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Perché questo schiaffo ai terremotati?
Quattro anni di impegni disattesi

IL SISMA DIMENTICATO - Lo stop della Commissione bilancio al pacchetto di misure per la ricostruzione è solo l'ennesima mancanza di considerazione per il territorio colpito. Inascoltate le richieste del commissario Giovanni Legnini. Conte aveva promesso attenzione ma i fatti continuano a dire l'opposto
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Giuseppe Conte a settembre dell’anno scorso ha visitato Castelsantangelo sul Nera

di Federica Nardi

Su 55 miliardi di manovra non si è trovato il modo di destinare alle aree terremotate del 2016 nemmeno 50 centesimi. Questo è successo ieri in Commissione bilancio alla Camera, con il pacchetto Sisma ignorato in partenza per i pareri negativi del Governo. Non si è ancora capito, a un giorno di distanza, se il pacchetto è stato votato o meno. Pare sia stato direttamente escluso dalla discussione (era all’ultimo punto dell’ordine del giorno) per i problemi di copertura finanziaria indicati dal Mef. Se invece si è votato contro lo si saprà appena saranno pubblicati gli atti. Senza nessuna possibilità di recuperare in tempi brevi: il Dl infatti sarà votato mettendo la fiducia e quindi senza modifiche, almeno fino alla riconversione in legge. In tempo per ripresentare, magari, gli stessi emendamenti per farsi belli in campagna elettorale. È solo la punta dell’iceberg di quattro anni di impegni mancati. I soldi, come ci ripetono dal 2016, ci saranno pure. È la volontà politica che manca completamente.

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Giovanni Legnini in visita a Visso il 20 giugno

COSA CONTENEVA IL PACCHETTO – Sul testo arrivato in commissione, presieduta dal leghista Claudio Borghi, ci si è lavorato fino all’ultimo e la versione definitiva non è nota. Quanto chiesto dal commissario alla Ricostruzione Giovanni Legnini comunque lo era da tempo. E lo aveva ripetuto anche negli ultimi giorni. Poche, importanti, cose. La prima era la proroga dello stato di emergenza che scade a fine anno. Questo avrebbe permesso anche la proroga del commissariamento, e a catena le proroghe di tutti i contratti di chi lavora nelle varie strutture per la ricostruzione. Oggi come oggi anche i sussidi ai terremotati sono legati allo stato d’emergenza. Si procede verso l’ennesimo anno con le decisioni prese in fretta e furia sulla pelle di uffici e terremotati.

Esempio su tutti? Adesso negli Usr si stanno assumendo 200 persone che faranno un concorso ad agosto, entreranno a settembre e a dicembre saranno già in forse. Collegato a questo la stabilizzazione del personale al lavoro per la ricostruzione nei Comuni, perché non è possibile continuare a lasciare nel precariato più totale chi se ne occupa. Contratti a tempo determinato per una ricostruzione a tempo indeterminato. Non si è trovata la copertura economica. Si era chiesto di utilizzare il Sisma bonus in aggiunta al contributo di ricostruzione o in alternativa per gli interventi più piccoli. Niente. Infine il commissario aveva chiesto di destinare il 5% della ricostruzione pubblica per sostenere le attività produttive, dato che è in scadenza la Zona franca urbana. Così si avrebbe avuto uno strumento stabile, su modello de L’Aquila. E poi c’era lo 0,5% in più (sul totale del contributo) per i professionisti in modo da incentivare l’autocertificazione, che velocizza di molto le pratiche. I sindaci erano d’accordo con le misure, per non dire entusiasti. Motivo per cui ora annunciano battaglia.

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L’allora premier Matteo Renzi durante la visita a Camerino nell’ottobre 2016

QUATTRO ANNI SONO GIA’ TROPPI – Cosa resta da fare a quattro anni dal terremoto (il prossimo triste anniversario è tra poco più di un mese)? Di Governi ce ne sono stati altrettanti, di ogni colore. Il disastro che oggi è sotto gli occhi di tutti noi (spopolamento, macerie, suicidi, depressione e speculazione per non parlare delle conclamate infiltrazioni mafiose) l’ha iniziato il governo sotto la guida di Matteo Renzi, impostando l’ennesima gestione improvvisata dell’emergenza. Certo, si potrebbe obiettare che con il senno di poi si vincono tutte le guerre. Ma quel senno allora non poteva mancare al Governo di Paolo Gentiloni, tra l’altro di origine tolentinati, e poi al governo di Giuseppe Conte, che tra il primo e il secondo mandato ha contenuto praticamente tutte le forze politiche. Le richieste dei territori sono le stesse da sempre e ogni volta pletore di politici si sono sbracciati per dire «ascoltate i sindaci» oppure «votateci e faremo questo o quello». E «se non lo farete faremo la rivoluzione». Di rivoluzioni, nemmeno l’ombra. A malapena hanno manifestato i terremotati.

Ad oggi, l’unico che ha “fatto” qualcosa coerentemente con quanto dichiarato, è l’ultimo commissario alla Ricostruzione Giovanni Legnini che ha dato una svolta effettiva alle procedure con le ultime ordinanze. Nonostante il macigno lasciato dai predecessori. Vasco Errani e la sua impostazione, possiamo ormai dirlo, completamente sbagliata, Paola De Micheli (che in più di una occasione ha dimostrato con le sue parole una completa noncuranza al limite dell’offesa per i territori che era stata chiamata ad aiutare) e poi Piero Farabollini, geologo senza verve politica alcuna che ha provato a cambiare impostazione finendo per farsi bocciare le ordinanze dalla Corte dei conti e quindi aumentando solo la confusione già abbondante nella normativa. Menzione speciale per il dimenticabilissimo Vito Crimi, “delegato” al sisma che di base ha detto tutto e il contrario di tutto facendo solo perdere tempo ai sindaci convocati per “essere ascoltati”. Per l’ennesima volta.

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Lo striscione degli ussitani l’anno scorso all’arrivo del premier Giuseppe Conte recitava “Conte, contiamo su di te”

GIUSEPPE CONTE, DOVE SEI – Conte è stato in visita a Castelsantangelo l’anno scorso, portando una ventata di speranza nuovamente disattesa dai fatti. Aveva detto, testuale, che «la ricostruzione è una priorità del Governo» e che «un politico non viene a fare passerelle. Viene qui, prende appunti, studia e poi torna a Roma e si decide». Caro premier, evidentemente gli appunti sono stati presi poco e male. Dopo tutti questi anni non servirebbe nemmeno più scomodarsi ad arrivare fin su in montagna per sapere cosa non va, basterebbe cercare su Google come fanno gli studenti diligenti della nostra epoca e leggersi la storia di un disastro annunciato. Non il terremoto, ma quel post sisma che in Italia – ogni volta – dall’Irpinia all’Aquila fino a noi, sembra sempre destinato a non finire mai.

 

 

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