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Mafia nigeriana, smantellata una cellula:
arresti tra Jesi e Ancona

NELLA MAXI OPERAZIONE compiuta dalla Squadra Mobile di Teramo in collaborazione con i colleghi dorici sono state fermate 15 persone per reati che vanno dall'associazione a delinquere, fino alla sfruttamento della prostituzione e allo spaccio. La banda, attivata tra le Marche e l'Abruzzo, era denominata 'Pesha'
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Spaccio, prostituzione e riciclaggio e associazione a delinquere. Sono le contestazioni che hanno mosso la maxi inchiesta portata avanti dalle Squadre Mobili di Ancona e Teramo volta a smantellare una cella mafiosa composta da cittadini nigeriani. Quindici sono stati arrestati all’alba di oggi. Quattro blitz sono stati compiuti a Jesi, uno nel capoluogo dorico. Gli altri in Abruzzo e altre regioni italiane. Quattro persone sono attualmente ricercate. Stando alle indagini, i fermati fanno parte di una banda criminale denominata ‘Pesha’, cellula a sua volta dell’associazione ‘Supreme Eiye Confraternity’, sodalizio radicato in Nigeria, ma diffuso in molti stati europei ed extraeuropei,
equiparato per struttura e forza intimidatoria alle mafie tradizionali. Il cult è strutturato in articolazioni nazionali denominate ‘Aviary’ suddivise, a loro volta, in cellule territoriali locali
chiamate ‘Nest’. Il fermo di 19 persone è stato disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila sotto il
coordinamento del pm David Mancini ed eseguito dalla Squadra Mobile di Teramo (diretta dal vice questore aggiunto) Roberta Cicchetti, tramite il personale della sezione contrasto alla criminalità organizzata, in collaborazione con la Squadra Mobile di Ancona, diretta dal vice questore Carlo Pinto. La complessa attività si pone nel solco di analoghe importanti indagini nazionali sugli Eiye e ne costituisce approfondimento ulteriore e conferma del radicamento di tali gruppi mafiosi e della rete di relazioni, anche internazionali, che li rende particolarmente insidiosi. Le persone fermate sono organiche alla cellula locale denominata ‘Pesha’ , che ha una competenza geografica e territoriale dalla zona costiera della provincia di Teramo fino ad Ancona. L’attività di indagine, che è lo sviluppo di quelle culminate nelle operazioni di luglio 2019 (Operazione Subjection in materia di tratta di giovani nigeriane) e di dicembre 2019 (Operazione the Travelers in materia di riciclaggio di ingenti profitti illeciti in Nigeria), ha permesso di accertare che la cellula territoriale si caratterizza per la segretezza del vincolo associativo, la ritualità dell’affiliazione, l’adozione di linguaggio e simbologia rigorosi, la violenza delle azioni.

Carlo Pinto, capo della Mobile

L’ingresso nell’associazione è subordinato ad un rito di affiliazione, che avviene alla presenza del vertice e di altri membri del gruppo e nel corso del quale si alternano atti di violenza a riti tribali e viene formulato il giuramento di fedeltà agli Eiye con il quale l’affiliando si impegna al rispetto delle regole dell’associazione denominate ‘orientation’. Stando a quanto emerso, l’ingresso nella confraternita prevede l’obbligo alla partecipazione, mediante il pagamento di una sorta di ‘tassa di
iscrizione’, al finanziamento della confraternita verso la quale gli associati sono a disposizione tendenzialmente per la vita.
L’associazione è caratterizzata da una rigida gerarchia con la previsione di ruoli e cariche cui corrispondono specifici poteri all’interno, deputati al controllo del rispetto delle regole interne,
ed è finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di delitti. Per gli inquirenti, i membri del Pesha sono dediti alla commissione di: reati di riciclaggio ed illecita intermediazione finanziaria
verso la Nigeria; tratta di giovane donne sessualmente sfruttate lungo la strada Bonifica del Tronto e sottoposte a violenze e vessazioni; cessione di stupefacenti; reati violenti nei confronti di aderenti ad altri cults o punitivi nei confronti di altri connazionali. La simbologia ed i codici linguistici sono ulteriore garanzia e connotato di segretezza; sono ispirati al mondo degli uccelli (Eiye è un uccello mitologico della tradizione nigeriana) e richiamano colori ed altri elementi individualizzanti comunemente riconosciuti all’interno della comunità nigeriana come simboli tipici del cult Eiye. Per il perseguimento dei fini illeciti – è la ricostruzione della procura –  si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo, determinando assoggettamento, omertà, controllo del territorio, con particolare riferimento alla comunità nigeriana, ma con inevitabile riflesso sulla comunità complessiva. Le indagini hanno, infatti, permesso di documentare che il potere intimidatorio del gruppo si sostanziava soprattutto nella commissione di violente punizioni corporali nei confronti di affiliati non rispettosi delle rigorose regole interne del cult e delle direttive dei vertici; nel ricorso all’esercizio di violenza fisica anche per la risoluzione dei conflitti interni ritenuti di ostacolo alle finalità delinquenziali e di predominio dell’associazione; nel costringere terzi ad affiliarsi anche contro la loro volontà o per opporsi e scontrarsi con cult rivali.

La questura di Ancona

Nel corso dell’indagine sono state documentate molte riunioni dei membri dell’associazione che avvenivano prevalentemente, per ragioni di segretezza, nelle abitazioni di alcuni membri con ruolo direttivo. Durante tali riunioni i capi (denominati Ibaka) definivano le strategie criminali del gruppo. Nel corso di tali riunioni sono state compiute violente azioni punitive decise dall’Ibaka e sono avvenute affiliazioni, come nel caso di uno degli appartenenti al gruppo che, dopo il violento pestaggio subito, ha deciso di collaborare con l’autorità inquirente.
Sono state documentate, altresì, aggressioni fisiche da parte dei membri dell’associazione avvenute a Martinsicuro per costringere terzi ad affiliarsi, nonché violenti scontri avvenuti a Pesaro e ad Ancona con gli appartenenti all’opposta confraternita nigeriana dei ‘Black Axe’, nonché violenze poste in essere in danno di alcune giovani donne, costrette a prostituirsi a San Benedetto del Tronto, secondo l’ormai noto schema del vincolo di restituzione del debito, imposto tramite rituale juju, legato alla stregoneria.  Il fermo è stato disposto in quanto per molti degli indagati era imminente la fuga.  La maggior parte dimora in maniera irregolare sul territorio nazionale e quasi tutti sono privi di stabile attività lavorativa sono. Per quanto riguarda la nostra regione, sono stati fermati in nove. Nella provincia di Ancona Osaige Johnson, Keen Youcef,  Igbinosa Kelvin Osaheni, Ikponmwosa Ede Ewansiha (domicliati a Jesi) e  Prince Michael Osolase Ehiaguinah (domiciliato ad Ancona). Nella provincia di Ascoli Piceno:  Oziegbe Ona, Kelly Amayo (San Benedetto del Tronto), Righteous Egbogho (Ascoli Piceno), Frankly Okhuevbie (Grottammare).

(Redazione CA)

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