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La quarantena accelera le separazioni
«Sono esplose situazioni
di disagio già presenti»

IL CASO - Sia durante il lockdown che a partire dal 4 maggio, gli avvocati divorzisti sono stati sommersi di chiamate da parte di coppie 'scoppiate' durante l'isolamento forzato. «Chi prima aveva solo pensato di prendere strade diverse, nel pieno dell'emergenza ha confermato la necessità di separarsi»
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Effetto quarantena: raffica di richiesta di separazioni. C’è chi, durante il lockdown, ha chiamato l’avvocato per accelerare l’iter in tribunale e chi, invece, ha telefonato per la prima volta per avere informazioni su tempi e costi legati al procedimento per separarsi dal partner. Una decisione probabilmente già covata prima dell’emergenza, ma confermata e accelerata con la convivenza forzata H24 con quella che si credeva essere la dolce metà. E’ ancora presto per parlare di dati e fare un raffronto con lo stesso periodo dello scorso anno. Molte richieste di separazione, infatti, sono in una fase preliminare. E non è detto che molte coppie alla fine non tornino sui loro passi e che la decisione di dirsi addio sia stata dettata dell’emotività del momento.  Gli avvocati del foro dorico sono stati interpellati sia durante il pieno lockdown che a partire dal 4 maggio, data  del primo allentamento delle restrizioni governative per contenere il rischio Covid-19. «Ho avuto contatti – ha detto l’avvocato Laura Versace – sia per casi ‘nuovi’, e dunque richieste di informazioni per iniziare le separazioni, che per situazioni già conosciute prima dell’esplosione dell’emergenza. Per esempio, due partner che avevano iniziato a pensare alla separazione, si sono decisi proprio nel bel mezzo del lockdown a confermare la loro scelta». Come se l’isolamento forzato fosse stato un ultimo banco di prova per la sopravvivenza della coppia.  «Per due persone – ha continuato il legale – che avevano stabilito di prendere strade diverse  vivere H24 sotto lo stesso tetto può essere esasperante». L’avvocato Marco Chiarugi ha ricevuto chiamate a partire dal 4 maggio: «Clienti che mi hanno chiesto informazioni sui tempi per avviare l’iter della separazione. In tutti i casi, si è trattato di situazioni già incrinate in precedenza. La convivenza forzata ha portato ad amplificare le divergenze coniugali. Di qui, la necessità di dire stop e interpellare per la prima volta in questa materia un avvocato».  «Ho ricevuto molte chiamate – dice il legale Federica Battistoni – da parte di coppie che hanno deciso di prendere strade diverse durante l’emergenza. Con l’isolamento, le situazioni di disagio già latenti, sono esplose. Con l’emergenza Covid sono nati problemi anche per la gestione dei figli da parte di coppie separate. Chi non ha intrapreso una separazione in tribunale, ma ha proceduto solamente con un accordo verbale con l’ex partner, si è trovato in difficoltà per la visita ai figli a causa dell’autocertificazione. Non essendoci documenti formali a riprova della separazione, ci sono state persone che per paura di incappare in sanzioni o denunce non hanno visto i figli per 40 giorni».

(Fe.ser)

 

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