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«Legge 194: indietro non si torna»
Manifestazione per la libertà di scelta

ANCONA – Non si placa la scia di proteste contro la decisione della giunta Acquaroli di vietare la distribuzione della pillola RU486 nei consultori e le parole del capogruppo regionale FdI Ciccioli sul rischio di sostituzione etnica. La mobilitazione sabato alle 16,30 in piazza Roma: «Fare fronte comune su una battaglia di civiltà che non si può perdere»
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Non si placa la scia di proteste contro la decisione della giunta Acquaroli di vietare la distribuzione della pillola RU486 nei consultori e contro le parole del capogruppo FdI Carlo Ciccioli, pronunciate in Consiglio regionale, sul rischio di sostituzione etnica a causa della denatalità. Sabato alle 16,30, in piazza Roma, ci sarà una manifestazione in difesa della libera scelta sull’interruzione volontaria di gravidanza. “194: indietro non si torna”, lo slogan della mobilitazione, i cui contenuti sono spiegati nella pagina Facebook dedicata: «la giunta Acquaroli, appena insediata, attacca la legge 194 e vieta la distribuzione della pillola abortiva RU 486 nei consultori. Nel vergognoso dibattito del Consiglio regionale, gravissime sono le dichiarazioni del consigliere Fratelli d’Italia Carlo Ciccioli che paventa una selezione per la conservazione della razza italica. È un dibattito surreale e provocatorio che non tiene conto della storia del nostro Paese e di come la L. 194/78 abbia sconfitto l’aborto clandestino, tutelato la salute della donna e garantito la sua autodeterminazione. È in gioco l’intero sistema dei diritti sociali e civili conquistati con decenni di mobilitazioni. Riteniamo dunque che sia necessario e urgente respingere questo attacco volgare con la dovuta forza e determinazione e di iniziare a costruire una lotta politica, sociale e culturale a difesa dei diritti e dei valori democratici». L’appello è a non «restare indifferenti» ed a non sottovalutare «la gravità della situazione. Dobbiamo respingere questo vergognoso attacco sia dal punto di vista morale che di quello sociale. Un attacco che dimostra il persistere di preconcetti e ideologie che ricordano e imitano quelle fasciste. Facciamo appello a tutte le soggettività che difendono le conquiste democratiche, alle donne prima di tutto, ai lavoratori, agli studenti, alle forze sindacali, ai movimenti sociali.
Chiediamo di anteporre alle legittime sensibilità e differenze dei vari gruppi e associazioni, l’urgenza di fare fronte comune su una battaglia di civiltà che non si può perdere».

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