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Referendum: «Se invece di tagliare
la rappresentanza dei parlamentari
aumentassimo le quote di genere?»

ANCONA - Maria Ausilia Gambacorta si domanda chi farà le spese di questo taglio orizzontale di onorevoli e senatori e se non fosse stato più opportuna una riforma costituzionale per aumentare il numero di donne a Montecitorio
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Maria Ausilia Gambacorta

 

di Maria Ausilia Gambacorta *

Parto da un fatto di cronaca per arrivare al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Più di due anni fa fu barbaramente uccisa una ragazzina di soli 19 anni. Dagli atti processuali risulta inoltre come venne anche violentata da due uomini che abusarono della sua condizione di evidente stato di difficoltà e di minorata difesa. Una situazione penosa che richiederebbe la giusta e doverosa punizione per i sui aguzzini. Tuttavia la procura è stata obbligata a chiedere l’archiviazione poiché mancava l’elemento essenziale. Cioè la querela di parte che solo la giovane poteva presentare. Non poté farlo perché, nel frattempo, venne brutalmente assassinata. Un vuoto normativo inaccettabile su cui la Procura della Repubblica ha chiesto al legislatore di porre urgente rimedio. Purtroppo, a oggi, dal Parlamento non si ha notizia alcuna su proposte legislative per sanare questo vulnus che colpisce in particolare le donne. E ciò, nonostante questa legislatura sia la più ricca tra le presenze femminili.

Il referendum su cui andremo a esprimerci il 20 e 21 settembre prossimi va a incidere esclusivamente sul criterio della rappresentatività, diminuendo il numero dei parlamentari. E volendo attenermi rigorosamente a questo criterio, mi domandavo se non sarebbe stato più giusto, innovativo e per qualche verso addirittura rivoluzionario modificare la Carta costituzionale fissando nel principio della rappresentanza una quota minima di genere. È vero che oggi questi criteri sono fissati da norme legislative, ma è anche vero che possono essere suscettibili di cambiamenti a seconda delle circostanze e delle condizioni. Le norme costituzionali invece non sono provvedimenti, ma le ragioni dei successivi provvedimenti. Intervenire prevedendo una considerevole quota per la rappresentanza di genere, direttamente in Costituzione, avrebbe rappresentato un notevole passo in avanti in materia di civiltà. E avrebbe reso il Parlamento molto più attento e sensibile rispetto ad alcune tematiche che oggi vengono colpevolmente trascurate. Non sono stata mai favorevole alle quote rosa ma devo ammettere che hanno funzionato e oggi magari quella povera diciannovenne avrebbe avuto giustizia e forse i due aguzzini, invece di passeggiare tranquillamente, sarebbero in galera a scontare la giusta pena. Invece ci tocca assistere quotidianamente a un dibattito stucchevole che non si schioda da meri criteri economici o quanto meno legati alla produttività.

Se la riforma costituzionale fosse andata nella direzione che ho appena indicato, avrebbe assunto il carattere di investimento.E concludo con una provocazione: chiediamoci chi farà le spese di questo taglio orizzontale dei parlamentari …chissà.

 

* ex consigliere comunale di Ancona

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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