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Valle Miano, l’ex asilo è diventato
un tugurio per disperati e balordi

ANCONA - C’è chi dorme in questo locale ai confini con l’ex mattatoio comunale, dove le pareti sono annerite dallo sporco, dalla muffa e i rifiuti si trovano ovunque. Nonostante le segnalazioni, la situazione è rimasta immutata da mesi
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L’entrata di quello che un tempo era un asilo

di Giampaolo Milzi

E’ di proprietà comunale – e ciò è un aggravante – l’ennesimo locale censito in città da Cronache Ancona trasformato da oltre un anno, nel già problematico quartiere di Valle Miano, in “pensione a 5 stalle” da senza tetto e balordi. E, col probabile contributo di altri cittadini e per il lassismo delle istituzioni competenti ridotto in discarica. E’ sul lato destro della parte che inizia a salire di via Vallemiano; sul marciapiede opposto, interrotto da una stradina che porta a una palestra e all’Accademia Poliarte – affaccia una parrucchieria. L’ingresso è parzialmente coperto dai bidoni di uno dei punti della raccolta differenziata di Anconambiente. Una vecchia porta a due ante, parti basse in ferro tutte arrugginite, quelle superiori costituite da due grandi vetrate di cui una dimezzata. Facilissimo quindi entrare. Il varco è ampio. E dentro, oltre all’imperante luridume, evidenti segnali di frequentazioni da parte di persone che, purtroppo per loro, non hanno un posto dove passare la notte, oppure di gente che vuole starsene tranquilla a sbevazzare alcolici e a farsi le canne. Il locale è diviso in due vani in successione, ampiezza totale circa 200 metri quadri. Qualcuno ha tirato fuori dalla porta un materasso, forse per fargli prendere un po’ d’aria. Nel primo ambiente si notano in fondo sulla sinistra un angolo con ampi cartonati sul pavimento, una brandina in plastica pieghevole, un telone, una sediolina, fazzoletti di carta, un paio di scarpe e alcune bottiglie d’acqua. Qualcuno ci ha dormito.

Le pareti sono tutte annerite dallo sporco e dalla muffa. Rifiuti ovunque e di ogni tipo: travi di ferro, stanghe di legno, sacchi di plastica, vecchi elettrodomestici, materiale edile di risulta, tante bottiglie di vetro e plastica (solo per fare alcuni esempi). Proseguendo nel secondo antro, più oscuro, la variegata immondizia, sedimentatasi nel tempo, raggiunge un’altezza di un metro e mezzo, in questo caso si tratta in gran parte di mattoni, di altri più grossi elettrodomestici fuori uso e di parecchio materiale da costruzione. Considerare che si tratta di un posto insalubre è davvero un eufemismo. “Pensione a 5 stalle”, un’ironia amara. Forse anche le bestie si rifiuterebbero di passare qualche ora in questo tugurio. Ironicamente amara anche la sbiadita scritta vicino all’entrata: “Ufficio affissioni comunali”. E già, perché, va ribadito, di proprietà municipale ancora si tratta. Il locale è una specie di piano terra, inserito nella muratura di contenimento che corre lungo il marciapiede, sopra il quale si erge l’ex casa del custode dell’ex Mattatoio Comunale di Valle Miano, poi per qualche anno riadattata a scuola, e da una vita chiusa, degradata e cadente.

Marco Duca, titolare della citata parrucchieria, quel tugurio lo conosce bene. «E’ uno schifo evidente a tutti quelli che passano. – commenta – Nei primi mesi dell’anno scorso, prima dell’inizio della pandemia da Covid, ho avvertito Anconambiente e la polizia municipale. Anche perché avevo notato un tizio uscire da quel posto, penso fosse un povero immigrato. Qualche giorno dopo c’è stato un sopralluogo delle forze dell’ordine”. E quindi? “Niente, la situazione è rimasta immutata. Peraltro c’è chi continua a depositare rifiuti fuori dei bidoni della raccolta, tanto per peggiorare ancora la situazione». Insomma, l’ennesimo sos da Valle Miano, rione che da un bel pezzo non è affatto periferico, molto popolato. Come altri sos che riguardano una qualità della vita urbana che da queste parti lascia a desiderare. C’è l’sos che continua a sollevarsi, assieme a forti miasmi, dal grande collettore fognario di fosso Miano, col vascone pieno di detriti che determina il ristagno dell’acqua, e la Regione competente a risolvere il problema che, pur sollecitata dal Comune, latita. C’è l’allarme inascoltato dell’insalubrità del tratto finale di via Lorenzo Lotto. E ancora; il degrado e i rifiuti sotto il cavalcavia della Ricostruzione vicino alla piscina coperta; tutta l’area sotto la bretella dell’asse abbandonata a sé stessa, anche qui rifiuti ingombranti, ritrovo per tossicodipendenti, sporcizia; gli edifici dell’ex Mattatoio, risalenti al 1933, considerato bene culturale di archeologia industriale, fatiscenti, che cadono a pezzi. Senza contare l’aria particolarmente inquinata e lo smog soprattutto da traffico lungo via Bocconi. Solo alcuni tasselli di una lunga lista nera.

Un giaciglio all’interno dell’immobile

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