai ad abbassare la guardia».

E’ d’accordo che la giustizia civile e amministrativa possono procedere meglio di quella penale anche in modalità smart o a distanza?

«Il discorso è molto complesso. Il codice di procedura penale è molto diverso da quello di procedura civile e da quello del processo amministrativo e tributario. Occorre flessibilità e capacità di adattamento da parte di tutti i soggetti coinvolti ed un percorso condiviso che, partendo da questa emergenza straordinaria, possa portare dei miglioramenti e delle semplificazioni perché, lo ricordo, la giustizia vive una profonda crisi per la carenza di organico. In ogni caso, la sacralità dell’udienza è un momento irrinunciabile per qualsiasi forma di processo che vede proprio in tale momento il massimo della sua celebrazione e, salvo i casi in cui l’attività di udienza sia limitata a mere formalità, ritengo che nessuna videoconferenza possa sostituire la funzione dell’aula».

In conclusione, presidente Miranda?

«Abbiamo vissuto e stiamo purtroppo ancora vivendo un’emergenza mondiale mai vista che ci ha privato di molti amici, parenti, di alcuni colleghi e che non è ancora conclusa. Per il mondo del diritto auspico che possa nascere una stagione nuova e che riforme scellerate come quelle della prescrizione, contro la quale ci siamo battuti strenuamente, possano essere riviste. La giustizia necessità di una riforma complessiva che può essere scritta solo con il contributo di tutti gli attori coinvolti, a partire dagli Avvocati, e senza dimenticare la funzione primaria che la stessa svolge nel definire il concetto stesso di Stato e di civiltà. In questo periodo di quarantena ci stiamo riappropriando certamente del valore della condivisione. Chissà che ciò non porti anche il legislatore a più ragionevoli posizioni».

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