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Un passeggiata nel deserto:
la duna sabbiosa ‘adottata’
dai volontari di Falconara

TESORI - Di tipo mediterraneo, si estende per circa 150 metri e ha un particolare valore ambientale e interesse naturalistico, con piante ed essenze caratteristiche capaci di resistere alle forti ondate d’aria, alle intemperie e alla scarsità d’acqua del suolo. Visite guidate a partire da settembre
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di Giampaolo Milzi

«Ma siamo stati inghiottiti in un buco spazio-temporale e catapultati nel deserto?». C’è chi ci scherza su, sgranando gli occhi affascinato, mentre si ritrova a tu per tu con una lunga duna mentre si sgranchisce le gambe in riva al mare. Ed in effetti la vista della duna sabbiosa – protetta e risistemata a dovere – che inizia a profilarsi subito dopo l’ultimo stabilimento a Palombina Vecchia e si estende fino al primo di Palombina Nuova, regala sensazioni quanto meno esotiche ed ammalianti. La micro-collina, che si allunga dal comune di Falconara Marittima fino a quello di Ancona, sembra proprio una di quelle tipiche di certe coste nord africane. Ammirare questa striscia di sabbia ondulata, modellata dai venti, è un’esperienza resa possibile già dalla primavera scorsa dall’associazione mico-botanica falconarese “Cicconofri”, presieduta da Massimo Panchetti. Volontari armati di eco-passione, che non solo hanno preso sul serio il progetto “Adotta un’aiuola” fin dall’anno scorso varato dall’assessore comunale all’Ambiente di Falconara, Valentina Barchiesi (grazie al quale gruppi di cittadini si sono fatti carico della cura e della manutenzione di altri quattro spazi verdi pubblici della città), ma ha rilanciato, adottando appunto una duna. Oltre 150 metri di lunghezza, per una dozzina di ampiezza media – interrotta solo da un passaggio per raggiungere un bar – con da un lato i binari ferroviari e la strada Statale 16 e dall’altro altri 15 metri di spiaggia libera e quindi l’Adriatico.  La duna, di tipo mediterraneo, ha un particolare valore ambientale e interesse naturalistico, con piante ed essenze caratteristiche capaci di resistere alle forti ondate d’aria, alle intemperie e alla scarsità d’acqua del suolo. Qualche esempio? Il Ravastrello di mare, la Gramigna delle spiagge, l’Eringio o Calcatreppola marittima, la Soldanella, la Nappola italica e la Nappola delle spiagge, l’Equiseto ramosissimo, l’Erba cali, l’Enagra e il Tribolo comuni. Sono proprio questi tipi di specie, che con le loro fitte e robustissime radici, consentono la presenza della duna, trattenendo il terreno e gli strati misto-sabbiosi di fondo, e consentendo loro di resistere a forti venti e mareggiate. «In base ad una collaborazione con l’Autorità portuale e alle sue indicazioni tecniche autorizzative, abbiamo ripulito gran parte della duna aiutati da alcuni alunni delle scuole medie inferiori “Giulio Cesare”, delimitandone la zona più importante con dei paletti collegati tra loro con corde. – spiega Panchetti – Un lavoro iniziato a gennaio e terminato a marzo». Già, a marzo. Purtroppo. Quando è scoppiata la pandemia da Coronavirus. Il che ha portato al rallentamento e allo stop della parte progettuale integrativa di valorizzazione, che prevede l’elaborazione di testi descrittivi delle specie vegetali della duna in partnership con il Centro di educazione ambientale (Cea) “Ambiente e pace” di Falconara; testi da riportare poi, assieme a fotografie, su cartelloni realizzati dai circoli di Legambiente di Ancona e Falconara. «Ma adesso siamo a una svolta, stiamo davvero per tagliare il traguardo – annuncia il presidente della Cicconofri – La signora Laura Faccenda, del Cea, ha completato la scrittura in modo digitalizzato dei testi al computer e i cartelloni informativi dovrebbero essere installati da Legambiente già tra una settimana». E non finisce qui: «Da settembre intendiamo partire con l’organizzazione di visite guidate, aperte soprattutto alle scolaresche, che vorremmo coinvolgere nella necessaria, continua opera di pulizia e sorveglianza di questa bellissima duna», conclude Panchetti.

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