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‘Spese facili’ in Regione, le difese:
«Capo d’imputazione incompleto»

ANCONA - E' l'eccezione preliminare presentata oggi in udienza dagli avvocati dei 55 ex consiglieri finiti a processo con l'accusa di peculato. Il collegio penale scioglierà la riserva il 7 luglio. Se la tesi difensiva dovesse essere accolta, il procedimento rischia l'ennesimo impasse
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Capo d’imputazione incompleto e generico, va riformulato. E’, in estrema sintesi, l’eccezione presentata questa mattina in udienza dai difensori dei 55 ex consiglieri regionali (VIII e IX legislatura) finiti a processo con l’accusa di peculato per aver – dice la procura – ottenuto in maniera illecita i rimborsi legati alla loro attività istituzionale. Stando agli avvocati, le spese contestate sarebbero indicate in modo generico e non particolareggiato (voce per voce) all’interno del capo d’imputazione, non favorendo così la stesura di una linea difensiva. La procura ha rigettato le contestazioni e il collegio penale ha preso tempo: scioglierà la riserva in merito all’eccezione nell’udienza del 7 luglio 2021. Se il capo d’imputazione dovesse risultare nullo, il procedimento si incaglierebbe nell’ennesimo ostacolo di un’inchiesta partita nel 2014 e comprendente inizialmente 66 indagati. Il procedimento attualmente in atto è ‘figlio’ dell’udienza preliminare tenutasi per 60 persone e conclusa nel novembre del 2019, dove sono stati decretati i 55 rinvii a giudizio. Cinque imputati avevano scelto il rito abbreviato: c’erano state quattro condanne e un’assoluzione (per l’attuale governatore Francesco Acquaroli).

(fe.ser)

Spese facili in Regione, condannati 4 ex consiglieri Altri 55 rinviati a giudizio

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