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‘Tataros’ apre a cena e la Polizia lo multa:
«E’ il racconto della nostra sofferenza»

LORETO - Rossano Biagiola, titolare del ristorante macrobiotico sanzionato per aver aderito alla manifestazione di protesta 'IoApro', spiega i motivi della sua scelta. «L'ho fatto per andare contro l'indifferenza di tanti: è in crisi anche l'indotto e se le attività della filiera della ristorazione chiudono poi anche le spese per i consumi crollano»
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Il ristorante Tataros di Loreto

 

 

«Ho aderito alla protesta “Io apro” servendo ai tavoli del mio ristorante dopo le 18 con la consapevolezza di incorrere in sanzioni. Sono stato tra i pochissimi a farlo nella provincia di Ancona, perché volevo che arrivasse a tutti il messaggio sul momento di sofferenza che sta attraversando il settore della ristorazione, con perdite importanti di fatturato. Siamo uno dei comparti più colpiti dall’emergenza sanitaria e viviamo nell’incertezza di quello che accadrà nei prossimi mesi, proprio come palestre, aziende turistiche e il mondo dell’intrattenimento, dai cinema ai teatri. Oggi ho ricevuto il verbale della sanzione amministrativa che mi è stata elevata dalla Polizia dopo la visita di venerdì sera nel locale, oltre alla chiusura dell’attività per 5 giorni. L’ho fatto per andare contro l’indifferenza di tanti. Se la situazione non muta, se si continuano a disporre misure così restrittive per le attività economiche, temo che saremo destinati a fallire e fallire con un multa in più cambia poco». Rossano Biagiola è il titolare di ‘Tataros’, ristorante macrobiotico di Loreto multato per aver aderito alla manifestazione pacifica di protesta nata nel tam tam sui social media.

Venerdì sera, 15 gennaio,  nessuno aveva prenotato ma per l’ora di cena nel locale di via Cesarini (poco distante dal casello dell’A14) si è presentata una ventina di clienti che, sfidando le disposizione dell’ultimo Dpcm, si sono accomodati ai tavoli nel pieno rispetto della misure anti-Covid. Alle 21.30 circa sono arrivati anche gli agenti del Commissariato di Ps di Osimo che hanno identificato i presenti e, in un’atmosfera collaborativa e di tranquillità, hanno verbalizzato il fatto elevando 400 euro di sanzione amministrativa al ristoratore oltre a imporgli lo stop dell’attività per 5 giorni.

«Da marzo ad oggi, per il lockdown e le aperture con orari ridotti collegati alle varie disposizioni normative, ha ricevuto dal Governo ristori per 5.500 euro complessivi quando l’affitto mensile del mio locale ammonta a 1.200 euro, poi ci sono le bollette e le tasse da pagare. Solo di Tari verso 1.800 euro l’anno – ricorda ancora Biagiola – Aggiungo che oltre a perdere molti clienti di passaggio che prima frequentavano la vicina palestra (chiusa da mesi), devo anche provvedere al pagamento dei fornitori per la merce, che di questi tempi vengono chiesti in anticipo. Tutta la filiera infatti è in crisi: nel mio caso sono le piccole aziende agricole della zona a rifornirmi. Se chiudo, se la passeranno male anche loro. La mia famiglia limiterà gli acquisti ed ecco che le spese per i consumi in generale andranno a picco. La pandemia va sicuramente combattuta con tutte le misure di prevenzione e distanziamento sociale necessarie. Ma quello che mi amareggia di più è che in questo contesto così complicato si adottano pesi e misure differenti: si soffocano le piccole attività artigianali, come ristoranti o bar e negozi, già sottoposte ad una forte pressione fiscale, mentre si permette alle multinazionali di lavorare comunque e nonostante tutto».

‘Io apro’, multato e chiuso un ristorante di Loreto

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