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«La musica riesce a sospendere il dolore»
Quando Ezio Bosso incantò le Muse

ANCONA - Lo scorso 2 febbraio, il maestro scomparso a 48 anni, aveva diretto la Form in uno dei suoi ultimi concerti. Per lo squillo di un telefono in sala, aveva fermato l'orchestra: «Questi rumori per l’arte sono una sciagura. Il loro irrompere è come lo squarcio su un Caravaggio»
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Ezio Bosso parla al pubblico delle Muse (foto Orsola Bernando)

 

di Marco Benedettelli

Resterà una serata indimenticabile quella domenica sera dello scorso 2 febbraio. Quando un teatro delle Muse gremito rimase per due ore incantato ad ascoltare la musica del maestro Ezio Bosso, che oggi se ne è andato a soli 48 anni, a seguito della lunga e implacabile malattia con cui lottava da tempo. Quello ad Ancona è stato  uno degli ultimi concerti che il direttore d’orchestra torinese ha diretto in pubblico. Poche settimane e in Italia si sarebbe affacciata la pandemia, coi teatri costretti a sospendere le esibizioni e ad annullare date su date per il contenimento del contagio. Fortunato chi quella sera alle Muse ha potuto ascoltare le note della Form – Orchestra Filarmonica Marchigiana e vederlo volteggiare la bacchetta davanti ai suoi orchestrali, con una delicatezza e una forza fuori dall’ordinario, in ogni nota, ogni passaggio, ogni silenzio di Mozart, Strauss e Beethoven. In una pausa del concerto Bosso si rivolese al pubblico:  «Il dolore è un sentimento totalizzante, che coinvolge anche le persone attorno a chi ne è afflitto».  E poi: «La musica è un dono, un regalo. Un momento che ci sospende dal dolore, ci permette di dimenticarlo». Poche parole espresse da un uomo che già da anni conviveva con la malattia neurodegenerativa che ne aveva seriamente limitato l’autonomia fisica, fino alle complicazioni del quadro clinico e la morte, venerdì 15 maggio. Senza mai arrendersi,  Bosso negli ultimi anni ha continuato a suonare e dirigere, spaziando in ogni genere, divulgando ed esibendosi con totale generosità. Generosità dimostrata con naturalezza quella sera alle Muse di Ancona. Sera che poi è andata alle ribalte delle cronache nazionali anche per un fatto del tutto sgradito e su cui per giorni si è tornato a parlare e riflettere: lo squillo di un cellulare in sala, arrivato improvviso e stridente mentre l’ensemble stava eseguendo il Flauto Magico, Ouverture K. 620, di Mozart, nel momento della lieve pausa prima di riprendere il crescendo. In quell’occasione Bosso fermò la sua orchestra per un minuto, prima di riprendere, rivolgendosi al pubblico con una seconda, non programmata di certo, riflessione:  «Questi rumori per l’arte sono una sciagura. Il loro irrompere è come lo squarcio su un Caravaggio, con la differenza che la tela si può restaurare, mentre per la musica non c’è rimedio al danno»,  perché interrompere Mozart che risuona nel ventre di un teatro «è un vaso incrinato, è una emozione interrotta, è una bellezza che si scompone».  Ma la sua reprimenda fu dolce, senza enfasi, con la fermezza della persona sensibile che vive nella pacatezza e mette davanti a tutto la grazia dell’arte e vive ben al di sopra della maleducazione, dei circhi polemici, degli episodi volgari e della tendenza a esasperare di cui questo mondo è, anche, costituito.  E infatti non è giusto ricordare il concerto di Ancona per lo squillo del cellulare. Ricordiamolo per la musica e per come quella sera Bosso è riuscita a incarnarla. Sono poi seguiti giorni di pandemia, di quarantene, di separazioni, di in certezze, di virus che ha portato via affetti cari. Oggi molti di noi, non tutti, stanno lentamente tornando a una precaria normalità, forse.  Per tenere saldo il timone e guardarci gli uni con gli altri con più comprensione dovremmo fare tesoro dell’insegnamento di Ezio Bosso e della arte che lui restituiva al mondo, capace di sollevarci dalla pesantezza dei nostri limiti. A ricordare il maestro, tutta la Form: «Piangiamo la scomparsa di Ezio Bosso, pianista, compositore e direttore d’orchestra di fama internazionale dalle straordinarie doti artistiche ed umane. Abbiamo avuto il piacere e l’onore di conoscerlo personalmente nel marzo del 2018, quando accettò di dirigere con la FORM la Settima Sinfonia di Ludwig van Beethoven nei teatri di Montegranaro, Pesaro ed Ancona. Fu per noi, e per il nostro pubblico, un’esperienza indimenticabile che si è arricchita ulteriormente all’inizio di quest’anno, quando, in occasione delle celebrazioni dei 250 anni dalla nascita di Beethoven, ci ha donato una indimenticabile esecuzione della “Quinta Sinfonia” insieme a quella del “Concerto per oboe” di Strauss, interpretato dal nostro comune amico Francesco Di Rosa. È stata probabilmente la sua ultima esibizione in pubblico in veste di direttore d’orchestra. Non dimenticheremo mai il suo entusiasmo per la vita e per la bellezza, trasmesso dall’energia luminosa dei suoi gesti e del suo sorriso. Ezio era semplicemente travolgente; lo è stato, in particolare, con la Quinta, un capolavoro musicale che esorta l’uomo a non piegarsi mai e che vogliamo considerare il più bel testamento che ha lasciato a tutti noi».

Standing ovation per il grande Bosso: «Solo la musica ci aiuta a superare e a dimenticare il dolore»

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