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Noccioleti, 70 ettari di terreni alla Loacker
Coldiretti: «Per le Marche filiera importante»

IL PROGETTO è stato presentato dalla presidente dell'associazione Maria Letizia Gardoni e da Felix Niedermayr, direttore tecnico dell'azienda. Trenta ettari di piantine già messe a dimora: 19 sono a Loro Piceno ed il resto a Castelplanio
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L’intervento di Maria Letizia Gardoni

 

di Monia Orazi

Vanno alla Loacker settanta ettari potenziali di terreni delle Marche, per produrre nocciole italiane da destinare all’industria dolciaria. Coldiretti ha presentato ieri pomeriggio all’Abbadia di Fiastra il progetto “La nocciola nelle Marche, prospettive di sviluppo di un settore in continua evoluzione”.

partecipanti-noccioletiIn totale nelle Marche potranno essere destinati a nocciole 120 ettari, la produzione attuale si concentra in provincia di Pesaro con una ventina di ettari e 250 quintali. A breve partiranno altri tre noccioleti a Fiastra, Colmurano e Jesi, per circa 24 ettari. La Loacker è già partita lo scorso ottobre con circa trenta ettari di piantine messe a dimora, circa 400-500 per ettaro, di cui 19 ettari a Loro Piceno ed il resto a Castelplanio, è già presente in Toscana, Veneto ed Umbria, regioni su cui punta per accrescere la materia prima prodotta in Italia.

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Il business plan della Loacker

Secondo il business plan presentato da Felix Niedermayr direttore tecnico Loacker, il costo per ettaro per dare vita ad un nuovo noccioleto è di 6.900 euro, con un campo da dieci ettari che costa quasi la metà di un appartamento di medie dimensioni. Il guadagno si ha a partire dal quinto anno, in cui la pianta inizia a produrre nocciole, raggiungendo l’apice dall’ottavo anno, secondo i dati forniti sarà di 3.320 euro per ogni ettaro. Il pareggio dei costi è stato indicato dopo dieci anni. Ad incidere sull’investimento i costi dei lavori di preparazione e gestione del terreno che richiede uno scasso di novanta cm e concimazione per almeno 16mila euro, il costo delle piante 17mila euro, la loro messa a dimora, ma soprattutto circa 25mila euro di impianto di irrigazione, le piante pur essendo rustiche quando c’è l’accrescimento del seme tra giugno ed agosto hanno bisogno di acqua, con la raccolta che avviene tra fine agosto e settembre. Il prezzo medio pagato al kg con le nocciole in guscio è di 2,50 , con una produzione di 20 quintali per ettaro. Il contratto di filiera viene stipulato dall’agricoltore con Loacker, ha una durata minima di 15 anni ed è finanziabile anche con un mutuo di Banca Intesa San Paolo, in cui per i primi sette anni si pagano solo gli interessi, è garantito il ritiro del 100 per cento del prodotto. Il noccioleto viene fornito completo all’agricoltore, che viene affiancato da un agronomo Loacker, il prezzo di vendita viene stabilito sull’andamento di due borse merci italiane. Si trattano tre varietà: la tribolata, la Giffoni e la Romana.

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Felix Niedermayr direttore tecnico Loacker

Indicata da Niedermayr come fondamentale l’analisi dei terreni, non devono superare la percentuale di calcare dell’8 per cento o essere troppo argillosi, altrimenti non sono adatti. Il direttore tecnico Loacker ha indicato la volontà dell’azienda di scommettere su materie prima di qualità italiana, con la filiera di produzione controllata dall’azienda, proprio per garantire standard elevati al prodotto. «Nel percorso della filiera delle nocciole abbiamo trovato una condivisione di intenti con la famiglia Loacker, che si inserisce in un percorso iniziato due anni fa – ha detto Maria Letizia Gardoni presidente Coldiretti Marche – con il progetto Filiera Italia, in cui Coldiretti collabora con aziende che utilizzano prodotti italiani. Stanno ottenendo buoni risultati la filiera della barbabietola, per cui siamo partiti l’anno scorso e c’è già stato un raddoppio della superficie e quella della zootecnia essenziale per la nostra regione. Dobbiamo tendere all’autosufficienza economica, il periodo del Covid ha mostrato quanto sono importanti gli imprenditori agricoli. Il contratto di filiera mette in contatto direttamente consumatori e produttori senza intermediari, ha una durata pluriennale con prospettive certe, stabilendo un prezzo minimo garantito che consente la remunerazione all’agricoltore dei costi medi di produzione, costituendo un valore aggiunto per la diversificazione del reddito nelle aziende agricole».

