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Cultura, addio a Francesco Scarabicchi:
«Uomo di immensa onestà intellettuale»

ANCONA - Se n'è andato a 70 anni il grande poeta dorico che con la sua voce inconfondibile ha per lunghi anni contribuito a plasmare l’immaginario letterario italiano della contemporaneità. «I suoi versi sono nella storia della letteratura, e vi resteranno per sempre» l'omaggio del sindaco e della sua città
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di Marco Benedettelli

Se ne è andato, la scorsa notte, il grande poeta Francesco Scarabicchi dopo una lunga e debilitante malattia. Era ricoverato da una settimana all’Inrca, aveva 70 anni.

Nato ad Ancona nel 1951, Scarabicchi è stato un protagonista del panorama culturale italiano. Sodale dei maggiori artisti ed intellettuali della nostra regione, Scarabicchi con la sua voce inconfondibile ha per lunghi anni contribuito a plasmare l’immaginario letterario della contemporaneità. Aveva esordito nel 1982 con la racconta “La porta murata, dove a curarne l’introduzione era stato l’altro grande poeta anconetano Franco Scataglini.  Dopo numerosi volumi, il suo definitivo riconoscimento in campo artistico nazionale è suggellato ne “Il prato bianco”, 2007, libro pubblicato da Einaudi nella collana Collezione di poesia, la mitica “collana bianca”. La sua scrittura non si è mai arrestata, dedicandosi anche a traduzioni,  Federico García Lorca e da Antonio Machado. Del 2018 è la raccolta “Il cancello”, con Italic Pequod. In “Sporgersi ingenui sull’abisso” (Vydia, 2018) sono pubblicate molte sue note letterarie, gli incontri fatali che hanno aperto al poeta nuove visioni. Ma lunga, anzi lunghissima, è la produzione del maestro, che i maggiori critici letterari del paese accostano alle grandi voci del 900.  «Una parola secca, minima, che lavora per sottrazione, ma che proprio per questo si presenta come doppiamente intensa, la poesia di Francesco Scarabicchi rappresenta ed è riconosciuta una delle esperienze più interessanti della poesia italiana degli ultimi anni. – ha scritto di lui, per esempio, il critico Massimo Raffaeli – Lirico nel senso pieno ed anzi esclusivo del termine, i suoi versi sono scanditi tanto dalla severità formale quanto dalla fedeltà al vivere comune di cui sono piena testimonianza tutti i suoi precedenti lavori». Della sua produzione ricordiamo anche “Una città di scoglio. Breve viaggio ad Ancona”, (Affinità elettive, 2016) dove il poeta Scarabicchi ha raccolto e elaborato  alcune delle sue prose dedicate ad Ancona, città della sua infanzia e del suo presente, raccontata attraverso una voce evocativa e lucente, capace di penetrarne nelle  pieghe architettoniche e umane più misteriose. Un canto di amore da riscoprire, che forse ancora non ha ricevuto la meritata attenzione dalla città. Ma la partecipazione alla vita artistica e culturale di Francesco Scarabicchi nel territorio e per la sua comunità è stata di prima linea, lui che di mestiere era banchiere. È stato membro di giurie letterarie, attento e sensibile verso le nuovi voci della poesia e della prosa che incontrava.

Da cultore dell’arte, ha dialogato con grandi artisti plastici e visivi, ricordiamo i suoi incontri con Valeriano Trubbiani, la sua collaborazione con Lirici Greci con cui ha ideato la rivista nostro lunedì”, la sua partecipazione ai festival di letteratura e scienze umane di Ancona, da La punta della lingua a Kum. E proprio con Kum c’è stata la sua ultima uscita pubblica. Così lo ricorda il Sindaco Valeria Mancinelli in una nota: «La scomparsa del grande poeta Francesco Scarabicchi non ci coglie impreparati, ma questo non diminuisce la tristezza in cui ci fa sprofondare. Scarabicchi è uno dei più grandi poeti italiani. Un uomo sincero, di immensa onestà intellettuale, che con le sue opere ha dato lustro alla città di Ancona, che amava e voleva sempre migliore, e su cui ha scritto pagine bellissime. La sua attenzione verso il ricordo dei grandi del Novecento  è quello che prendiamo come impegno, mentre la sua capacità di rendere solida ogni parola scritta e pronunciata, resta la testimonianza per tutta la comunità. Gli dobbiamo molto, e ci stringiamo attorno alla moglie Liana, donna di grande tempra e dolcezza, e ai loro figli». Un omaggio alla sua vita di poeta e al suo rapporto con la comunità è anche nelle parole dell’assessore alla cultura Paolo Marasca: «Molti scrivono poesie, pochi sono veri poeti. Un vero poeta ha parole verticali, anche per ordinare un caffè. Non racconta storie, ma fissa la profondità dell’animo umano. La poesia di Francesco Scarabicchi è nella storia della letteratura, e vi resterà per sempre. Lui è nei suoi versi. Nei manoscritti che teneva fra le mani già incerte, porgendoli alle persone fidate e attendendo fiducioso e consapevole un cenno di assenso mentre lo leggevano. Un pugno di amici fidati e innamorati; un desiderio incontrastabile nei confronti della parola; una famiglia amata senza tregua. Era un uomo capace di sostanza e bellezza, di severità e mitezza. La poesia lo pervadeva in ogni istante della giornata. Siamo molto tristi».

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