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Fulmine sul campanile di San Domenico:
bruciati i motori, paura tra i fedeli

ANCONA - E' andato in fumo tutto il costoso impianto che consente il funzionamento del sistema campanario poco dopo il termine della prima messa mattutina
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Sullo sfondo, San Domenico

 

di Giampaolo Milzi

Erano passati pochi minuti dalla rituale frase augurale “Andate in pace”, quando nella chiesa di San Domenico si è avuta la sensazione che fosse scoppiata la guerra. Alle 8,35 di stamattina un fulmine ha centrato in pieno la cima dello svettante campanile dell’elegante edificio di culto settecentesco che si affaccia su piazza del Plebiscito. Paura, quella sì, tanta, tra i fedeli, ma danni per fortuna limitati: è andato in fumo tutto il costoso impianto che consente il funzionamento del sistema campanario; una potentissima scarica elettrica che scendendo verso il basso ha mandato in tilt definitivo anche i microfoni interni, nell’area del pulpito. Nessun problema, per fortuna,
per il bel campanile in mattoni, a pianta quadrangolare e dalle facciate tagliate da lesene e stretti archi con chiave di volta. Forti patemi d’animo, quelli sì, per la ventina di persone che avevano appena assistito alle messa delle 8; i più, visto il nubifragio ancora in corso, si erano attardati sul posto, o seduti lungo i banchi di legno, oppure fermi sulla soglia del portale.  Proprio questi, con lo sguardo rivolto alla statua del Papa, se la sono vista un po’ brutta. «Prima abbiamo sentito un boato, un secondo dopo siamo stati avvolti da una luce azzurra abbagliante – ha raccontato Salvatore Baglieri, assiduo frequentatore della chiesa. – Certo, abbiamo avuto paura, in particolare una signora di mezza età ha fatto un balzo, una mezza giravolta in dietro per lo spavento, ma è andata bene, poi ci siamo subito tranquillizzati».  Padre Giordano Boneker, che guida la Rettoria di San Domenico (che non è una parrocchia, ma è gestita in autonomia, appunto, dai frati domenicani) ha mostrato una calma olimpica. Contribuendo a rasserenare l’atmosfera. Breve sopralluogo in chiesa e sul campabile, la verifica di assenza di lesioni strutturali o superficiali, e subito operativo per chiedere l’intervento di una ditta del Veneto specializzata proprio nella manutenzione e riparazione degli impianti e delle centraline elettrici e/o elettronici necessari al regolare dondolio e suono delle campane. «Purtroppo il fulmine caduto sulla chiesa ha bruciato il motore del campanile e i microfoni», ha confermato padre Boneker in un messaggio inviato ad una chat di fedeli e amici su WhatsApp. Rendendo poi noto che gli impianti, come i microfoni – e, forse, gli impianti di amplificazione ad essi collegati voti a rendere bel udibile la voce di chi celebra i riti religiosi – potrebbero essere visionati e riparati dalla ditta incaricata già questa sera. E il “din don” delle campane, domani, potrebbe riecheggiare da piazza del Plebiscito.

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