nocciola-relatoriSul progetto di dare vita ad una produzione di nocciole “made in Italy” ha aggiunto Maria Letizia Gardoni: «Riguardo alla filiera della nocciola siamo partiti da un’analisi seria della vocazionalità dei terreni agricoli, trattandosi di un investimento importante, ci siamo presi la responsabilità di dire agli agricoltori se possono o meno sostenere questo tipo di coltivazione, abbiamo detto diversi no, di sconsigliare questa coltura. Come Coldiretti ci siamo presi la responsabilità di essere sicuri della fattibilità di questo progetto che stiamo proponendo, ferma restando l’autonomia di scelta di ciascun imprenditore. L’Italia è il primo produttore in Europa di nocciole, ma il grosso della produzione è della Turchia, con circa il 70 per cento. Le nocciole turche sono state messe sotto accusa per lo sfruttamento del lavoro minorile nella loro produzione, inoltre l’Istituto europeo di sicurezza alimentare ha limitato a volte l’importazione di nocciole turche per il loro alto contenuto in aflatossine, che sono sostanze nocive. E’ importante per le Marche iniziare a pensare ad una filiera di questo tipo». Anche per Alberto Frau, direttore regionale Coldiretti «è impensabile di poter coltivare nocciole in tutte le Marche, si registra una situazione di terreni favorevoli a macchia di leopardo, questo settore è una novità, un modo per diversificare il fatturato di un’azienda agricola». A dare i numeri del mercato è stato Stefano Leporati dell’area economica nazionale di Coldiretti. Negli ultimi anni si è registrato in Italia un aumento dell’84 per cento delle importazioni dalla Turchia pari ad 85mila tonnellate l’anno, tra il 2015 ed il 2019 in Italia la superficie coltivata a nocciole è salita del 18 per cento, (del 49 per cento dal 1961 al 2018). E’ in crescita il consumo nazionale di nocciole, passato negli stessi anni da 83mila a 100mila tonnellate, con un chilo e seicento grammi a testa. «Dobbiamo far emergere un differenziale positivo del prezzo delle nocciole italiane, rispetto a quelle turche, per la loro maggiore qualità», ha concluso Leporati.

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I noccioleti in fase di realizzazione nelle Marche

Giorgio Gaddoni, responsabile Caa Coldiretti Marche ha messo a confronto vantaggi e rischi del contratto di filiera: «Chi è interessato ad investire nelle nocciole, come prima cosa deve fare l’analisi ai terreni, abbiamo una convenzione con Assam, il campione del terreno si può consegnare direttamente ai nostri uffici. I terreni interessati si trovano nella zona pre appenninica dell’anconetano e del maceratese, con alcune propagazioni verso il mare, non vi sono aree di grande estensione. Sono a disposizione circa 70 ettari di aziende che hanno dato il proprio benestare, già 24 ettari sono coltivati. Gli elementi di vantaggio di questa coltivazione sono che rappresenta un’alternativa al reddito dove non vi sono altre opportunità, con la possibilità di riconvertire a questa produzione aree marginali a scarsa redditività. Una volta a regime con la produzione, può dare ottimi risultati economici, è una pianta rustica non vuole eccessivi trattamenti, ha bisogno di un’irrigazione di soccorso a luglio ed agosto. Si possono finanziare gli impianti con la misura 4.1 del Piano di sviluppo rurale». Tra le criticità elencate da Gaddoni la resa economica a partire dal settimo anno, il possibile problema di animali selvatici come caprioli e cinghiali, evidenziata da Niedermayr la necessità di trattamenti antiparassitari con sostanze chimiche, perchè la Loacker non segue la filiera di produzione biologica, anche se nelle risposte ad alcune domande è stata evidenziata l’esistenza di una filiera di nocciole biologiche impiegate da industrie dolciarie minori. Ha portato l’esperienza della provincia di Viterbo Gianfranco Olivieri, presidente di Copernocciole, evidenziando che si registra una produzione di alta qualità, nel centro di essiccazione si trattano duemila quintali al giorno di prodotto raccolto, che viene venduto a diverse aziende dolciarie italiane.

relatori-noccioletiUna realtà molto diversa da quella marchigiana, nel Lazio la produzione di nocciole si concentra per circa 45mila tonnellate nel territorio di Viterbo, sul totale delle circa 75mila tonnellate annue prodotte in Italia, una monocultura che ha destato di recente forme di protesta sociale, con timori di ripercussioni ambientali e sociali ed alcuni sindaci sul piede di guerra, contro la coltivazione intensiva dei noccioleti. Nelle Marche si era mostrata anche Ferrero ad impiantare noccioleti, con un’estensione minima di 500 ettari. Sulle criticità della monocultura in un convegno dello scorso febbraio “Naviganti d’Appennino”, erano state evidenziati come punti i suoli marchigiani poco adatti a questa coltivazione, la scarsa chiarezza sui costi dei contratti di filiera per gli agricoltori, l’alta richiesta idrica per le piante che si scontra con la scarsità d’acqua nei periodi estivi, gli aspetti tecnici di una raccolta meccanizzata da considerare in piccoli appezzamenti, che a volte non sono in zona pianeggiante.

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