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Clienti con i conti prosciugati:
broker a processo

ANCONA - Un 69enne dovrà difendersi dalle accuse di furto, truffa e auto riciclaggio per aver intascato, dice la procura, circa mezzo milione di euro. Una ventina le vittime
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(foto d’archivio)

 

Circa mezzo milione di euro. E’ la cifra che, stando ai conteggi degli investigatori, si sarebbe intascato dal 2011 al 2016 un promotore finanziario di 69 anni, truffando almeno venti persone, alcune delle quali suoi parenti. L’uomo, questa mattina è stato rinviato a giudizio per i reati di furto, truffa e auto riciclaggio. Il processo si aprirà il 2 marzo 2023 davanti al collegio penale. A dibattimento anche la moglie con l’accusa di riciclaggio per una somma poco superiore ai 5mila euro. Il reato fa riferimento a fatti del 2012. Dunque, la coniuge del broker avrebbe una posizione minima all’interno dell’inchiesta condotta sul campo dalla Squadra Mobile e dalla Guardia di Finanza. Le prime denunce nei confronti del 69enne erano partite nel 2016, quando alcuni clienti – dopo aver perso i contatti con il promotore, apparentemente irreperibile – si erano rivolte alle banche d’appoggio, che nulla avevano a che fare con l’attività dell’uomo, libero professionista. Avevano scoperto ‘buchi’ (anche da 150mila euro) nei loro conti correnti. Stando a quanto emerso, il broker, nello spolpare le vittime, sarebbe stato facilitato nel rapporto di fiducia e stima che aveva instaurato negli anni con i clienti, alcuni dei quali molto anziani o conosciuti dai tempi dell’infanzia. Di truffati ne sono stati conteggiati una ventina, la maggior parte assistiti dai legali Laura Versace e Michele Cucchieri. Risiedono in varie città della provincia, tra cui Ancona, Agugliano, Jesi e Polverigi: il raggio d’azione del broker. Sono essenzialmente due le tecniche che il pm Daniele Paci contesta al 69enne: l’essersi fatto rilasciare dalle banche, tramite false deleghe, carnet di assegni compilati con firme apocrife e poi intestati a lui stesso o alla moglie. Tali assegni non sarebbero mai stati consegnati nelle mani dei correntisti. Stando alla procura, questi ultimi non sarebbero stati in grado di controllare le operazioni a causa della distruzione della documentazione bancaria. Un altro metodo per trarre in inganno i clienti – sostiene la pubblica accusa – era quello di farsi consegnare delle somme dai correntisti (potevano essere di 10mila euro, 50mila o altre cifre) millantando investimenti vantaggiosi o la compravendita di titoli bancari redditizi, ma in realtà inesistenti. Sull’uomo, difeso dall’avvocato Michele Carluccio, non è mai pesata alcuna misura cautelare. Nel processo, la difesa si avvarrà della consulenza di un perito per analizzare le operazioni finanziarie finite sotto la lente della procura.

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